domenica 15 dicembre - Aggiornato alle 05:16

Umbria jazz fa cento e diventa ambasciatrice della regione: «Risolvere i problemi con Orvieto»

Celebrazione per il traguardo raggiunto dal festival. E si pensa al ritorno in Cina. Pagnotta: «San Francesco? Ci faremo congressi»

Da sinistra Lazzari, Rasimelli, Paparelli, Mazzoni e Pagnotta

di D.N.

Cento di questi Umbria jazz. Cento edizioni di festival, tra quelli estivi a Perugia (46), invernali a Orvieto (26), i 7 a Terni e i tanti altri eventi in giro per il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. In occasione di questo importante traguardo, la Regione ha promosso una conferenza stampa di celebrazione per consacrare la manifestazione come «ambasciatrice umbra» della cultura e dello spettacolo in Italia e nel mondo. Un riconoscimento ai principali rappresentanti di un festival che, è stato ricordato, «è uno dei più importanti brand dell’Umbria all’estero e ambasciatore del Made in Italy nel mondo».

Il riconoscimento A mettere la spilla di ‘Ambasciatori dell’Umbria nel mondo’ al petto di Carlo Pagnotta (direttore artistico), Stefano Mazzoni (vicepresidente della Fondazione di Umbria Jazz) e Giampiero Rasimelli (direttore amministrativo) è stato il presidente della Regione Fabio Paparelli. Assente giustificato il presidente Renzo Arbore, a cui sarà consegnata in seguito, mentre su invito di Pagnotta anche Stefano Lazzari (direttore tecnico) ha ricevuto il riconoscimento, «in rappresentanza – ha detto il direttore artistico – di tutti quelli che lavorano dietro le quinte»; una proposta accolta dall’applauso della sala dove c’era anche Marco Molendini, presidente della Jip, la Jazz italian platform presentata durante l’ultima edizione di UJ.

All’estero Al di là dei festival nel corso della mattinata sono stati ricordati i tanti eventi organizzati all’estero nel corso degli anni, come le edizioni del ‘Top Italian Jazz’ negli Usa, in Argentina, in Brasile e Giappone, il festival in Australia, in Serbia, e i concerti in Spagna, Cina, Albania, Francia, Grecia Regno Unito: rassegne che, sotto la denominazione ‘Umbria Jazz presenta Top Italian Jazz’, e patrocinate e volute dagli Istituti Italiani di Cultura all’estero, «hanno contribuito alla promozione degli artisti italiani all’estero». E sempre per rimanere nell’ambito della proiezione internazionale di UJ, il festival sta preparando una nuova trasferta in Cina che si terrà nei prossimi mesi.

Stabilizzare il progetto Quanto al riconoscimento, sia Mazzoni che Rasimelli ne hanno parlato come di «un punto di rilancio e non di arrivo»; all’orizzonte, infatti, c’è l’edizione dei 50 anni nel 2023, alla quale il festival vuole arrivare realizzando le azioni volte alla lotta contro il cambiamento climatico contenute nel manifesto «Wake up! Music will save the planet!». «È necessario stabilizzare il nuovo progetto – ha aggiunto il direttore – che ha dato prova nelle ultime due edizioni di essere vincente perché si è investito in qualità, comunicazione e sostenibilità».

Paparelli «La Regione – ha detto Paparelli – è onorata di sottolineare questo straordinario risultato. Il centrosinistra ha garantito la nascita e la crescita di Umbria jazz e l’auspicio è che tutto questo patrimonio, culturale, artistico, tecnico ed economico, possa confermarsi e crescere nei prossimi anni». Il presidente ha parlato della manifestazione come di un «fenomenale veicolo di promozione turistica della nostra Regione e del made in Italy in molti paesi, con eventi e iniziative, confermandosi come una delle maggiori istituzioni culturali italiane e come tale ha avuto anche il riconoscimento dii patrimonio nazionale con una legge nazionale che il Parlamento ha approvato».

I problemi A puntare il dito su alcune criticità ci ha pensato Pagnotta. Il direttore artistico è partito da Orvieto: il cartellone dell’edizione invernale è pronto ma, come al solito, ci sono i problemi relativi ai finanziamenti pubblici: «I problemi con Orvieto vanno risolti visto che se abbiamo realizzato 100 eventi, 26 sono stati fatti qui anche se almeno a Orvieto – ha detto riferendosi a Perugia – non hanno trovato soldi per altre manifestazioni». Da non dimenticare poi la questione spazi: «Dopo quasi 50 anni a Perugia non siamo ancora messi bene». Un ultimo accenno il direttore lo ha dedicato all’auditorium si San Francesco al prato, che ha ancora molti problemi relativi all’acustica: «Le previsioni si sono rivelate corrette: ci faremo tanti bei congressi».

 

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