giovedì 28 maggio - Aggiornato alle 17:43

Annullata Umbria jazz, l’ultimo stop nel 1979. Voucher al posto dei rimborsi

Ufficializzato ciò che era chiaro da settimane. Sui tagliandi sfruttata la possibilità offerta dal Cura Italia. Molti concerti saranno riprogrammati

Il palco vuoto di piazza IV Novembre

di Daniele Bovi

Nei giorni in cui, come tutti gli anni, di solito viene presentato il cartellone completo arriva la conferma ufficiale di una notizia ampiamente attesa da settimane: l’edizione estiva di Umbria jazz, in programma a Perugia dal 10 al 19 luglio, non si terrà a causa della pandemia di nuovo coronavirus che ha sconvolto il pianeta. Uno scenario, quello dell’annullamento, sul quale sostanzialmente non c’erano dubbi: impensabile organizzare nelle settimane centrali di luglio concerti con migliaia di persone e, tra gli altri problemi, senza nessuna certezza su quando sarà possibile tornare ad attraversare i confini dei paesi; e così l’organizzazione ha detto «arrivederci» a tutti al 2021, quando il festival tornerà – chissà in che forma e con quali restrizioni – dal 9 al 18 luglio.

TOM JONES, APPUNTAMENTO NEL 2021

Impossibile «Questa dolorosa decisione – scrive l’organizzazione in una nota – è stata presa dalla Fondazione di partecipazione Umbria Jazz, a causa del prolungarsi dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di coronavirus covid-19 e all’incertezza che rende impossibile al momento la presenza dei tanti artisti internazionali. Prendiamo atto infatti che quest’anno sarà impossibile realizzare un’edizione di Umbria Jazz come l’abbiamo sempre immaginata, ideata e proposta». Lasciando da parte il lato organizzativo, che ne sarà nel 2021 dei concerti già annunciati e dei biglietti già comprati? Durante la prevendita erano già stati venduti oltre 10 mila biglietti, molti dei quali (circa 8 mila) per la serata di apertura con Lenny Kravitz.

PAGNOTTA: «VOUCHER? ALTRI FANNO COSÌ»

Voucher La Fondazione ha deciso di non rimborsare coloro che hanno già acquistato i tagliandi: per i concerti confermati, il biglietto sarà ovviamente valido mentre in caso di cancellazione alle persone sarà garantito un voucher di pari importo per altri eventi. Ciò è reso possibile dall’articolo 88 del decreto Cura Italia in cui si dice che «i soggetti acquirenti presentano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. Il venditore, entro trenta giorni dalla presentazione della istanza di cui al primo periodo, provvede all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione».

Gli artisti Per quanto riguarda Tom Jones e il quartetto Redman-Mehldau-McBride-Blade, i concerti sono stati già riprogrammati per il 13 e 14 luglio e lo stesso, con tutta probabilità, accadrà per buona parte degli artisti ingaggiati per il 2020, i quali hanno già incassato gli anticipi e che – vista le gravissime difficoltà che sta vivendo anche il mondo dello spettacolo e della cultura – hanno probabilmente tutto l’interesse a non restituirli. Oltre ai già citati, a Perugia erano attesi anche Mika, Veronica Swift con il trio di Emmet Cohen, Joey Alexander, Wynton Marsalis con la Jazz at Lincoln Center Orchestra, il fratello Brandford, un altro sassofonista come Joe Lovano, Shabaka & The Ancestors, Jamie Cullum, Christone ‘Kingfish’ Ingram e Anita Baker, Djavan e Gilberto Gil, Gonzalo Rubalcaba e Aymée Nuviola, Orchesta Akonan, Stefano Bollani e gli altri che sarebbero stati annunciati in questi giorni. Saltano, ovviamente, anche le Clinics organizzate dal Berklee college of music le quali, ogni anno, attirano a Perugia per studiare oltre 200 ragazzi da ogni angolo del mondo.

I danni Le ultime estati senza il festival furono quelle a cavallo tra gli anni ’70 e i primi ’80, quando UJ dopo le polemiche si ripensò e tornò nel 1982 con una nuova formula, da allora sostanzialmente mai abbandonata. Per una Perugia e per un’Umbria già duramente provate dal coronavirus, l’annullamento rappresenta un colpo importante non solo dal punto di vista culturale e della socialità, ma anche economico; secondo due studi commissionati dalla Fondazione negli ultimi anni infatti ammontano a circa 6 milioni di euro le ricadute del festival. UJ permette a 9 alberghi su 10 di aumentare l’occupazione delle camere e all’80% dei commercianti – specialmente quelli legati a cibo e bevande – di veder crescere notevolmente il fatturato; per molte piccole o medio-piccole attività del centro storico di Perugia, Umbria jazz (che è anche un fondamentale veicolo di promozione per l’intera regione) è l’ossigeno che permette di respirare durante i mesi invernali, quando i flussi turistici sono notevolmente più bassi. Per tutti si tratta di aspettare il 2021.

Romizi «Il fatto che per l’edizione corrente questa splendida manifestazione non ci sarà – commenta il sindaco Andrea Romizi – ci rattrista molto. È una notizia dolorosa, che si aggiunge all’altra grande perdita di qualche settimana fa relativa al Festival del giornalismo. Due grandi opportunità per Perugia, due grandi eventi che da sempre ci rendono orgogliosi e che hanno contribuito a far conoscere la nostra città in tutto il mondo. Ma, come espresso dagli stessi organizzatori di Umbria Jazz, questo è solo un arrivederci, un arrivederci che ci fa male, che ci pesa ma che d’altra parte ci aspettavamo e comprendiamo. Non ci resta che attendere con ansia il prossimo anno, quando le note del jazz torneranno a essere la migliore colonna sonora delle nostre serate estive».

Twitter @DanieleBovi

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