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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 22:51

Umbria Jazz 2012, in ottomila per Sting: «Dedicato a Gil Evans, mio padre spirituale e musicale»

In ottomila per la festa finale dell'edizione 2012 di Umbria Jazz. In tanti hanno affollato l'arena Santa Giuliana per ascoltare le due ore di concerto di Sting

Sting ringrazia gli ottomila dell'arena Santa Giuliana (foto M.A. Manti)

di Daniele Bovi

In ottomila per la festa finale dell’edizione 2012 di Umbria Jazz. In tanti hanno affollato l’arena Santa Giuliana per ascoltare le due ore di concerto di Sting, terza e ultima tappa italiana, sold out già dalla fine di maggio, del suo Back To Bass Tour. Sul palco Gordon Matthew Thomas Sumner, in arte Sting, si è portato il suo chitarrista storico, ovvero Dominic Miller, David Sancious alle tastiere, Peter Tickell al violino, la vocalist australiana Jo Lawry e alla batteria un monumento come Vinnie Colaiuta. L’ex Police inizia con If I Ever Lose My Faith in You che in molti sono costretti ad ascoltare fuori dall’arena.

La fila Quando all’inizio del concerto mancavano ormai pochissimi minuti infatti, lungo l’ingresso laterale di via XX Settembre si snodava una lunga fila che terminava all’ingresso del parcheggio soprastante l’arena. Il lettore ottico fa lentamente il suo lavoro e cominciano le proteste, come quella del dottor Pasquale Ariano raccolta da Umbria24: 160 euro spesi per i biglietti acquistati online, ingresso intasato, la fila che viene smaltita lentamente e il concerto che inizia con molti ad ascoltare almeno il primo brano da fuori. Alcuni invece scelgono la pagina Facebook del nostro giornale per sfogare il malumore: «Non è ammissibile fare 50 minuti di fila pur avendo il biglietto con il posto assegnato e soprattutto non si può consentire agli spettatori seduti in fondo di invadere (per l’ultima mezz’ora di spettacolo) i settori altrui, soprattutto quando un biglietto è stato venduto a 150 euro (settore gold) ed a 100 euro (primo settore)».

Dedicato a Evans Finito il primo pezzo Sting dedica la serata a Gil Evans. L’ultima volta che l’ex Police calcò il palco del festival fu 25 anni fa, quando insieme a Evans tenne uno dei concerti che hanno fatto la storia di Umbria Jazz: «Questa sera – dice Sting in un ottimo italiano – è dedicata al mio maestro musicale e spirituale, il signor Gil Evans». E così, mentre le donne sono in visibilio e i commenti sul fisico tirato del 61enne «Pungiglione» inglese si sprecano, il concerto prosegue con pezzi sparati a raffica senza pause. Si va da Demolition Man a I Hung My Head, da Driven To Tears a ballad come Fields Of Gold e Desert Rose. Non manca il repertorio più noto dei Police come Roxanne, Every Breath You Take, Message in A Bottle, Next to You e Every Little Thing She Does Is Magic. Dopo due ore esatte si chiude non senza un piccolo fuoriprogramma come Litte Wing di Jimi Hendrix. Nel complesso un bel concerto tirato in cui qualche pausa in più avrebbe giovato al climax emozionale: le note a volte scivolano via con foga senza avere il tempo di gustarle un po’ in bocca.

Mostly Monk Una piccola perla è stato poi l’appuntamento delle 17.30 di domenica al teatro Morlacchi. Sul palco quattro pianoforti e altrettanti esecutori per «Mostly Monk», 90 minuti di omaggio e rilettura della musica dell’uomo taciturno che amava i cappelli più strani. In coppia, in solo o tutti e quattro insieme Kenny Barron, Mulgrew Miller, Eric Reed e Benny Green hanno deliziato il Morlacchi con pezzi come Ruby My Dear, Reflections, Just You, Just Me, We See fino al gran finale con Blue Monk eseguita a otto mani. Giù il cappello. Strano, ovviamente.

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