10 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:52

Di Mario: «Il carcere sovraffollato non è un deterrente efficace contro la criminalità»

Intervento della direttrice di Capanne: 274 detenuti su 367 totali sono condannati definitivi, altri si impegnano a migliorare il decoro urbano della città. A Perugia i reclusi fanno anche teatro

Di Mario: «Il carcere sovraffollato non è un deterrente efficace contro la criminalità»

di Bernardina Di Mario*

Il sistema penitenziario e quello dell’esecuzione della pena è stato oggetto negli ultimi anni di uno straordinario sforzo riformatore che ha portato a grandi cambiamenti. La sentenza Torreggiani ed il corposo intervento normativo che ne è conseguito hanno segnato una svolta importante nel sistema dell’esecuzione penale imponendo l’adozione di misure normative volte a ridurre e, tendenzialmente, eliminare il sovraffollamento all’interno degli istituti, ed un ripensamento complessivo del sistema penitenziario che si è così concretizzato in misure di carattere strutturale tendenti a ridefinire l’organizzazione della detenzione.

Il sovraffollamento Il carcere, soprattutto in casi di sovraffollamento e condizioni degradanti, non è un deterrente efficace contro la criminalità, in quanto sulla base del cosiddetto ‘effetto dei pari’ finisce per rafforzare i legami tra i detenuti, allentando, invece, quelli ben più importanti con la società. E’ stato così delineato un nuovo sistema dove il carcere mantiene la sua centralità solo per i reati più gravi, con una più giusta proporzione tra pena, bene violato e pericolosità sociale.

I detenuti Per effetto degli interventi normativi posti in essere la popolazione detenuta in questo istituto è progressivamente diminuita: 560 detenuti del 2013, ora 367. Così come sono progressivamente diminuiti gli ingressi: 627 nel 2013, 176 nell’anno in corso. L’insieme dei provvedimenti normativi adottati hanno determinato anche una radicale trasformazione della composizione della popolazione detenuta, fattore questo da tenere in particolare considerazione avendo inciso positivamente nella gestione dell’intero istituto. Degli attuali 367 detenuti (di cui 239 stranieri), 274 risultano condannati con sentenza definitiva, 17 sono ricorrenti, 18 appellanti e 58 imputati.

Sfide del cambiamento Il Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne, raccogliendo la sfida del cambiamento, ha posto in essere significative modifiche organizzative e strutturali per superare definitivamente un modello di detenzione sostanzialmente caratterizzato da passività e segregazione, in favore della costruzione di nuovi percorsi di rieducazione e di reinserimento sociale che hanno attribuito un senso nuovo al tempo trascorso in privazione della libertà con benefici effetti sul rischio di recidiva.
La deformazione delle dimensioni dello spazio e del tempo della detenzione, che si consuma all’interno di celle chiuse e spesso sovraffollate, impedisce o quantomeno rende estremamente difficoltosa l’attività di osservazione e verifica che conduce alla conoscenza del detenuto, utile sia per le esigenze di sicurezza penitenziaria che per le valutazioni delle capacità di recupero del soggetto. La nuova impostazione adottata da questo istituto, di una esecuzione penale densa di contenuto che consenta di organizzare la giornata detentiva sulla base di progetti che riconducano la cella a mero luogo del pernottamento, è stata possibile grazie al potenziamento dell’offerta trattamentale.

Cucina e abbigliamento Determinante, per tale potenziamento, è stato l’intervento delle Istituzioni locali, del privato sociale e del volontariato i cui progetti, sociali e culturali, hanno favorito la coesione e l’integrazione del Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne nel tessuto cittadino. Tale coesione ha reso possibile la realizzazione di quattro percorsi formativi (addetto alla cucina, addetto alla piccola manutenzione, addetto alla conduzione e gestione di piccole imprese agricole e addetto dell’abbigliamento) che hanno visto impegnati in attività formativa interna all’istituto ben 60 detenuti. Di questi 13, riconosciuti come più meritevoli, sono stati poi avviati in percorsi di tirocinio formativo nell’ambito di aziende esterne all’istituto. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’attività congiunta di Regione, Provincia, Università degli Stranieri, Università degli studi Perugia e delle cooperative Frontiera Lavoro ed l’Enaip. Sono fiduciosa del fatto che potremmo riproporre dette attività anche nel corrente anno.

