martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 05:35
18 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:45

Derby, le ragioni del rispetto e quelle del regolamento: ecco perché l’arbitro non poteva sospendere

Una tragedia come quella di sabato pomeriggio non è contemplata: stop solo in alcuni determinati casi

Derby, le ragioni del rispetto e quelle del regolamento: ecco perché l’arbitro non poteva sospendere
Il commissario di campo

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di Daniele Bovi

Che si fa mentre durante una partita di calcio una persona lotta tra la vita e la morte oppure, come purtroppo successo sabato pomeriggio al Renato Curi, muore di fronte agli occhi di migliaia di persone? Tifare davvero non si può, e neppure giocare in campo come se nulla stia succedendo. Quanto accaduto sabato mette in evidenza, in un certo senso, una falla nel regolamento del gioco del calcio, e marca una distanza secca tra le regole scritte nei documenti ufficiali e quelle presenti nei cuori di chiunque si trovi ad assistere a un episodio simile. Momenti di certo non inusuali (sugli spalti molti nel corso del tempo i malori non fatali di maggiore o minore gravità) e confusi tanto che in parecchi, allo stadio o di fronte alla tv, non hanno capito bene cosa stesse accadendo se non alla fine, quando dopo oltre 20 minuti in cui hanno tentato di rianimare Osvaldo Neri, i medici della Croce rossa e del 118 si sono arresi constatando la morte del 62enne di Gualdo Cattaneo.

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Il regolamento Una morte di fronte alla quale, almeno secondo il «Regolamento del giuoco del calcio» che non contempla ipotesi simili, the show must go on. Nelle 152 pagine che ogni arbitro deve conoscere a menadito un caso del genere non esiste. La sospensione della partita può infatti avvenire innanzitutto per l’impraticabilità del campo (dalla pioggia fino a neve, ghiaccio, fango e altre avversità meteorologiche), oppure per «interferenze esterne»: il fischietto può interrompere, sospendere temporaneamente o definitivamente la gara per illuminazione inadeguata, un oggetto lanciato dagli spalti che colpisce un ufficiale di gara, un calciatore o un dirigente; in caso un fischio simile al suo, proveniente dagli spalti, interferisca col gioco; per l’entrata in campo di un secondo pallone, di un altro oggetto, di un animale o di persone non autorizzate (si pensi al caso delle invasioni) oppure perché un giocatore non vuole uscire dal campo dopo essere stato espulso.

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Ordine pubblico Oltre a ciò ci sono ovviamente casi come quelli relativi a scontri tra tifoserie, che potrebbero anche non permettere l’avvio del match. Accanto a queste possibilità ce ne sono altre, che tirano in ballo il ruolo del responsabile dell’ordine pubblico, nel caso di Perugia il questore Carmelo Gugliotta, che al quarto uomo ha spiegato che non c’erano motivi validi (sul fronte dell’ordine pubblico) per interrompere il match e che la situazione era perfettamente sotto controllo. Gugliotta avrebbe potuto ordinare all’arbitro una sospensione se avesse visto striscioni, cori o grida offensive o discriminatorie.

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La morte non è prevista La morte di uno degli attori principali del gioco, il tifoso, in un regolamento che norma ogni singolo aspetto non è prevista. Insomma, l’arbitro si è limitato ad applicarlo e ha fatto ciò che doveva, tollerando il torello al quale hanno dato vita i giocatori negli ultimissimi minuti del match. Ma cosa sarebbe successo se la morte del tifoso fosse avvenuta in avvio di partita, con i tifosi a chiedere con forza lo stop? Inoltre, dato che si tratta della prima parte di campionato, non ci saranno mugugni da parte della altre squadre; altro impatto, sicuramente, il torello lo avrebbe provocato in caso il risultato avesse influito in modo importante sul cammino di un’altra squadra.

Twitter @DanieleBovi

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