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‘Two islands’, la prima a Perugia. Sollima: «Con Fresu raccontiamo due isole e due mondi diversi»

Intervista al violoncellista siciliano che, insieme al trombettista sardo e l’Orchestra da Camera di Perugia, è atteso al teatro Morlacchi per la presentazione del progetto inedito

Giovanni Sollima in concerto a Perugia e Terni con Orchestra da Camera di Perugia
Giovanni Sollima e il suo violoncello

di Danilo Nardoni

Due tra i più grandi e interessanti musicisti italiani in circolazione. Due solisti straordinari. Una orchestra che è vanto della scena musicale umbra e non solo. Due isole, Sicilia e Sardegna, con in mezzo l’Umbria ad ideare, guardare e ad ascoltare. Due mondi sonori di partenza, jazz e classica, che si aprono poi all’incontro, alla sperimentazione e all’improvvisazione. Sono tanti gli elementi che si incastrano in ‘Two Islands’, nuovo progetto che vede insieme per la prima volta il trombettista sardo Paolo Fresu e il violoncellista siciliano Giovanni Sollima, insieme all’Orchestra da Camera di Perugia. Il concerto, che si terrà domenica 22 aprile alle ore 20.30 al Teatro Morlacchi di Perugia, è inserito nella Stagione 2017/2018 degli Amici della Musica di Perugia e realizzato in collaborazione con Umbria Jazz. C’è grande attesa quindi per il primo incontro pubblico tra i due – finora inedito – con l’Orchestra perugina a fare da terzo elemento arricchente.

Sicilia e Sardegna Dopo l’intervista a Fresu, Umbria24 ha sentito anche l’altro protagonista, Sollima, uno che si potrebbe definire un ‘jazzista della classica’. Anche per questo motivo la collaborazione quasi naturale con Fresu, con i due che si stavano inseguendo da tempo, è arrivata un po’ in ritardo. Ma ora finalmente è arrivata. Il titolo del concerto, ‘Two Islands’, come racconta anche Sollima, parte dall’incontro di due isole, la Sardegna e la Sicilia: due isole del Mare Nostrum che legano due degli strumentisti più dinamici di oggi. Sardegna e Sicilia, due crocevia, porti di approdo da millenni, terre alle quali sono radicati i due musicisti in modo viscerale. Miti, leggende, ritualità e tradizioni che si intrecciano in modo inestricabile con gli elementi e con la natura: «l’acqua che scorre» per Fresu e l’albero dal quale nasce la voce del suo strumento per Sollima. Al Teatro Morlacchi si potranno ascoltare quindi musiche senza barriere, come poesie orali, improvvisazioni spontanee, inflessioni che sono diverse ogni volta, che non si ripetono mai.

Sollima e Fresu Giovanni Sollima è un vero virtuoso del violoncello. Suonare per lui non è un fine, ma un mezzo per comunicare con il mondo. È un compositore fuori dal comune, che grazie all’empatia che instaura con lo strumento e con le sue emozioni e sensazioni, comunica attraverso una musica unica nel suo genere. Il suo è un pubblico variegato e trasversale: dagli estimatori di musica colta ai giovani ‘metallari’ e agli appassionati di rock, Sollima conquista tutti. «Non ho mai amato pensare ad una divisione di generi – spiega Sollima – ed oltre alla sperimentazione con Paolo abbiamo anche altre cose in comune come quella di affrontare con estrema curiosità i diversi linguaggi, dalla musica antica a quella etnica, dal jazz al rock. Un terreno in comune quindi lo abbiamo a parte l’argomento del progetto del progetto, ovvero le isole che sono diversissime».

Due guide reciproche Ognuno dei due protagonisti racconterà un pezzo del proprio percorso musicale e soprattutto della propria isola. «Io andrò a visitare la Sardegna e Paolo la Sicilia, lui dal suo punto di vista e io dal mio saremo delle guide reciproche» afferma Sollima per poi aggiungere: «Lui racconta i luoghi e l’energia che ha la Sardegna, io non racconto le città, sono tutte diverse e sarebbero troppe. Racconto però la sua condizione, la storia, l’esodo. La Sicilia è diversa ed è nata per effetto del vulcano, si è staccata dalla terra ferma, la raggiungi a nuoto anche se le correnti dello stretto ti portano altrove e sono fortissime. Ogni tanto si ha la sensazione che è come una grande barca che si stacca sempre più dalla terra ferma e che si allontana. Paolo va spesso in Sardegna ma non ci abita e lo stesso faccio io con la mia Sicilia. Quindi così la interiorizzi in qualche modo e con distacco la vedi anche in modo diverso».

