lunedì 21 maggio - Aggiornato alle 01:25

Voyager a San Bevignate, quanti perugini sanno che lo fece santo il Comune e non la Chiesa?

Mai canonizzato ufficialmente nonostante la forte volontà del popolo, quella chiesa simbolo dei templari sopra una domus romana

Voyager a San Bevignate

di Maurizio Troccoli

A catturare l’attenzione della nota trasmissione televisiva ‘Voyager’ è la singolarità di questa chiesa, San Bevignate, per la sua storia e per quella dell’uomo a cui fu intitolata, per l’architettura e per localizzazione.

Il santo non santo E’ la vicenda di ‘santo laico’ o, se si preferisce, di quel ‘santo non santo’, celebrato dal popolo e non riconosciuto dalla Chiesa. Ufficializzato dal «nuovo ceto di governo della città – ricorda Wikipedia – che intendeva erigere una ‘propria’ Chiesa e che avrebbe voluto disporre di un ‘proprio’ santo (ma, nonostante i suoi sforzi, Bevignate non fu mai canonizzato)». Ma comunque san Bevignate, appunto, uomo simbolo dei templari e dei perugini, di cui la storia ha messo in discussione persino l’esistenza che sarebbe stata caratterizzata da una giovinezza nelle prigioni e, il resto, da monaco eremita tra i boschi umidi intorno alla metà del Duecento. Perugia lo fece santo nel 1453, mentre una chiesa lo celebra tra il 1256 e il 1262.

Quella storia templare La trasmissione della Rai concentra l’attenzione sulla ‘storia templare’ tratteggiata nei dipinti presenti all’interno dell’architettura, nascosti da 600 anni di intonaco e poi riaffiorati. Ritraggono quell’eremita, quel monaco, o quel santo se si preferisce, a cui i perugini hanno voluto attribuire il miracolo della risuscitazione di un giovane sbranato dai lupi. Dipinti, più antichi di quelli di Cimabue ad Assisi, che propongono un san Bevignate con l’aureola, prima ancora che ‘fosse santo’, e con una tunica bianca senza i simboli dei cavalieri del tempio nonostante ne fosse pieno rappresentante.

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L’immagine Interrogativi risolti, nel corso della trasmissione, con le telecamere che si spostano in alto, all’ingresso, al fianco ‘dell’occhio’ (la finestra tonda) della chiesa, oggi sconsacrata (secolarizzata già dal 1860 quando passò nelle disponibilità del Comune), dove appaiono altri dipinti di templari con lo stesso saio bianco, senza i simboli dei ‘cavalieri’. Figure, appunto, che ritraggono scene di battaglia tra templari e saraceni, sullo sfondo la porta della città, probabilmente di Nablus in Terra Santa. Sul lato sinistro dell’occhio, una nave della flotta templare, realizzata per arrivare in Terra Santa e poi «servita, probabilmente, per una fuga verso il Nord Europa o persino l’America». Più in basso templari con un saio bianco, uguale a quello indossato da san Bevignate. Sai, appunto, senza divise ufficiali.

La domus romana E poi la localizzazione, si diceva, che vede la chiesa sopra una domus romana. Quella chiesa che diventerà, nel tempo, deposito di legna, canile, caserma dei vigili del fuoco e, quella domus, che invece si trasformerà in una tintoria. Un passaggio stretto, angusto e misterioso, collega la struttura della Chiesa alla domus romana. E, nel mezzo, una cripta, ancora intatta e dipinta che, la tradizione, vuole come la tomba del santo misterioso della città.

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