SPECIALE FESTIVAL DI SPOLETO | 01 lug 2016

Due Mondi, Di Maio col vento in poppa va da Mieli: «Immaginiamo il 2017 se dovesse vincere il No»

Nel giorno dei sondaggi tutti favorevoli al M5s, il vicepresidente della Camera si racconta tra padre dell'Msi e prof comunista: «Non abbiamo bisogno di yes man»

Due Mondi, Di Maio col vento in poppa va da Mieli: «Immaginiamo il 2017 se dovesse vincere il No»

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di Chiara Fabrizi

«Io non ci credo ai sondaggi, anche se oggi vanno particolarmente bene, ma quello che succederà in caso di vittoria del No al referendum dipenderà molto dal livello di consenso del M5s, ma di certo sfalderà i partiti. La palla andrebbe al presidente della Repubblica, ma le altre forze politiche faranno il possibile per tirare avanti un altro anno e mezzo, anche se io credo che dopo tre governi praticamente tecnici formati sull’onda del messaggio ‘facciamo riforme per rilanciare il paese’, la vittoria del No sarebbe un messaggio chiaro: ora è il momento di lasciare agli italiani decidere il proprio futuro».

Di Maio scopre Spoleto: fotogallery
Ministro Lorenzin da Mieli

Di Maio col vento in poppa va da Mieli Ha il vento in poppa dei sondaggi molto favorevoli al M5s, venerdì mattina a Spoleto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ospite da Paolo Mieli nei suoi incontri inseriti nel programma del Due Mondi. Già, perché in base alla fotografia scatta dal sondaggio Demos per l’Atlante politico di Repubblica, il M5s sorpassa il Pd e con  l’Italicum vincerebbe il ballottaggio con 10 punti di vantaggio (54,7 a 45,3) e potrebbero così governare. Non solo. Nella classifica della popolarità tra i leader politici Beppe Grillo aggancia Matteo Renzi, mentre proprio Di Maio farebbe il sorpasso. Una tavola imbandita per Mieli che si accomoda: «Dovreste votare sì al referendum, perché se vincesse fareste scacco matto». E Di Maio: «È vero secondo molto analisti l’Italicum ci favorisce, ma a noi non piace perché assegna un numero spropositato di seggi a una forza politica anche col meno del 30 per cento e questo viene combinato con un assetto costituzionale che azzera il ruolo delle opposizioni. Se noi dovessimo governare in questo perimetro sarebbe necessario prevedere strumenti di partecipazione diretta della popolazione».

L’adolescenza e l’Euro Mieli definisce Di Maio «quanto di più diverso ci possa essere dallo stereotipo del grillino, tanto che sei sempre indicato come possibile presidente del consiglio o comunque leader di un partito di maggioranza relativa». Gli fa raccontare l’infanzia e l’adolescenza a Pomigliano d’Arco, la Stalingrado del Sud in cui Di Maio, figlio di un militante dell’Msi e poi di An, è cresciuto frequentando il liceo classico con due prof di riferimento, uno socialista craxiano legato alla prima Repubblica e l’altro comunista. Poi l’esperienza alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli: «Sono stato presidente del consiglio degli studenti, ho conosciuto professori che erano nel Cda di Rai, senatori, consiglieri regionali, ma lì c’era fair play e grande contegno istituzionale, nonostante bordate personali non indifferenti». Arranca Di Maio quando Mieli apre il capitolo Europa: «Noi eleggendo 17 europarlamentari abbiamo certificato fiducia nell’istituzione del Parlamento europeo e non abbiamo mai proposto l’uscita dall’Unione europea, nel nostro programma c’è scritto che non se non si dovesse riuscire a ritrattare alcuni punti, come il Fiscal compact, occorrerebbe indire un referendum sulla politica monetaria». Restiamo in Europa senza Euro? Prendiamo la sterlina? scherza e domanda Mieli a Di Maio, che dice: «Ci sono delle exit strategy».

«Non vogliamo yes man» Ma il Due Mondi non è l’arena televisiva e Mieli non affonda, anzi, si propone come saggio del M5s, una sorta di organismo supremo interno al M5s attraverso il quale stabilire se derogare il limite dei due mandati, obbligo attuale per gli eletti nelle fila del M5s: «Posso essere d’accordo con la perplessità di chi non vede il bisogno di far lasciare la politica a un buon rappresentante dopo 10 anni – replica Di Maio – ma il problema non è la persona è la distorsione che si crea. I politici entrano con le migliori intenzioni poi, però, per restare lì dentro a vita trovano il modo di sganciare il consenso dal voto». Inevitabile il riferimento alle giunte in costruzione di Roma e Torino, su cui Di Maio incassa due applausi: «Noi non abbiamo pregiudizi, sappiamo che ci sono soggetti che hanno distrutto l’Italia e altri che l’hanno migliorata, i primi non fanno parte dei nostri programmi di gestione del Paese, gli altri devono naturalmente essere coinvolti. Tant’è vero che Appendino e Raggi hanno scelto assessori per competenze, capacità e storia personale consapevoli che spetta a loro come sindaci guidare le due città e realizzare programma elettorale, obiettivo che non si raggiunge circondati di yes man ma di persone che sanno di cosa parlano e vedrete le nostre giunte saranno soprattutto questo».

Twitter @chilodice

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  • Romina

    Bravo Di Maio…
    Vincerà il NO
    ;-)