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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 17:02

Umbria Jazz, Giovanni Guidi si racconta: «La mia musica? Onesta, sincera e senza compromessi»

Giovanni Guidi

di Bruno Petronilli

Qualche anno fa intervistai Carlo Pagnotta. Ero comodamente seduto in un ampio e comodo divano a casa sua. Più che intervistarlo mi feci raccontare la sua vita, le mie domande erano sporadiche, giusto per arginare un vero fiume in piena di notizie, aneddoti, episodi straordinari. Quanti miti della musica jazz ha conosciuto il fondatore di Umbria Jazz, e con quanta passione ricordava tanti anni di un’intera esistenza dedicata alla musica. In alcuni momenti della nostra chiacchierata ho provato legittimi e profondi impulsi d’invidia. Ma verso la conclusione del nostro incontro feci una domanda più diretta delle precedenti. «C’è qualcuno che nella musica è in grado di emozionarla dopo tanti anni?». La sua espressione fu indimenticabile e la sua risposta altrettanto memorabile: «Ci sarà, eccome. C’è un giovane fenomeno in circolazione, il suo nome è Giovanni Guidi».

I maestri Fu la prima volta che sentii quel nome. Allora un promettente pianista umbro, oggi una celebrità. Giovanni, nonostante il successo, non ha affatto scordato le sue origini e le sue radici. «In Umbria ho avuto tutti i miei più grandi insegnanti. Prima di tutto Mariella Battistelli a Foligno, la prima, senza la quale credo non avrei mai continuato a suonare il piano e sarei fuggito come da quasi tutte le altre cose che ho iniziato in vita mia. Poi ovviamente Agnese Gatto, la mia guida della fase più matura, un periodo difficile, nel quale stavo diventando più scapestrato che mai. È Agnese che mi ha insegnato quel rigore che ancora oggi metto nella mia passione e nella mia professione. Infine, e non potrebbe essere altrimenti, Ramberto Ciammarughi, che tutti conoscono, e che considererò per sempre il mio grande maestro». Per gli amici è semplicemente «Rambo», un altro grandissimo umbro 100 per cento della musica, con il quale ho personalmente condiviso negli ultimi vent’anni più la passione per le buone bottiglie che per il jazz.

LO SPECIALE UMBRIA JAZZ

Ambasciatore Abbiamo incontrato Giovanni Guidi a Umbrò, in un caldo pomeriggio di luglio alla vigilia dell’appuntamento musicale per antonomasia in Umbria. Giovanni suonerà a Umbria Jazz il 18 luglio alle ore 12 al Teatro Morlacchi e in quell’occasione la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia gli consegnerà il Premio «Ambasciatori dell’Umbria nel Mondo 2015». Sarà un momento di orgoglio e prestigio, visto che ogni anno la Fondazione riconosce il giusto merito a quei musicisti che hanno portato e tenuto alto il nome dell’Italia e dell’Umbria nel mondo. Tra gli ambasciatori di quel modo di essere e vivere la cultura che è nel dna del nostro paese, Guidi arriva con illustri predecessori alle spalle: Enrico Rava, Renato Sellani, Giovanni Tommaso, Francesco Cafiso, Franco D’Andrea.

Al festival Giovanni è emozionato, si esibirà al Morlacchi assieme al contrabbassista americano Thomas Morgan e al batterista portoghese Joao Lobo, il trio con cui ha recentemente pubblicato l’album «This Is The Day» per l’etichetta bavarese ECM (la stessa di Keith Jarrett…). Ma come al solito, però, ha i minuti contati e prima di tornare per il suo concerto al Morlacchi, è sul piede di partenza. «Una serie di concerti in Germania e in nord Europa» ci dice. Sono incuriosito e gli chiedo se a volte non prova un po’ di nostalgia della “sua” Umbria. «Guarda, sono uno dei pochi che quando è in tour e torna all’aeroporto di Fiumicino dopo ore di volo insieme agli altri del gruppo considera il viaggio di ritorno a casa solo all’inizio. Saluto e mi avvio a prendere il trenino per Roma Termini, poi il treno dei pendolari per Foligno. Ben 4 ore in più rispetto agli altri. E come, al solito, tutti mi chiedono: ma non ti sei ancora rotto le scatole? Ed io, sempre come al solito, da 12 anni rispondo: assolutamente no».

Rava È nato a Foligno Giovanni Guidi, al centro di quel mondo (o meglio “munnu”) che sta semplicemente conquistando con la sua arte e il suo talento musicale. «Vivendo in divenire ho bisogno di essere sorpreso e Giovanni Guidi è come Stefano Bollani e Gianluca Petrella: mi stupisce ogni volta»: queste parole non sono di uno qualunque, ma di Enrico Rava, uno dei jazzisti italiani più influenti e famosi a livello internazionale. Fu proprio Rava a notare per la prima volta le capacità di Giovanni e decise di arruolarlo immediatamente nel suo gruppo Rava Under 21, trasformatosi in seguito in Rava New Generation. Un matrimonio professionale più che duraturo, tra concerti e incisioni. «A Rava devo tutte le cose belle che mi sono capitate e che mi capiteranno nella mia carriera. È una sicurezza sapere che il nostro legame ci sarà sempre e un privilegio poter sentire il suono della sua tromba, ogni volta che voglio, a pochi centimetri di distanza».

Umiltà L’umiltà di Giovanni è disarmante, anche questo è un segno di estrosità. «Cerco di essere sempre sincero e onesto con la mia idea di musica, da portare avanti senza compromessi» conclude. È arrivato il momento di salutare Giovanni, ci rivedremo a Perugia il 18 per il suo concerto. “Suonerò con il mio Trio. È sempre un’emozione enorme suonare nella mia Regione, soprattutto all’interno dei uno dei festival più importanti al mondo”. Ma ecco che mi sfugge un’ultima domanda. Veloce, semplice e diretta. “Giovanni, pensando all’Umbria, c’è qualcosa di speciale che ti porti via con te questa volta?”. Risposta: “Certo, ma è sempre la stessa: il mio accento”.

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