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mercoledì 24 febbraio - Aggiornato alle 18:39

‘Torniamo a fare spettacolo’: mobilitazione virtuale in Umbria «per scongiurare la seconda ondata del comparto»

Ad un anno dalla chiusura di cinema e teatri i lavoratori del settore, insieme al sindacato, tornano ‘in piazza’: sicurezza, tutele e risorse per un settore d’eccellenza della regione

Torniamo a fare spettacolo, la mobilitazione di lavoratori e sindacato

di Danilo Nardoni

Uscire da un limbo “che d’ora in avanti non potrà più esistere” e scongiurare una “seconda ondata” per il mondo dello spettacolo. Questa volta sicuramente fatale. Tornare a fare spettacolo è sicuramente una necessità. Ma tornare a farlo come prima sarebbe “una follia”. Dopo un anno senza spettacoli e in attesa di ripartire in sicurezza e con tutte le tutele del caso, per guardare però anche sia a lungo raggio che alla parte più nascosta del settore, l’intenzione principale è quella di fare finalmente qualcosa che duri nel tempo. Nella giornata di mobilitazione nazionale del comparto indetta da Slc Cgil dal titolo “Torniamo a fare spettacolo”, e ad un anno esatto quindi dal blocco totale degli spettacoli dal vivo causa covid, i rappresentanti di Slc Cgil Umbria e Adu (Attrici attori danzatrici danzatori uniti) Umbria attraverso un incontro online con la stampa hanno illustrato le loro proposte oltre a fare il punto sulla situazione regionale e rinnovare la richiesta di attivazione in tempi rapidi del tavolo promesso dalla Regione Umbria. E lo hanno fatto anticipando pure una mobilitazione virtuale sui social, con tutti i lavoratori del settore che dalle ore 12, e vista l’impossibilità di scendere fisicamente in piazza, hanno iniziato a postare cartelli, immagini e dichiarazioni per fare luce anche in Umbria su questa difficile situazione.

Richieste Ristori, protocolli per una riapertura in sicurezza, rinnovo di contratti collettivi nazionali scaduti da anni e riforma organica del settore: sono i temi messi sotto i riflettori da Enrico Bruschi, segretario generale Slc Cgil Umbria, il quale ha illustrato le ragioni della manifestazione: “C’è necessità di riaprire i luoghi della cultura e di sostenere con delle risorse il settore. Non siamo per l’assistenzialismo spinto ma in questo momento c’è ancora la necessità di aiutare tra i lavoratori dello spettacolo di chi vive, in molti casi, solo con 5 mila euro l’anno in momenti normali. Pensiamo quindi come può essere difficile la situazione in questo periodo di pandemia con le chiusure”.

Settore variegato Un settore che, come ha ricordato ancora Bruschi, è pure “molto diversificato”. Cosa che complica da sempre una sua riorganizzazione. Quello della riapertura è comunque “il primo passo da fare” pure per Emanuela Faraglia, attrice e responsabile produzione culturale Slc Umbria, la quale ha ricordato poi come in questo anno si è cercato di tenere sempre alta attenzione su questi temi e in un settore “molto variegato”. “Il rischio è che riprenda ad operare solo la parte più visibile del comparto, quella al vertice, e che resti al palo quella più nascosta” ha inoltre commentato.

Dialogo e confronto In Umbria, ha poi evidenziato per Adu Umbria l’attore Alessandro Sesti, c’è un terreno fertile con tante realtà teatrali anche di ricerca, “un bene prezioso da tutelare” ha affermato. Da questa consapevolezza nasce quindi una attenzione costante “per colmare tutto quello che c’è da colmare”. Una crisi che secondo Sesti ha portato i vari soggetti presenti sul territorio umbro “a guardarsi in faccia” mettendo in evidenza così “una precedente assenza di dialogo”. “Ci siamo trovati di fronte una realtà regionale, oltre che nazionale, impreparata e basata sul caos” ha dichiarato l’attore.

Tavolo con la Regione I rappresentanti del sindacato hanno inoltre ricordato l’interlocuzione aperta con le varie istituzioni, soprattutto con la Regione Umbria grazie ad un tavolo tecnico che era stato promesso in tempi brevi: “All’inizio del mese di marzo – ha annunciato Bruschi – come ci è stato detto dalla Regione ci sarà un ulteriore step con le realtà del settore per impostare quella che si spera sia una ripartenza vera e per fare finalmente dello spettacolo e della cultura un elemento cardine dell’Umbria”. Per Sesti, infatti, è “fondamentale” il ruolo da protagonista della Regione “e non solo a sostengo di ciò che c’è già da 60 anni ma anche a chi oggi ugualmente esiste ed opera”. “Ora i tempi sono cambiati, le realtà sono diverse e si muovono in altro modo e per questo la Regione deve essere visionaria e virtuosa per sostenere una realtà culturale al pari di una startup” ha sottolineato Sesti per poi aggiungere: “Dobbiamo agire tempestivamente e non raccogliere solo le briciole per non far disgregare tutto un’altra volta, perché altrimenti arriverà per noi la nostra seconda, e questa volta definitiva, ondata”.

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