martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:24
20 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:06

Donne operate di tumore al seno affiancano i medici e aiutano quelle che affrontano la malattia

I medici: «Il vostro aiuto è prezioso, indispensabile. Un volontariato presente e competente può solo agevolare il nostro compito»

Donne operate di tumore al seno affiancano i medici e aiutano quelle che affrontano la malattia

Duecento donne umbre operate di tumore al seno, molte provenienti da associazioni di volontariato, altre in maniera autonoma, si sono ritrovate sabato 18 giugno nella struttura di accoglienza del villaggio Santa Caterina di Solfagnano per confrontarsi tra di loro e con alcuni medici del settore dopo la recente delibera regionale sui centri di Senologia (Breast unit) in cui verranno curate le pazienti affette da neoplasia della mammella. L’occasione è stata utile per affrontare il tema dell’utilità volontariato di tutta la regione all’interno dei centri dedicati alla patologia e ribadire la disponibilità nel voler sostenere le donne che dovranno affrontare la malattia nel percorso assistenziale. Numerose le Associazioni presenti , che operano a Terni, Perugia, Foligno, Assisi, Città di Castello.

La testimonianza «Chiedete il nostro supporto e noi non ci tireremo indietro», è stata la sintesi degli interventi di donne che hanno affrontato la malattia e che ora vogliono impegnarsi nella assistenza di altre donne, «consapevoli delle conseguenze di carattere familiare, sociale e psicologico che questa malattia porta con sé». A coordinare l’incontro Luciano Carli, chirurgo dell’Ausl Umbria 1, da molti anni in prima linea nella lotta contro una patologia in continuo aumento anche in Umbria, dove mediamente si registrano 900 nuovi casi all’anno. «Le donne che hanno vinto la loro battaglia contro il cancro rappresentano una forza trainante per l’associazionismo e per le strutture pubbliche, avendo fatto loro stesse una esperienza in prima persona del supporto assistenziale e organizzativo già presente nei nostri centri di Senologi – ha detto Carli-. Il sistema sanitario pubblico ha necessità di poter contare su donne coraggiose e preparate, capaci di dare il loro pieno supporto nonostante gli impegni familiari e lavorativi».

L’appuntamento All’incontro hanno anche partecipato Antonio Rulli, responsabile della Breast unit dell’azienda ospedaliera di Perugia e responsabile scientifico della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori) dell’Umbria e Marino Cordellini direttore della struttura complessa di Chirurgia plastica dell’ospedale di Citta di Castello. «Fortunatamente la ricerca ci fornisce costantemente nuove informazioni, terapie sempre più personalizzate grazie anche al supporto della genetica – ha ribadito Rulli-. Noi medici affrontiamo il problema in maniera del tutto diversa dai decenni scorsi, e i risultati sono assolutamente confortanti. La tecnologia delle nostre strutture è molto avanzata, compatto il gruppo multidisciplinare che opera all’interno delle Breast Unit dell’Umbria. Quanto al volontariato ben venga, perché le associazioni sono una ulteriore garanzia per la salvaguardia della dignità della donna in un momento difficile della sua vita». Il dibattito che si è sviluppato ha fatto emergere anche molte proposte, fra cui la richiesta, da parte delle associazioni di essere presenti all’interno delle strutture ospedaliere per accompagnare le pazienti nei loro percorsi diagnostici e terapeutici. «Chiediamo di poter partecipare a corsi di comunicazione e umanizzazione, consapevoli che la conoscenza rappresenta un valore aggiunto – hanno ribadito le volontarie –  sempre di più occorrerà focalizzare l’attenzione sulle problematiche delle pazienti molto giovani, purtroppo in aumento esponenziale rispetto agli anni scorsi». Sono emerse alcune criticità a proposito di offrire le stesse garanzie di cura e di assistenza alle donne straniere. «Negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale il numero di donne operate al seno provenienti da tutti i continenti – ha sottolineato Carlo – Questo è dovuto alla forte immigrazione anche nel territorio dell’Alta Valle del Tevere, ma più in generale in tutta la regione. Tale situazione impone di cercare una mediazione culturale con quelle pazienti che sono residenti sul territorio da poco tempo, che hanno cultura e stili di vita diverse dai nostri e con le quali riuscire a comunicare può essere molto difficile». Anche su questo tema le donne operate, unitamente alle associazioni presenti all’incontro, hanno colto queste esigenze, manifestando il pieno sostegno, dando la propria disponibilità, valorizzando le competenze delle associate.

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