martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 01:03

Terni, al Clt Time le opere di Osmida: ecco i lavori dipinti e ‘spellati’

Dall’11 maggio fino al 30 giugno la mostra con le produzioni dell’artista di Passignano sul Trasimeno

Dopo il successo della mostra ‘Osmida del tramare e dello strutturare’, tenuta nel mese di marzo a Perugia nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina, le opere dell’artista approdano a Terni alla biblioteca del Clt, per una mostra che ne ripercorre in breve le stagioni creative riassumendo nell’insieme tutti i più significativi momenti della vicenda artistica e umana.

L’evento Il vernissage ha visto la partecipazione dei curatori, Massimo Duranti e Andrea Baffoni dagli Archivi Dottori di Perugia, del presidente del Clt di Terni Giovanni Scordo, con la collaborazione delle figlie dell’artista Maria Cristina e Silvia Temperini. Letture dei diari dell’artista sono state interpretate dal professor Domenico Cialfi. L’iniziativa, inserita nel programma di Clt Time, patrocinata dal Comune di Terni e realizzata in collaborazione con Acciai Speciali Terni, presenta circa trenta opere complessivamente datate fra l’inizio degli anni Settanta e la seconda metà dei Novanta. Sono presenti in particolare le note opere su doppia carta catramata dipinte e ‘spellate’ (alcune di grandi dimensioni), la sua più significativa invenzione, oltre a piccoli allestimenti con oggetti simbolici e le rarissime pirografie. Un percorso che in breve traccia un itinerario di elevata qualità estetica che ebbe riconoscimenti da parte della critica a livello nazionale e internazionale con nomi come quello di Enrico Crispolti e poi Giorgio Bonomi, Aldo Iori, Emidio De Albentiis, Anton Carlo Ponti e con mostre in Italia, a Klagenfurt, e collettive in vari paesi europei e in America.

La storia di Osmida Artista concettuale versatile, alla continua ricerca e sperimentazione su materiali inusuali, aperta a ogni tipo di innovazione e alla performance, Osmida (Mirella Secca) nasce a Passignano sul Trasimeno nel 1926, compie studi artistici all’Istituto d’Arte Bernardino di Betto di Perugia. Dopo un breve esordio verista, al quale segue una lunga pausa dedicata interamente alla famiglia, la sua attenzione si rivolge verso sperimentazioni materiche. Nel 1974 lascia le Marche per stabilirsi a Perugia, iniziando a maturare una propria identità artistica realizzando grandi opere con materiali eterogenei, come impasti collosi, in cui mescola terre a trucioli d’acciaio, evocando le materie informali di Tàpies, Fautrier, Dubuffet e Burri. Materie terrestri alternate a materie artificiali come la nera gomma sintetica o l’amianto, attraverso cui elabora, parallelamente, i temi della ricerca artistica contemporanea. Segue una breve fase più concettuale in cui realizza grandi mappe geografiche sulle quali si stagliano elementi cromatici dal forte valore simbolico. Ma è nei primi anni Ottanta che emerge con forza la sua arte, un linguaggio del tutto autonomo ispirato dalle potenzialità espressive della doppia carta catramata, materiale inconsueto che da questo momento in poi diviene prediletto per la sua ricerca. L’artista rimane attratta dalla particolare trama di questa carta industriale, leggera, ma dalla struttura rigidamente geometrica, quasi minimalista, con la quale unisce la gestualità dello strappo alla composizione geometrica dell’armatura interna. Dai primi anni Novanta le sue opere divengono sempre più leggere e delicate, nelle quali il valore estetico è lasciato quasi esclusivamente alla forza del segno, che adesso risolve in leggere bruciature su carta. Continua ad esporre fino al 1998, sviluppando con sempre maggiore interesse la modalità delle installazioni con echi della cultura materiale e di quella, nuovissima, multimediale. Muore a Perugia nel 2001.

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