martedì 16 luglio - Aggiornato alle 10:52

Terni, ripartono gli scavi alla necropoli del Vallone di Montecchio: «Nuova luce su tutto il sito»

Accordo tra Comune e ateneo di Perugia, in campo anche l’ateneo della Kent State University dell’Ohio

Riprenderanno anche questo anno gli scavi archeologici a Montecchio, in provincia di Terni, nella Necropoli del Vallone di San Lorenzo. Le indagini infatti stanno restituendo risultati inaspettati per tutti gli studiosi che partecipano al progetto, con nuova luce sull’area sepolcrale in uso dal VII sec.a.C. fino al IV sec.a.C. La ricerca è il risultato di una convenzione firmata nel 2017 tra il Comune di Montecchio e il Dipartimento Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, per la ricerca, recupero e valorizzazione di beni archeologici della città.

I piani Il progetto mira a «raggiungere i più alti standard di istruzione e ricerca accademica e prevede lo sviluppo di un’analisi dettagliata del patrimonio archeologico sia attraverso l’impiego di metodologie tradizionali, come ricognizione e scavo stratigrafico, sia di nuove tecnologie informatiche (GIS mapping e digitalizzazione di dati georeferenziati delle evidenze archeologiche presenti), al fine di comprendere appieno il rapporto tra la presenza di eventuali insediamenti e il territorio».

I numeri Quest’anno le indagini vedranno all’opera, per quattro settimane, una ventina tra archeologi e studenti dell’Università degli Studi di Perugia, sotto la direzione scientifica del prof. Gian Luca Grassigli e con la partecipazione della Prof.ssa Sarah Harvey, insegnante di Studi Classici alla Kent State University in Ohio. Lo scavo è realizzato con la concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la stretta collaborazione e supervisione del dottor Luca Pulcinelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Il sito archeologico Il sito si trova sul versante sud-occidentale di Montecchio, lungo il Fosso di San Lorenzo tributario del Tevere, delimitato da una serie di alture separate da profondi valloni incisi dai numerosi affluenti che percorrono questo territorio riversandosi nel fiume. In età preromana il territorio era occupato da diversi complessi abitativi, non molto grandi, organizzato secondo un modello abbastanza diffuso di tipo paganico-vicanico. Ad oggi non sono molti i dati archeologici di cui disponiamo, ma individuano l’abitato più importante e rilevante all’altura soprastante di Copio, luogo di puntuali ricerche di superficie che hanno individuato presenza di materiale che denota una continuità di vita parallela a quella della necropoli di San Lorenzo. L’area archeologica, oggetto di numerose opere di valorizzazione e visitata da un numero sempre crescente di turisti, è stata oggetto di una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza dal 1975 fino al 2000; sono state individuate una cinquantina di tombe in gran parte manomesse da scavi clandestini. Si tratta di sepolture a camera che si sviluppano sui fianchi del vallone, scavate direttamente nel banco naturale da cui si accede attraverso un breve dromos realizzato a cielo aperto. Le camere sono caratterizzate da ambienti quadrangolari, con tetto displuviato e munite di banchine laterali e di fondo, distintamente utilizzate per la deposizione dei defunti e dei materiali di corredo.

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