L’esodo «Racconto in qualche modo – sottolinea ancora Sollima – la Sicilia dell’esodo, la Sicilia dalla quale a 16 anni anche io sono fuggito perché era invivibile, perché la collusione politico-mafiosa era arrivata a livelli insostenibili e perché la città era spenta. Poi è rinata dalla metà di anni ‘90 con la una sorta di ricodificazione. La Sicilia è complessa e per raccontarla in musica mi sono sentito anche male perché sono andato a scavare anche dentro questi fantasmi. Però c’è anche una parte ludica di divertimento con una terra che sa anche prendersi in giro». Il violoncellista ci porterà durante il concerto quindi verso lidi più vicini nel tempo, isole-limbo ancora più cariche di travaglio: l’Ellis Island newyorkese, che accolse più di 12 milioni di emigrati europei tra il 1892 e il 1954; e la sua controparte dei nostri giorni, Lampedusa, nota con pena a tutti. Ci sarà l’ispirazione anche dal diario ‘La spartenza’ di Tommaso Bordonaro, contadino semianalfabeta di Bolognetta, paesino del palermitano, emigrato in America nel 1947 – assieme alla moglie e a cinque figli maschi – all’età di 38 anni, le cui traversie ispirò un lavoro teatrale di Sollima (‘Ellis Island’, con libretto di Roberto Alajmo) nel 2002.

La storia Altri suoi brani riflettono su momenti storici dell’isola sicula: il regno di Federico II – per alcuni controverso, per altri illuminato – nel Duecento, il lampo musicale di Alessandro Scarlatti – «emigrato» anch’egli – nel Seicento, e il furto scandaloso nel 1969, di matrice mafiosa, della Natività del Caravaggio, tela mai più ritrovata. «Non è stato semplice capire da dove partire: la Sicilia, per come la sento io, è un continuo affiorare di segnali, dati, strati. Ogni volta la percepisco in modo diverso, come qualcosa da decodificare, rileggere. È anche una bella sensazione. Affrontare un racconto è complesso: letteratura, poesia, arte, visioni, storia, radici, politica, rivolte, cibo, odori, sogni, rabbia, mare, cemento, alberi, vulcano, la percezione di vivere la Sicilia come una barca così vicina alla terraferma da scontrarsi e – al tempo stesso – allontanarsi, alla deriva. E la fuga. E poi il ritorno. E i flussi migratori. E tanto altro ancora».

Orchestra Sia Fresu che Sollima hanno già collaborato in passato con l’Orchestra da camera di Perugia, sempre attenta a partiture nuove ed originali. Un rapporto quindi che anche per Sollima è molto felice e produttivo: «La cosa che colpisce di questo ensemble è la grande versatilità e la grande apertura, la capacità di eseguire musica del ‘700 in termini di filologia seria, di ricerca e al tempo stesso senza limite alcuno. Rappresenta appieno quella che è la necessità oggi di far musica e stimo moltissimo il lavoro che fanno e sono contento di collaborare con loro».

Umbria Oltre alla Sicila e alla Sardegna c’è anche un po’ di Umbria in questo progetto vista la produzione degli Amici della musica di Perugia in collaborazione con Umbria jazz. Mentre Fresu può dire ormai di avere partecipato ad entrambi i cartelloni, per Sollima manca ancora il tassello del festival jazz: «Non sono mai venuto, mi piacerebbe e di cose jazzistiche poi ne ho fatte anche in Olanda dove ho suonato ad un progetto su Monk. Il violoncello è uno strumento molto versatile e sdoganato ormai per il jazz da anni e adattissimo a questo linguaggio». Dopo il concerto-presentazione di Perugia e quello in programma a seguire a Terni per Umbria jazz spring, Sollima non esclude altri live e soprattutto nelle due isole protagoniste: «C’è l’idea di fare il concerto anche in Sicilia e in Sardegna. Non c’è niente di concreto ma sarebbe molto bello naturalmente».

Musica e istituzioni Sollima spiega anche il rapporto tra giovani musicisti e istituzioni: «Ci sono musicisti molto attivi su più fronti e su più generi musicali e che vivono benissimo questa contemporaneità e me ne accorgo in ambito violoncellistico visto che mi arriva di tutto. Ci sono eccellenze anche tra i miei allievi in Accademia Santa Cecilia. Ma dovrebbero essere le istituzioni a scovarli e a cercarli e mi auguro che questo accada sempre di più. Le istituzioni sono state sempre un po’ più lente e questo è un fatto storico. Il talento esiste e le persone di valore ci sono, basta saperle aiutare a crescere bene».

Progetti futuri Il pubblico di Sollima è trasversale e variegato, va dall’appassionato di musica colta a quello amante del rock. Oltre a ‘Two Islands’, il violoncellista ha in cantiere altri progetti da offrire prossimamente ai suoi fan. «In autunno uscirà un cd nuovo in cui affronto diversi linguaggi. Prima, il 7 maggio sarò in scena alla Scala di Milano per presentare un lavoro nuovo realizzato con Antonio Albanese e con testi di Michele Serra che poi porteremo in giro nel 2019».

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