lunedì 24 aprile - Aggiornato alle 19:12

UmbriaLibri, Marini: «Assuefatti a stereotipo della velina». Zanardo: «Non serve spegnere la tv, va vista e criticata»

Quattrocento ore di immagini selezionate e compresse in venticinque minuti, un’antologia di brani tratti dalla tv made in Italy. La distorsione dell’immagine femminile a cui assistiamo quotidianamente raccontata da “Il corpo delle donne”

Lorella Zanardo al Pavone (Foto Manti)

di M.Alessia Manti

Quattrocento ore di immagini selezionate e compresse in venticinque minuti, un’antologia di brani tratti dalla tv made in Italy. La distorsione dell’immagine femminile a cui assistiamo quotidianamente raccontata da “Il corpo delle donne”, il documentario di Lorella Zanardo, ospite martedì al teatro Pavone per l’anteprima perugina di UmbriaLibri che quest’anno ha per titolo “C’era una donna”.

L’analisi è l’utilizzo di tre tipi di comunicazione dell’immagine femminile: donne “grechine” identificate costantemente da un diminuitivo – veline, letterine, schedine, meteorine- più che formale sostanziale, in quanto riferito al ruolo di piccola importanza  – da cornice – che viene loro conferito nella televisione italiana, sia pubblica che privata, da ormai trent’anni; donne maggiorate, tirate dal botox, scolpite dalla liposuzione e dal bisturi che ne camuffa l’età, l’espressione, l’identità; donne oggetto sessuale ma ancora di più corpi mercificati. Un’umiliazione spacciata come esaltazione, così che la distorsione diventa normalità.

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«La tv è contagiante – dice la Zanardo – non dimentichiamo che l’80% degli spettatori non utilizza altri mezzi di informazione, dunque i modelli proposti sono pericolosi. La soluzione non è certamente spegnere la tv. Farlo è un’azione elitaria. Serve invece comprenderla e criticarla, protestare contro gli stereotipi proposti».

E’ sul concetto di stereotipo che punta anche la presidente della Regione Catiuscia Marini che ha partecipato all’intenso dibattito che ha seguito la proiezione. «Ci siamo assuefatti all’idea che sia normale vedere quell’immagine di donna in tv», dice la Marini, aggiungendo che «la Commissione Europea ha tra gli obiettivi un’azione di contrasto di questi stereotipi distorti, azione fondamentale perché presupposto per il successo di altre politiche di genere». Partire dunque dalle scuole offrendo un’educazione che miri a superare il gender gap, un progetto di formazione promosso dall’assessore di Parità e vicepresidente della giunta, Carla Casciari.

Il video infatti è già stato proiettato durante incontri tematici all’interno di un programma destinato al benessere delle giovani generazioni e che ha previsto la realizzazione di corsi finanziati dai Comuni e rivolti ad insegnanti, educatori e operatori. Del resto La Zanardi è convinta che «bisogna ‘empowerizzare’ i ragazzi, educarli a non riconoscersi in quello che vedono in tv, sostenerli nella denuncia alla tv. Perché il documentario che ho girato non è una denuncia nei confronti delle donne che fanno la tv ma alla tv».

Non solo denuncia, la Zanardo, da formatrice e docente, in “Nuovi occhi per la Tv” un capitolo del libro che racconta la genesi e la realizzazione del documentario, propone gli strumenti che consentono di guardare la tv con consapevolezza perché «spegnere la tv oggi non serve. Il vero atto innovativo è guardarla».

Una militanza quotidiana che ci consenta di dire «c’era una volta quell’immagine della donna».