giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:34
3 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:55

Diverbio tra studenti finisce in rissa: all’ospedale anche un professore

Al Patrizi-Baldelli-Cavallotti di Città di Castello scoppia il parapiglia tra quattro egiziani e un tifernate. La preside: «Futili motivi, no strumentalizzazioni»

Diverbio tra studenti finisce in rissa: all’ospedale anche un professore
Un'auto dei carabinieri (foto archivio Fabrizi)

di Barbara Maccari

Un banale diverbio tra ragazzi si è trasformato in rissa all’istituto Patrizi-Baldelli-Cavallotti di Città di Castello, lunedì mattina. Protagonisti della vicenda cinque ragazzi, tutti minori: quattro di origine egiziana e un tifernate. Per sedare il parapiglia, prima dell’arrivo dei carabinieri, anche un professore è finito in ospedale.

La rissa Una parola di troppo e come spesso accade tra ragazzi gli animi si sono subito incendiati, tanto che la situazione è subito degenerata. Alla base della discussione non ci sono motivi di religione, etnia o lingua, ma futili battute scambiate lungo i corridoi della scuola. I professori dell’Istituto hanno subito cercato di fermare la rissa ed i dirigenti scolastici hanno poi avvertito i carabinieri di Città di Castello che si sono portati sul posto. Ad avere la peggio uno dei ragazzi egiziani, con una prognosi di trenta giorni, il professore che ha tentato di fermare il parapiglia, che si è rotto un dito della mano, e il ragazzo tifernate che ha riportato lievi ferite guaribili in pochi giorni.

La lettera E’ stata la stessa dirigente scolastica Anna Rita Benedetti a chiamare i carabinieri e a scrivere una lunga lettera che si trova nell’home page del sito dell’Istituto: «Una parola sgarbata, una risposta altrettanto offensiva hanno scatenato reazioni incontrollate nel gruppo di alunni coinvolti e, prima che si potesse fermare la sequela di aggressione/difesa, due alunni e un docente hanno subito lesioni. Il tutto in pochi minuti. Mi domando, come responsabile della scuola, e ci siamo interrogati anche con i docenti, se abbiamo fatto tutto il possibile per prevenire un tale evento».

Integrazione La dirigente è intervenuta poi sulle polemiche accese in città dal fatto che la rissa abbia visto tra i protagonisti 4 rifugiati politici:«L’accaduto assume una sfumatura particolarmente delicata in quanto sono coinvolti quattro studenti di nazionalità egiziana, immigrati senza famiglia, giunti con i famigerati ‘barconi’. Se inquadriamo il fatto nella situazione generale dell’accoglienza degli immigrati in Italia, possiamo comprendere le reazioni degli alunni, dei genitori e la possibile strumentalizzazione a vari livelli delle problematiche emerse. La mia interpretazione rimane esclusivamente nei confini della mia competenza, nella scuola siamo prima di tutto educatori e accogliamo tutti offrendo a ciascuno il servizio scolastico che riteniamo idoneo alla crescita e alla formazione dell’uomo e del cittadino. Pertanto, se torno indietro e mi interrogo sulle azioni attivate per favorire l’integrazione e la formazione dei miei studenti, posso in coscienza affermare che, con l’aiuto e la collaborazione di tutto il personale della scuola, con la collaborazione delle famiglie e delle comunità di accoglienza, con la collaborazione degli Enti locali e di associazioni del territorio, oltre che delle realtà produttive, abbiamo davvero fatto il possibile per la formazione umana e professionale dei nostri alunni».

Stop accoglienza Sulla vicenda è intervenuta in tackle la Lega Nord, martedì mattina infatti il consigliere regionale Valerio Mancini assieme al consigliere comunale Marcello Rigucci si sono recati presso l’istituto tifernate incontrandone i dirigenti: «La responsabilità di quanto successo è in capo alla politica – ha spiegato in una nota Mancini – il tentativo assurdo di integrare tutto e tutti, ad ogni costo, provoca fatti che possono avere conseguenze ben più gravi rispetto a quella di ieri. Basta con la politica dell’accoglienza, l’Egitto non mi risulta sia in guerra, anzi è uno stato indipendente e sovrano per questo che i quattro studenti devono essere  vanno rimandati a casa loro, non sono certo vittime di conflitti».

©Riproduzione riservata

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