SPECIALE FESTIVAL DI SPOLETO | 01 lug 2016

Due Mondi, cinque minuti di applausi per il ‘1984’ con app e profughi di Tim Robbins

Senza scenografia e nel ring creato col pubblico si consuma l'interrogatorio flashback al 'citizen' 6709. Metà San Nicolò si alza in piedi per la prima della Actors' gang

Due Mondi, cinque minuti di applausi per il ‘1984’ con app e profughi di Tim Robbins

di Chiara Fabrizi

Quasi cinque minuti di applausi e metà San Nicolò in piedi per il 1984 di Tim Robbins praticamente senza scenografie con i sei attori che si muovono all’interno del ring creato col pubblico del Due Mondi che assiste allo spietato interrogatorio a cui viene sottoposto Winston Smith (Pierre Adeli), dopo il ritrovamento del suo diario e del manuale sul collettivismo oligarchico scritto dalla spia O’Brien.

Il 1984 di Tim Robbins: fotogallery

App e profughi L’adattamento di Michael Gene Sullivan è molto fedele al romanzo capolavoro di George Orwell anche se il Grande Fratello diretto dall’attore californiano dispone, ad esempio, di una specialissima applicazione che dallo smartphone è capace di dare la scossa ai ribelli. Come il ‘citizen’ 6709 Smith che, per circa due ore (pausa compresa), viene costretto a riavvolgere  con precisione la storia con la seducente Julia (Lee Hanson) e con l’organizzazione clandestina, oltre che con una serie di personaggi posseduti dal pensiero unico via via interpretati dagli altri attori (Bob Turton, Will McFadden, Brian Finney e Colin Golden).  Il lungo flashback di Smith, sottotitolato (con poca sincro) su due maxi schermi di scena che appaiono come bandiere del Socing, è guidato dal pugno duro del Grande Fratello una voce che irrompe in scena con toni tanto pacati quanto crudeli.

Il Grande Fratello Ma nella tortura dell’interrogatorio, il citizen 6709 al centro del ring con pantaloncini e maglietta bianca bisunta, rivive le emozioni dell’incontro con Julia, del suo linguaggio assolutamente irrispettoso per gli alti ranghi del partito e del suo corpo così sensuale, mostrato anche al pubblico del Due Mondi in una breve scena di nudo non integrale. Ma per il resto l’Oceania in guerra con l’Eurasia o con l’Eustasia, a seconda dei bisogni del Grande Fratello, è una società orribile che fa i conti con i profughi e le tragedie del Mediterraneo, che insieme a invasioni di carri armati, segnano la scena mostrata dagli schermi. Tim Robbins segue il suo 1984 in piedi, dietro all’ultima fila di sedie, fino all’ultimo quando Smith dopo aver ricevuto il manuale clandestino viene scoperto dal Grande Fratello con Julia in una camera di albergo.

Applausi per il ‘1984’ di Tim Robbins Il lungo flashback dell’interrogatorio è quindi finito, il ring diventa la cella in cui il citizen 6709 viene sbattuto dalla Psicopolizia e in cui incontra quei fedelissimi a cui la mente ha tirato brutti scherzi, prima di essere catapultato al centro di uno studio tv dove, per mano di O’Brien si consuma il lavaggio del cervello con un finale poco potente. Lunghi gli applausi che il giovane pubblico del San Nicolò, presente per la prima parte anche il direttore artistico del Due Mondi, Giorgio Ferrara, tributa ai sei attori della The Actors’ gang, costretti a rientrare in scena cinque volte tra le urla di alcuni spettatori, che anche in piedi hanno promosso a pieni voti il 1984 di Tim Robbins.

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