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13 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:40

D’Aprile, presidente-operaio della Corte d’appello: «Sono venuto a Perugia per risolvere i problemi»

Intervista esclusiva al primo magistrato dell'Umbria: 'La relazione Vietti si presta a ogni interpretazione, qui preoccupa la logistica degli uffici e i 9.000 fascicoli per equa riparazione'

D’Aprile, presidente-operaio della Corte d’appello: «Sono venuto a Perugia per risolvere i problemi»
Il giudice Mario Vincenzo D'Aprile

di Enzo Beretta

Si definisce un «presidente-operaio» Mario Vincenzo D’Aprile, 62 anni, da febbraio sulla poltrona più importante della Corte d’appello di Perugia. Originario di Potenza, laureato a Napoli, ha trascorso l’intera carriera di magistrato ad Ancona. Pubblico ministero, gip, presidente di sezione penale, presidente del tribunale marchigiano. Infine l’incarico in Umbria. «Ho preso casa nel centro di Perugia – dice ad Umbria24 -. Voglio fare qualcosa di buono per questa regione, non sono venuto qui a scaldare la poltrona».

Sempre che duri. Sempre che il governo non decida di sopprimere la Corte…
«E’ una cosa di cui si parla ma non c’è nulla di certo perciò mi allarmo fino ad un certo punto. Se chiude Perugia dovrei fare fagotto anch’io insieme ad alcuni colleghi e al personale amministrativo».

Tra le ipotesi c’è l’accorpamento a Firenze o Ancona, la sua città adottiva…
«Sono abituato a preoccuparmi dei problemi quando sono concreti. Chiacchiere se ne fanno tante. Secondo alcuni parlamentari umbri tutto rimarrà come ora. Perugia è border-line, è il distretto più grande tra i piccoli, potrebbe rimanere in piedi per motivi oggettivi. Stiamo parlando di cose un po’ fumose…».

Non è una voce di corridoio, c’è una relazione inoltrata dalla commissione al ministero.
«L’ho letta, penso che potrebbe coinvolgere Perugia ma si presta a tutte le interpretazioni».

Pur essendo arrivato da poco, quali problemi ha riscontrato in questa città?
«Il grosso problema è la logistica degli uffici. Mi piacerebbe sapere quali criteri hanno ispirato questa dislocazione… Abbiamo tre uffici separati: penale, lavoro, civile. La procura è da un’altra parte, a sua volta divisa in tre plessi. Gli uffici di primo grado devono essere tutti nello stesso ambito, qui invece ogni giorno viaggiano fascicoli, questo giro di carte non ha proprio senso… mi meraviglio di come si sia potuto organizzare qualcosa di simile, anche a causa della dislocazione a Perugia non si lavora bene».

In passato si è parlato della cittadella giudiziaria ma il progetto non è mai andato in porto. Ora il problema è tenere in vita Perugia…
«Una dislocazione diversa del tribunale rappresenterebbe un problema per gli avvocati e per l’economia del centro ma non si possono cercare soluzioni con i paraocchi. Mi sono impegnato moralmente per studiare una soluzione. Col procuratore generale Fausto Cardella abbiamo parlato della logistica e abbiamo convenuto sul fatto che dobbiamo fare qualcosa. Questa storia non può più andare avanti in questo modo, bisogna smuovere qualcosa. Non basteranno sei mesi, un anno, due anni, ma la situazione deve migliorare perché è frutto quasi di abbandono. Il tutto è stato un po’ abbandonato a se stesso».

Striscia la notizia è stata sia a Perugia che a Terni per evidenziare le lacune della sicurezza nei palazzi di giustizia…
«Il tribunale civile di Perugia si trova nel palazzo dell’ufficio postale, una cosa che non sta né in cielo né in terra. Un unicum. Sono rimasto quasi scandalizzato quando l’ho scoperto. Il pg sta studiando un sistema di sicurezza, sia pure parziale, per migliorare la situazione. Il tribunale ha tre sedi e una di queste tre sedi ha tre ingressi. Più disgraziato di così… non c’è un unico ingresso come nel tribunale di Ancona, in questo modo è difficile organizzare la sicurezza».

E’ vero che la procura vuole spostarsi?
«Alla conferenza permanente il procuratore Luigi De Ficchy ha esposto la problematica. Hanno chiesto di essere trasferiti da via Fiorenzo di Lorenzo alla sede ex Inpdap in via Cacciatori delle Alpi ma lì c’è il problema del parcheggio. Se risolvessimo quello i pm si unificherebbero alla sezione di polizia giudiziaria e si eviterebbe un altro spezzettamento».

Si fanno i processi a Perugia?
«Al tribunale di Perugia ci sono arretrati, in appello invece la situazione è discreta. Nei giorni scorsi è arrivato da Spoleto il consigliere Augusto Fornaci: c’era un posto vacante al civile ma l’ho destinato al 50 per cento anche al penale. Qui abbiamo un problema gigantesco che è l’equa riparazione: ci sono 9.000 procedimenti pendenti targati Lazio e c’è stato ritardo perfino nella definizione di quei fascicoli. Ritardi sui ritardi… sono intervenuto per sbloccare questo circolo vizioso, ora delle lungaggini si stanno occupando 7 giudici ausiliari che entro 18 mesi smaltiranno tutto».

Prima accennava ai ritardi del tribunale penale. Per sei mesi un giudice del primo collegio presterà servizio alla Corte di giustizia europea. Significa che per sei mesi il primo collegio chiamerà i rinvii e non si farà udienza?
«A me non è arrivata notizia. Per quel periodo il tribunale dovrà organizzarsi diversamente, le udienze non verranno sospese ma verranno fatte».

Se non c’è il consenso delle parti i processi già iniziati però non potranno proseguire con una diversa composizione.
«Se sono processi molto grossi per cui non vale la pena ricominciare l’istruttoria si aspetta il ritorno del giudice. Sono quelle situazioni in cui è proprio sconsigliabile mandare fuori le persone, non so che pareri sono stati dati ma era da evitare proprio in partenza. Questa pratica sarà stata impostata prima del mio arrivo a febbraio».

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