domenica 16 febbraio - Aggiornato alle 23:28

Sanremo 2020, Achille Lauro ‘interpreta’ San Francesco. I frati: «Discutibili modo e luogo»

Tra omaggio e provocazione l’esibizione del cantante che su Facebook mette l’icona del Poverello come immagine del profilo. Padre Fortunato: «Comunque esprime una ricerca di senso»

Achille Lauro 'interpreta' San Francesco

Un omaggio o una provocazione? L’esibizione di Achille Lauro che si sveste da un ricco abito restando in una tutina color carne è quella che più ha colpito e fatto discutere nella prima serata di Sanremo 2020 ed è stata esplicitamente dedicata a San Francesco e, in particolare, all’affresco della Basilica superiore di Assisi in cui è raffigurata la scena della spoliazione.

Il più rivoluzionario È lo stesso cantante a spiegarlo su Facebook (dove, fra l’altro, ha cambiato l’immagine del profilo proprio con una icona che raffigura il Poverello. «San Francesco – scrive Achille Lauro -. La celebre scena attribuita a Giotto in una delle storie di San Francesco della basilica superiore di Assisi. Il momento più rivoluzionario della sua storia in cui il Santo si è spogliato dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà». Ecco il video della canzone:

La bacchettata La performance festivaliera non ha convinto i frati francescani di Assisi, che bacchettano l’artista tramite un editoriale firmato da padre Enzo Fortunato, direttore della rivista «San Francesco patrono d’Italia»: «Gesti e parole di Achille Lauro, di cui vorrei rispettare la sincerità dell’intenzione. Rimane discutibile – scrive – il modo e forse il luogo. Non possiamo ridurre quella scelta di radicale nudità e affidamento a Dio che si rivela come padre di ogni uomo a delle paillettes color carne. Forse per questa scena sarebbe stato preferibile il titolo: I Care e altri abiti. Dove è necessaria una coerenza tra i contenuti del testo, le intenzioni e i gesti. La differenza è proprio qui». Più in generale, padre Fortunato rileva che «il festival esprime una ricerca di senso e di significato che non può essere messa tra parentesi. La pastorale stessa della Chiesa è chiamata a tenerne conto. Non di rado infatti vescovi e sacerdoti durante le celebrazioni propongono i testi della più popolare kermesse italiana».

Pace I frati di Assisi invece esprimono apprezzamento per il don Matteo di Fiorello: «Quella parola “pace” che apre di fatto il Festival. Fiorello la ripete per ben 11 volte: “In questo mondo c’è bisogno di pace, ma pace, tanta pace. Benvenuti fratelli… C’è bisogno di pace, c’è bisogno di pace. Che bello essere qua! Saluto anche gli amici della galleria: scambiatevi un segno di pace! Ci voleva pace..” Ad indicare direttamente o indirettamente che il nostro Bel Paese sta superando i limiti di guardia nella litigiosità, nell’egoismo». Tirando le somme padre Fortunato conclude scrivendo che «in fin dei conti la prima serata del festival più popolare e più visto d’Italia ci consegna tre ‘verità’: abbiamo bisogno di senso e significato; abbiamo bisogno di pace; abbiamo bisogno di solidarietà. E se oltre la musica concorrono i fatti tutto è più semplice o se volete più francescano».

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