Strade pulite Dal 2013 quattro detenuti vengono impegnati regolarmente in attività di supporto per il decoro urbano del centro storico di Perugia, sempre in regime di lavoro all’esterno grazie al protocollo siglato tra la Direzione di Capanne ed il Comune nell’ambito del progetto ‘Perugia Si-Cura’. La casa di accoglienza messa a disposizione dal Comune di Perugia e gestita dall’associazione ‘Ora d’aria’ permette di ospitare non solo detenuti in permesso premio ma anche i loro familiari. La convenzione con la Gesenu, per la realizzazione di kit da distribuire ai cittadini residenti nel centro storico per la raccolta differenziata consente di impiegare in attività lavorativa interna all’istituto 10 detenuti. Così come la recente convenzione con l’assessorato alla cultura di Perugia sta impegnando tre detenute in attività sartoriali in vista dell’evento Perugia 1416.

Attività teatrali Grazie alla collaborazione con il teatro stabile dell’Umbria è attivo il laboratorio teatrale che vede impegnati nove detenuti mentre il protocollo d’intesa con il Coni regionale ha consentito l’intensificazione delle attività sportive. L’attività di formazione scolastica vede l’organizzazione di tre tipologie di corsi: elementare – media e di lingua italiana per stranieri, a cura del Cpia di Perugia.
La Convenzione con la Cooperativa sociale 153 Onlus ha consentito il potenziamento dell’Azienda Agricola ‘Podere Capanne’ attraverso l’attivazione di innovazioni produttive come l’allevamento di animali da cortile. Tante altre sono le attività realizzate dalle associazioni di volontariato Caritas Croce Rossa ed Ora d’aria operanti stabilmente all’interno di questa struttura, così come quelle poste in essere offerte alla sensibilità di alcuni club perugini – Lions e Ineervil – per citarne alcuni. Ben 15 sono le scuole tra medie, licei, professionali e tecnici che hanno voluto visitare questo istituto, nell’ambito di progetti finalizzati all’educazione alla legalità, avvicinando e facendo conoscere ai giovani una realtà che, nel loro immaginario, alimentava diffidenza e preconcetti. Sono assolutamente convinta che solo attraverso la piena e diretta conoscenza del nostro ambiente si può entrare con esso in sintonia e vincere quel senso di insicurezza che viene naturalmente determinato dalla carenza di informazioni chiare.

Sportello dei diritti dei detenuti La presenza costante, poi, degli studenti della facoltà di giurisprudenza, grazie al protocollo siglato con l’Università degli studi di Perugia, consentendo a loro di poter svolgere tirocini formativi e di orientamento, ha assicurato l’opportunità di poter attivare lo ‘sportello dei diritti dei detenuti’, in grado di orientare la popolazione detenuta nel vasto panorama normativo in continua evoluzione. La via del cambiamento intrapreso è stato un processo lungo, meditato e condiviso che ha interessato, in primo luogo, il personale della polizia penitenziaria che, pienamente consapevole del fatto che il rinnovamento ‘del modo di fare carcere’ non poteva che passare attraverso le loro azioni, i loro comportamenti, la loro elevata professionalità ed il loro altissimo senso del dovere ha dimostrato, in modo encomiabile, di saper ripensare il proprio ruolo all’interno dell’Istituto nella certezza dell’importanza che la loro prestazione riveste nell’ambito dei processi di conoscenza della persona detenuta, processi che costituiscono il presupposto ineludibile per l’avvio di un regime detentivo aperto.

Uomini e donne della Penitenziaria Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutte le donne e gli uomini della polizia penitenziaria che hanno sempre, senza risparmio di energie, supportato la mia attività di direzione dell’Istituto con quel giusto spirito di rinnovamento teso a conseguire livelli di efficienza sempre più elevati, nell’interesse della nostra organizzazione, secondo un processo interattivo nel quale ognuno si è sentito parte attiva del progetto. Ed infatti, specie in struttura come la nostra, spesso impegnata in operazioni complesse il cui successo dipende proprio dal perfetto sincronismo delle energie impiegate, il lavoro di squadra svolto professionalmente da parte di tutti gli attori coinvolti determina il perseguimento del fine ultimo stabilito che nel nostro caso incide, significativamente, sulle libertà fondamentali degli esseri umani.

*Direttrice del Nuovo Complesso Penitenziario Capanne-Perugia

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