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giovedì 24 settembre - Aggiornato alle 16:27

Teatro e spettacolo in Umbria, cara assessora Agabiti ecco alcune idee per un rilancio

Roberto Biselli: «Serve un progetto unico, sostenuto dalla Regione e che coinvolga i Comuni in cui è presente uno spazio teatrale»

Il teatro Morlacchi di Perugia

di Roberto Biselli*

Colgo l’occasione di questa provocazione-appello di Alessandro Riccini Ricci, pubblicata su Umbria24 in questo torrido agosto e forse poco letta vista la disattenzione generale sulla cultura, per allargare il discorso e ribadire che l’Umbria necessita di un totale cambiamento e riforma delle idee e delle pratiche sulla cultura e sullo spettacolo dal vivo, che in realtà sono rimaste immobili da 50-60 anni, ovvero da quando furono genialmente coniate. Il problema rimane sempre quello: l’Umbria, con la sua legge regionale del 1980 sulle grandi manifestazioni come asse portante per la promozione del territorio, con la sola eccezione della nascita del teatro Stabile regionale (termine assai importante per comprenderne la funzione e dimenticato quando lo stesso si trasformò in fondazione), non ha di fatto incentivato alcune seria iniziativa che promuovesse lo spettacolo dal vivo e la promozione legata agli eventi, sempre sporadici e costruiti secondo la volontà del politico di turno.

L’INTERVENTO DI RICCINI

In ginocchio La crisi legata alla pandemia, che ha quasi azzerato il settore spettacolo dal vivo in Italia, ha di fatto messo in ginocchio il comparto anche nella nostra regione. Attori disoccupati, imprese allo stremo, mancanza di prospettive e di analisi politiche e nuove visioni strutturali del settore condivise, e – cosa ancora più grave – mancanza di serio dibattito intorno alla questione generale, a parte rivendicazioni di settore che lasciano un po’ il tempo che trovano sul piano dell’intervento a lungo termine, pur svolgendo una funzione di supporto alla disoccupazione dilagante del settore spettacolo che se pur piccolo muove in realtà un indotto complesso. I referenti istituzionali per ora sono silenti e non potremmo che augurarci una discontinuità politica, considerato che dopo anni di governo a trazione Pd la destra ha assunto il governo della regione; il dirigente per il nostro specifico settore è anch’esso cambiato e dunque siamo in attesa: ma nel frattempo? gli attori, i musicisti, i tecnici che devono fare? attendere anch’essi, specialmente ora che il governo, favorendo queste false riaperture di teatri e cinema, ha solo messo un tappo a una situazione esplosiva dal prossimo settembre, risparmiando però i 600 euro dati come sostegno ai bisognosi?

Una proposta Fa un po’ sorridere considerando le ragguardevoli cifre investite da Germania o Francia per il rilancio del comparto, così significativo per la loro identità nazionale e qualità di vita. E dunque per questa nostra regione, per gli attori, i tecnici, i musicisti, gli operatori nelle scuole, per le sue imprese non sovvenzionate dal Fus – altra incredibile mancanza di visione e funzione operativa da parte dell’ipotetico Osservatorio dello spettacolo del Mibact – quali sono prospettive a breve -medio termine? Io per la verità una proposta l’avrei, e vorrei presentarla qui in forma ufficiale, all’assessore alla Cultura Paola Agabiti nonché ai suoi funzionari e alla massima emanazione regionale come distributore dello spettacolo dal vivo in Umbria, ovvero il Tsu.

Un progetto unico Perché in questo momento così difficile e precario, che in verità non ha fatto altro che scoperchiare un vaso di Pandora per un settore, quello specifico del teatro, già ampiamente in crisi, non raccogliere tutte le forze politiche e economiche sotto un progetto unico, che da una parte evidenzi la volontà di tutte le istituzioni regionali a lavorare insieme per offrire un segnale forte di coesione e sostegno morale ed economico, dall’altra dia un respiro economico importante a chi lavora, produce e vive attraverso il suo lavoro dal vivo? Ovvero perché non dedicare, con il supporto e il sostegno della Regione e di tutti i comuni coinvolti nel circuito teatrale dell’Umbria, gran parte delle repliche del circuito stesso del prossimo anno 2020-21 a produzioni realizzate ad hoc o di repertorio delle imprese o dei soggetti produttori della nostra regione che, con estrema fatica, mantengono il loro ruolo di professionisti dello spettacolo?

Insieme Come è avvenuto e sta avvenendo per il post terremoto, in questa unione politica ed economica si arriverebbe, perlomeno in questo difficilissimo 2020-21, a un reale processo di sostegno alla produzione regionale, sostenendo eventuali nuove proposte o cachet per le repliche proposte nel circuito, offrendo così agli artisti dell’Umbria una opportunità importante per essere valorizzati e sostenuti dallo stesso territorio. D’altra parte il decreto Franceschini prevede che la stagione 2020 sarà salvata per intero con finanziamento Mibact e che il 20% delle quota dovrà essere dedicato a nuove produzioni. Ecco dunque che salvaguardata la doverosa e assolutamente legittima autonomia della direzione artistica dello Stabile umbro, condizione fondamentale di garanzia per ogni istituzione culturale, si potrebbe offrire una soluzione politica e economica vantaggiosa ed efficace per gestire questa contingenza, offrendo anche l’idea che la stiamo attraversando insieme, istituzioni e lavoratori e artisti dello spettacolo in Umbria.

Un circuito alternativo (o allargato) Ciò non significa che gli artisti debbano dormire sulle ipotesi, ben vengano tutte le iniziative che permettano riflessioni e proposte di riforma del settore a lungo termine, che soffre di una lunga ultra ventennale mancanza di attenzione e investimento da parte delle politica, dei movimenti sindacali, degli intellettuali o di chiunque si voglia occupare del settore. A questo proposito penso infatti che siano ormai maturi i tempi per poter discutere di un circuito teatrale umbro alternativo (o allargato) che si potrebbe inserire organicamente nell’attuale sistema, rimasto un po’ troppo chiuso rispetto alla potenzialità che il territorio ha saputo offrire, specificamente in questi ultimi anni.

Dal basso San Giustino, Gubbio, Umbertide, Montone, Perugia, Bettona, Bastia Umbra, Bevagna, Castiglione del Lago, Gualdo Tadino, Massa Martana, Cannara, Gualdo Cattaneo, San Terenziano, Acquasparta, Carsulae, Orvieto, Terni, Amelia, Narni, Avigliano Umbro sono tutte realtà che possiedono uno spazio teatrale: potrebbe essere sfruttato in maniera attiva e costruttiva, ospitando spettacoli, laboratori, progetti per e con le scuole, residenze artistiche, incontri e conferenze, progetti di formazione del pubblico e così via, come da anni tutti i soggetti operanti in Umbria da anni svolgono costantemente, costituendo di fatto un sistema organico di produzione culturale dal basso, assai poco sostenuto e valorizzato. Queste mie sono riflessioni, vogliono innescare un dibattito, una presa d’atto, un invito a trovarsi insieme, a non sfuggire il confronto, a restituire dignità a chi da anni lavora in modo professionale e rappresenta eccellenze del territorio, troppo spesso marginalizzate. Sperando di aver creato un terreno fertile per una sana discussione.

*Direttore del Teatro di Sacco, Todioff, docente di Storia del teatro italiano all’Università per stranieri di Perugia

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