giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 16:23

Terni, la tragedia di Chernobyl in un romanzo: ‘Marmellata di prugne’, la storia di Lyudmila

Patrizia Fortunati

di Francesca Torricelli

«L’unica contaminazione positiva è stata la mia famiglia italiana». Così inizia ‘Marmellata di prugne’, il primo romanzo della scrittrice esordiente Patrizia Fortunati, che per il suo quarantesimo compleanno ha deciso di regalarsi il sogno di quando era bambina: scrivere un racconto e pubblicarlo.

L’idea L’anno successivo al disastro nucleare di Chernobyl «l’Onu – mi spiega Patrizia – ha fatto un appello a tutti i popoli del mondo, di accogliere per almeno un mese fuori dal territorio contaminato, i bambini coinvolti, in modo da far scomparire o almeno in parte, alcune radiazioni. L’Italia è stato il Paese che ha risposto di più e la mia famiglia era una di quelle. Dall’esperienza di accoglienza è nata l’idea di questo romanzo. Per la verità non è nato come un romanzo, ma è nato come una necessità mia di scrivere le emozioni che avevo vissuto. Inaspettatamente ho trovato un editore disposto ad investire su questo libro e quindi siamo partiti in questa avventura».

La sua storia «Io abito a Terni – continua – dove c’è la sede nazionale della fondazione ‘Aiutiamoli a vivere’, l’organizzazione di volontariato più grande, e una delle prime, che ha proposto alle famiglie italiane di accogliere i bambini ucraini nati o cresciuti a Cernobyl. Solo grazie a questa fondazione, 6 mila bambini sono venuti in Italia. Oggi ne arrivano circa 2 mila, perché purtroppo, anche se non si parla più di Chernobyl, gli effetti ovviamente continuano. A Terni, che è sempre stata una città solidale, vedevo questi bambini che arrivavano e queste famiglie che aprivano le porte delle proprie case per loro. E ho iniziato a proporlo anche ai miei genitori. Ho faticato un pò a convincerli perché si rendevano conto più di me dell’impegno che avrebbe significato. Alla fine però hanno accettato e nell’estate del 1994 Lyudmila è arrivata a casa nostra».

La protagonista Il libro è scritto in prima persona. È in parte reale e in parte di fantasia. «La protagonista del racconto è proprio Lyudmila, la bambina che noi abbiamo ospitato. Lei è nata nel 1986, l’anno del disastro nucleare di Chernobyl. È venuta ospite a casa nostra che aveva quasi 8 anni. Nel libro mi immagino che lei ne abbia 90 di anni e che racconti la sua storia, giorno per giorno in cui era ospite in casa nostra. Quindi possiamo dire che la prima parte è vera, tutto il resto è inventato. Ho immaginato lei a 90 anni, perché quando è arrivata da noi non credeva possibile che le persone potessero invecchiare. Lei non ne conosceva nemmeno uno. Quando ha conosciuto i miei nonni mi ha detto: ‘No possibile, se lui 85, lui morto’. In qualche modo per me è come augurarle di avere una vita lunga e serena, per quello che è possibile».

La povertà Nella prima parte «in cui racconto esattamente quello che è successo quando è arrivata da noi, descrivo tutte il suo stupore nel vedere una doccia, una tavola apparecchiata, la biancheria intima. Lei veniva da un villaggio di campagna nella Bielorussia meridionale, una parte molto colpita dal disastro nucleare. Ma lei non sapeva nemmeno cosa fosse Chernobyl. Vivendo in quelle zone di campagna, senza televisione e grandi mezzi di comunicazione, cresceva nell’ignoranza. È arrivata a casa nostra rachitica, con dei vestiti piccolissimi, tutta sporca e con delle scarpe giganti della sorella».

Il titolo ‘Marmellata di prugne’ «l’ho scelto perché mia madre mi ha cresciuta con quella marmellata fatta in casa e quando Lyudmila veniva in Italia ci facevamo merenda insieme. Quell’odore e quel sapore a me ricordano casa e per lei è un modo come un altro per ricordare l’Italia». Il romanzo è stato presentato a Terni, Perugia, Arezzo, Narni ed Argneta. La settimana prossima sarà presentato a Cassago Brianza, Casale Monferrato e Sartirana Lomellina. A fine novembre «sarò in Trentino e l’8 dicembre a Padova al convegno nazionale della fondazione ‘Aiutiamoli a vivere’. Insomma c’è un bell’interesse intorno al romanzo che vuole offrire, tra l’altro, lo spunto per tornare a parlare di Chernobyl, le cui conseguenze, purtroppo, continuano a condizionare pesantemente la vita delle popolazioni che ne sono state maggiormente colpite».

Oggi Lyudmila vive in Bielorussia per scelta, sta crescendo due bambine da sola, perché il compagno da cui le ha avute, dopo averla massacrata di botte è sparito. La fortuna, se così possiamo definirla, di Lyudmila è stata proprio fare queste ‘vacanze’ in Italia. Le hanno permesso di conoscere delle grandi realtà e l’hanno arricchita di un bagaglio culturale che ancora oggi le torna utile. «Anche se, paradossalmente, quelli che si sono ‘arricchiti’ di più in tutti questi anni, siamo noi, proprio grazie a lei».

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