venerdì 23 giugno - Aggiornato alle 01:58

Rockin’Umbria, tra qualche capriccio e brani splendidi apertura col botto con Sun Kil Moon

A sinistra Mark Kozelek (foto Maccari-U24)

di Barbara Maccari

Apertura col botto per Rockin’Umbria a Umbertide. Nella magnifica cornice di piazza San Francesco si è esibito Sun Kil Moon, pseudonimo di Mark Kozelek, in un concerto di altissimo livello, accompagnato da una band straordinaria. Molti i brani tratti dal disco «Benji» e dall’ultimo lavoro «Universal themes», in scaletta anche una cover di Nick Cave.

Capricci La sua fama di personaggio dal carattere burbero e lunatico lo precedeva, e infatti anche giovedì sera non si è smentito: appena salito sul palco ha preteso che il pubblico si alzasse dalle sedie disposte nella magnifica piazza San Francesco per spostarsi più vicino a lui. Sistemato il pubblico se l’è presa con le luci, troppo forti, meglio la penombra e come in ogni suo concerto non sono mancate discussioni per foto o filmati (alla cronista sequestra lo smartphone e poi glielo restituisce). Mark è un personaggio, e come ogni personaggio o lo si ama o lo si odia, ma quando sveste i panni della star ribelle e si mette quelli di cantautore il mondo intorno a lui cambia.

Band Il concerto parte piano, poi Mark si scioglie, accompagnato da una signora band. Alle sue spalle ci sono infatti Dave Devine e Neil Halstead (Slowdive) alla chitarra e Mike Stevens e Steve Shelley (Sonic Youth) alle batterie, musicisti di due band leggendarie, amici di vecchia data di Mark, che si sono prestati più che volentieri a supportarlo in questo giro di concerti. Kozalek si divide tra il tamburo, che suona soprattutto nella prima parte del concerto, e la chitarra, anche se molti brani li canta esclusivamente dietro al microfono, sorretto solo dal suono della sua profonda e carismatica voce.

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Interazione col pubblico Nel corso della serata non mancano i momenti spiritosi in cui Mark interagisce col pubblico: prima saluta il signore affacciato sul balcone, poi decide di far salire un bambino dalla prima fila sul palco con lui e nel finale altri due spettatori lo accompagnano danzando sulle note della sua musica. Chiede una sigaretta e invita tutti alla proiezione del film Youth di Paolo Sorrentino dopo il concerto: «Ho recitato una grande parte in quel film». Più canta più si sente a suo agio.

LA RASSEGNA

Benji Lo show parte con «Mariette» e «Hey you bastards I’m still here» due pezzi dal disco registrato con i Desertshore (uno dei gruppi precedenti di Mark prima di fondare Sun Kil Moon) poi decolla con «Micheline», uno dei brani tratti dal precedente disco «Benji», capolavoro inserito nella classifica dei migliori album del 2014 e nella top 100 dei dischi dell’ultimo decennio. Proprio da «Benji» sono tratti i maggiori brani in scaletta. Con Mark che si sistema dietro le pelli del tamburo arriva il momento di «Richard Ramirez died today of natural cause», pezzo dall’incalzante incedere. Già dall’attacco di «Carissa» il suono ha la malinconia del ricordo autobiografico, nel racconto del dramma di una cugina che perde la vita in un bizzarro incidente domestico. Arriva così il momento della toccante «I watched the film The song remains the same» che raggiunge i dieci minuti, ma per tutta la durata si regge benissimo su una forza evocativa, al termine della quale viene presentata la band.

Storie d’amore Nell’intimista «I can’t live without my mother’s love» Mark si interroga sul futuro, non riuscendo a capacitarsi di poter sopravvivere alla madre rinunciando all’amore che la stessa nutre nei suoi confronti. Con «This is my first day and I’m indian and I work at a gas station» e la carrellata di storie d’amore di «Dogs» e «Caroline» (la canzone che ha dedicato alla fidanzata) si chiude «Benji».

Cover Cave Tra i brani in scaletta Mark inserisce anche un omaggio a Nick Cave con la cover struggente di «The weeping song» il cui testo parla di un padre e un figlio mentre osservano sconcertati come tutti intorno a loro siano in preda alla disperazione (di recente Cave ha perso il figlio Nick morto in un tragico incidente, Ndr). Kozalek imbraccia finalmente la chitarra per suonare l’intro di «The possum», uno dei pezzi tratti dall’ultimo album «Universal themes», seguita dall’altro singolo «Aly/spinks 2» che parte forte e poi rallenta nel finale.

Chiusura Il concerto si chiude col sentito encore «Ceiling gaze» una delle canzoni che Paolo Sorrentino ha scelto per il suo ultimo film «Youth» ed uno dei pezzi più toccanti di Kozalek. Un concerto di altissimo livello in una magnifica location, Mark si mette a nudo nelle sue canzoni, raccontandoci i frammenti più oscuri della sua anima e il pubblico ne rimane incantato, seguendo l’avvolgente melodia della sua voce.