mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 09:36

Tra musica, arte e riflessioni: buona la prima a Perugia per l’Inclusion festival

A Ponte Valleceppi l’edizione ‘zero’ della kermesse dedicata alla disabilità e all’abbattimento delle barriere

Superare le barriere materiali e i preconcetti che circondano le persone con disabilità. Con questo obiettivo sabato 31 agosto nell’area verde di Ponte Valleceppi, ha preso vita l’“edizione 0” (così ci tiene a definirla l’organizzatore, Mattia Liguori) dell’InclusionFestival, evento al cui centro del programma è stata la musica, ma non solo. In cartellone, infatti, anche esposizioni di scultura e fotografia, tornei sportivi organizzati dal CSI e food truck con opzioni gluten free. «InclusionFestival nasce con l’idea di promuovere l’inclusione sociale attraverso la condivisione di passioni comuni, – spiega Liguori stesso – in questo caso l’arte. Da qui l’idea di creare un festival in cui normodotati e persone con disabilità potessero condividere lo stesso spazio».

Frubilità Un punto fermo del festival fin dall’inizio della progettazione è stato quello di rendere fruibili tutte le infrastrutture regolamentate dall’articolo 30 della Convenzione Onu, per permettere la partecipazione di persone con disabilità. All’ingresso del festival, infatti, una piantina dell’area verde in braille.

Disabilità e arte La presentazione ufficiale del festival, cominciata alle 15, ha visto succedersi ai microfoni l’organizzatore Mattia Liguori, il celebre “scalatore in carrozzina” Luca Panichi, presentatore d’eccezione del Festival, l’assessore Edi Cicchi e gli esponenti di Fiadda Umbria e Campania, a ribadire il gemellaggio tra le due sezioni regionali dell’associazione. I discorsi istituzionali, come tutti i testi delle canzoni presentate dagli artisti sul palco in seguito, hanno preso forma in un grande led wall a sfondo blu che ha riprodotto in tempo reale le esatte parole pronunciate dagli interlocutori istituzionali e degli artisti. «La volontà del festival di far conoscere tematiche poco discusse, come ad esempio la disabilità, — dice un orgoglioso Panichi — si è riversata anche nell’ambito artistico, sfociando così nella decisione di dare soprattutto spazio a giovani artisti agli esordi assoluti». All’inizio e al termine di ogni concerto, infatti, le band si sono presentate e raccontate, incalzate dalle domande di Panichi.

Artisti sul palco L’altra costante dell’Inclusion è stata la variegata offerta artistica. Partiti dall’indie-rock dei Narcosa e dalle sperimentazioni musicali dei Eat Trash Be Free, si è passati attraverso la break dance della crew Fresh Souls e il revival ’80-‘90 italiano dei Sex Mutants, per poi arrivare al cantautorato di Pietro Catalini, in arte Vecchia Cariatide, e il violino di Sara Radicioni che ha ri-arrangiato le grandi hit della musica mondiale. L’Inclusion non è stato luogo di incontro solo tra persone con disabilità e normodotati però ma anche per gli artisti stessi. Come dimostra l’entusiasmante duetto avvenuto tra il chitarrista dei Narcosa e Nicola Alunni, giovane batterista perugino che ha suonato e cantato Highway To Hell, Back In Black e We Will Rock You. «Da quando Mattia (l’organizzatore, ndr) ci ha presentati – racconta Nicola – suoniamo spesso insieme e la naturale conseguenza è stata portare questa collaborazione anche al festival». Infine, il grande ospite della serata, Ainé, cantautore romano sulla rampa di lancio del roster di Universal Music, ha portato a Ponte Valleceppi il suo particolarissimo nu—soul dalle atmosfere eleganti ed ovattate. «Le rivendicazioni delle persone che affrontano difficoltà mi sono sempre state a cuore. – confessa l’artista -. Anche io sono un diverso e avrei voluto essere incluso in più di un’occasione in cui invece sono stato lasciato ai margini».

Sculture e pittura Nei pressi del Cva, invece, erano esposte le sculture astratte in terracotta di Daniele Covarino, scultore sordo, che si cimenta ormai da più di vent’anni con la tecnica a colombino e che recentemente ha ricevuto una menzione d’onore al prestigioso concorso d’arte organizzato dal Corciano Festival. «Parto da un’idea o da una forma, ma quello che conta è il momento della lavorazione: lì mi lascio guidare dalle mie sensazioni ed è un processo catartico e che mi isola da tutto. Ne esco soddisfatto e al tempo stesso completamente rilassato». Un muro del Cva era dedicato, invece, al ciclo di foto di Gianni Vagnetti intitolato “Si può fotografare la musica?”. Un progetto ambizioso e importante nato 4 anni fa. «Durante un concerto, mi sentì fisicamente avvolto dalla musica. Da quel giorno, – racconta Vagnetti – ho cominciato a pensare se quest’impatto fisico della musica si potesse rappresentare in modo figurativo». Su un rullante, con delle vernici di vari colori versate sopra, delle bacchette battono su di esso facendo schizzare la vernice in aria. «Ho deciso che fosse un rullante il protagonista, perché visivamente riporta ad un palco, mentre le vernici possono essere le persone, ma possono essere anche le onde sonore della musica che schizzano in aria e raggiungono tutti, le persone e l’ambiente circostante».

Buona la prima Al termine della giornata l’organizzatore Liguori si dice soddisfatto della partecipazione del pubblico e della dedizione dello staff: «Più di tutto, però, mi gratifica la netta sensazione che tutto ciò sia avvenuto proprio attraverso lo spirito di inclusione del festival, che tenevamo molto a trasmettere». All’InclusionFestival hanno condiviso lo stesso spazio e ballato insieme normodotati e persone con disabilità. Lo spirito entusiasmante dell’Inclusion è stato proprio questo.

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