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Terni e il busto del Canova, parla l’antiquario: «Folgorato dalla sua straordinaria bellezza»

Il busto di Canova a Terni

di Sebastiano Pasero

Sulle tracce di Antonio Canova, a Terni. Sì, proprio nella città che pure è poco avvezza al marmo, la materia prima del grandissimo scultore italiano. È custodito qui, infatti, un busto in marmo che la prestigiosa rivista Arte | Documento ha attribuito al Canova, lo scultore che ha lavorato per gli uomini più potenti della sua epoca: da Napoleone a Pio VII. Un’opera di straordinaria bellezza che rischia di emulare, almeno in parte, le perfomance del Salvator Mundi, attribuito a Leonardo Da Vinci.

Quel soggiorno a San Gemini A un tiro di schioppo, a San Gemini, Antonio Canova ha lungamente soggiornato. A tal punto che nei primi dell’800, come risulta all’Archivio di Stato di Terni, acquistò dei beni – terreni e alcuni immobili – nel centro storico. Per il Canova, in vecchiaia alle prese con problemi di stomaco, San Gemini voleva dire cure termali e riposo.

Testa di Venere Antonio Canova è uno degli artisti più prolifici della storia della scultura. Con commissioni importantissime, da Parigi, Roma, Venezia, Napoli, Firenze. Ma come è finito a Terni questo busto di donna dai seni scoperti e dai capelli che sembrano freschi di spazzola? Il busto è stato l’attrazione dell’ultimo Gotha di Parma, la biennale di antiquariato più importante di Italia. E’ lì che torna alla luce. Proviene da una collezione privata, finché non passa nelle mani di chi lo custodisce gelosamente. Enrico Franconi, 57 anni, antiquario da oltre trent’anni, è persona riservata e accetta di parlare di questa ‘scoperta’ solo dopo molte insistenze: «Il busto l’ho acquistato nel 2011, quasi per caso. La mia specialità è il ‘500 e il ‘600 umbro, ma sono rimasto colpito dalla straordinaria bellezza di questo marmo. Una volta in mio possesso l’ho studiato e fatto esaminare ad alcuni studiosi d’arte, nel 2013 il riconoscimento della rivista Arte | Documento, diretta dal professor Giuseppe Maria Pilo, che dedica quattro pagine a questo busto che presenta tante analogie con quello conservato all’Hermitage».

Terni e l’arte A Terni la bellezza ideale della Venere italica, un modello – dal volto dai lineamenti puri ai seni a coppa di champagne – che andrà a costituire un canone. Parlare con la famiglia Franconi è anche un’occasione per parlare di Terni, vista nelle passioni del grande collezionismo e dell’antiquariato: «I bombardamenti hanno distrutto palazzi e arredi, alcuni di questi sono andati dispersi anche perché per metterli in salvo furono portati via da Terni. La distruzione e la dispersione hanno inciso sulla memoria della città e anche sul gusto dell’antico. Ci sono stati però appassionati importanti e anche mercanti d’arte di rilievo». Interviene la signora Alberta Rippi, 87 anni, decisamente più loquace del figlio Enrico: «E’ con gli anni del ‘boom economico’, che emerge anche la passione per l’arte antica. Terni ha avuto grandi antiquari, seguendo la scia di quelli umbri e toscani. Lamberto Galeazzi, dalla fine degli anni ’60, è stato un operatore internazionale. Poi si sono arrivati Bartolozzi, Albasini, Chitarrini».

Ricordi del tempo che fu Dalla fine degli anni ’90 la ‘Terni seduta’ si fa sentire anche in questo settore: «La crisi – dice Enrico – non ha risparmiato Terni, portando all’annullamento di un settore che era già di nicchia. L’antiquariato dall’Umbria, il Lazio e la Toscana, si è spostato al Nord di Italia». Rimangono molti ricordi. Alcuni tragici: «L’incendio di Todi, nell’81, è stato un colpo durissimo». Altri decisamente più belli: «Terni con una importante collezione di monete è andata ad arricchire la collezione Bruschi di Arezzo. La mostra, in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, sulla presenza delle truppe napoleoniche a Terni è stata un successo».

Non ha prezzo E ora la Testa di Venere, sessanta centimetri di marmo incantevole ed estremamente prezioso: «Il mio lavoro, nonostante la durissima crisi, è vendere – dice Enrico – ma per questo busto non parliamo di cifre». Poi un sospiro: «E’ una cosa unica, un pezzo del genere nella vita di un antiquario capita al massimo una volta. Separarsi da tanta bellezza non è così semplice».