mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 20:24

Sgombero Frigolandia, presentato il ricorso al Tar ora si cerca il dialogo con la Regione

I legali lo hanno depositato giovedì, in ballo un enorme patrimonio culturale. Sparagna: «Il sindaco non vuole neanche parlarci»

L'ingresso di Frigolandia a Giano dell'Umbria

di Daniele Bovi

La strada per salvare Frigolandia dallo sgombero, voluto dal Comune di Giano, passa anche dalle istituzioni e non solo dalle aule del Tar. Giovedì gli avvocati di quella che è, nei fatti, una delle più originali e interessanti esperienze culturali europee, ha depositato il ricorso contro l’ordinanza del sindaco Manuel Petruccioli, arrivata come una doccia fredda a metà marzo, in piena pandemia. La questione è giuridicamente molto complessa e sebbene sia i legali che la Repubblica confidino in un risultato positivo di fronte al Tribunale amministrativo, l’esito non è scontato e perciò l’intenzione è quella di andare a bussare alle porte delle istituzioni e in particolare della Regione.

I PERCHÉ DELLO SGOMBERO

Il patrimonio In ballo c’è un patrimonio culturale da capire (e questo, nella vicenda, rappresenta di certo uno dei problemi principali) e valorizzare oltre a un quindicennio di iniziative, tutte documentate dai legali che hanno parlato anche – dato il valore delle opere i costi eventualmente connessi a un loro spostamento – di una istanza di risarcimento. Con lo sgombero non è a rischio solo la sede delle riviste Frigidaire e Il nuovo male, ma anche il Museo dell’Arte Maivista e l’archivio storico che conserva migliaia di opere, fotografie e pubblicazioni degli ultimi 40 anni. Un patrimonio dal grande valore culturale ma anche economico e, specialmente dopo i fatti delle ultime settimane, sempre più visitato.

Perché spaventa? Nel frattempo Vincenzo Sparagna, direttore di Frigidaire e de Il Nuovo Male e fondatore del centro culturale, è tornato a farsi sentire chiedendo «perché Frigolandia spaventa così tanto il sindaco e l’amministrazione di Giano dell’Umbria da volerla addirittura cancellare». Sparagna, che ha dato vita a una petizione su Change.org firmata da quasi 13 mila persone, spiega che «uello che fa paura è la nostra indipendenza da qualsiasi potere, l’entusiasmo delle migliaia di giovani di ogni parte d’Italia che hanno reso viva e reale la immaginaria Repubblica dell’Arte». Un’esperienza finita al centro anche di molti tesi di laurea in diversi paesi del mondo. «Questi ragionieri, che ragionano assai poco, temono tutto quello che va oltre il loro angusto orizzonte – dice – e il loro tornaconto, personale o elettorale poco importa. Mentre dicono di volere lo sviluppo del turismo, diffidano di chiunque non sia “gianese”». Quanti sono in grado di capire il patrimonio che c’è all’interno dell’ex Colonia, chiusa da anni e restaurata ormai dal 2005?

I moderni tartufi Il direttore di Frigidaire rivolgendosi a quei «ragionieri» osserva che questi «non capiscono che c’è un mondo intero oltre le dolci colline di questo territorio da loro così scioccamente maltrattato. Amministratori simili sono la prova che resta ancora molto da fare per guarire l’Italia, le cui ricchezze più grandi sono l’arte, l’intelligenza, la creatività, che i moderni tartufi (come li chiamava Molière) combattono senza neppure chiedersi perché. Così, invece di incontrarsi con noi, come sarebbe perfino doveroso, il sindaco non vuole parlarci, anzi non ha mai visitato Frigolandia che sta ad appena duecento passi dalla sede del Comune, e, nell’ansia di cacciarci, si ostina a ignorare le persone che sono venute a Giano per vedere il Museo dell’Arte Maivista o per le tante nostre iniziative artistiche, editoriali e culturali». Iniziative, peraltro, sempre gratuite.

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