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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 18:53

Ripartire dalle presenze in sala, al cinema Zenith due eventi con ospiti i registi Ronchini e Procacci

I due documentari ‘Giovanna – storie di una voce’, proiezione mercoledì 11 con Giovanna Marini in collegamento, e ‘Una squadra’, giovedì 12 con il tennista Barazzutti

di Giorgia Olivieri

Due serate d’autore per riscoprire il piacere delle sale, questa la proposta del cinema Zenith per rilanciare le presenze dopo due difficili anni di pandemia. Si parte mercoledì 11 maggio con la proiezione di Giovanna – storie di una voce, un documentario alla scoperta di un’esperta di canti popolari, con la regista Chiara Ronchini. Doppio appuntamento giovedì 12 con Una squadra, alla presenza di Domenico Procacci, regista e patron della casa di produzione Fandango, e del tennista Corrado Barazzutti.

Riscoprire il passato Giovanna Marini, etnografa e antropologa, si racconta nel documentario che ripercorre la sua sessantennale carriera dedita alla riscoperta della musica popolare italiana. Sotto la lente della regista Chiara Ronchini, storica montatrice del cinema italiano, la pellicola diventa un monito su come, per conservare davvero qualcosa dobbiamo farla nostra e cambiare insieme a lei. Il documentario ha suscitato entusiasmo al Torino film festival,  «il cinema intelligente e impegnato – come lo definisce il critico e organizzatore dell’evento Andrea Fioravanti – quello che sottolinea le battaglie culturali, sta riscoprendo la tradizione orale e dei canti popolari italiani». L’appuntamento di mercoledì 11 maggio, alle 21.30, vedrà la presenza della regista Ronchini e la partecipazione in collegamento di Giovanna Marini, gli spettatori potranno porre domande e sentire a voce viva i racconti della protagonista. Previsto anche un intervento canoro a cura dell’associazione Ticchettà – tradizioni e identità e la presenza di Patrizia Bovi del quartetto vocale di Marini.

Tra sport e politica La pellicola firmata da Domenico Procacci, invece, dipinge un grande affresco dell’Italia degli anni di piombo durante la vittoria italiana della coppa Davis. Mentre nel 1976 il Cile era governato dalla dittatura di Augusto Pinochet, l’Italia era segnata dal terrorismo politico. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli e Paolo Bertolucci, capitanati dell’ex campione Nicola Pietrangeli, nei secondi anni ’70 fecero la storia del tennis italiano, aggiudicandosi la coppa Davis, la più importante competizione a squadre nazionali del tennis maschile. La finale di quell’anno si era svolta proprio in Cile e mentre la stampa italiana si divideva ideologicamente intorno alla partecipazione della delegazione italiana al torneo, un gesto politico di Panatta e Bertolucci passò completamente in sordina. I due avevano deciso, infatti, di partecipare alla competizione con una maglietta rossa, colore dei marxisti bandito dal regime, ma la stampa italiana non se ne accorse. Nel 2009, anche grazie al documentario Magliette rosse, quel gesto clamoroso ha ottenuto l’attenzione venuta meno quarant’anni prima. Domenico Procacci, produttore che ha rilanciato il cinema italiano con L’ultimo bacio, Radiofreccia e Gomorra, ha deciso di passare dietro la macchina da presa per raccontare le vicissitudini dei quattro moschettieri del tennis nel documentario Una squadra, che condensa ciò che, dal 14 maggio, diventerà una serie su Sky. Domenico Procacci e Corrado Barazzutti saranno ospiti giovedì 12 al cinema Zenith sia alle 19 che alle 21:15 per raccontare l’impresa più grande del tennis italiano.

La ripartenza La speranza di Riccardo Bizzarri, direttore del cinema Zenith, e Fioravanti, è quella di poter riportare il pubblico in sala con una marcia in più, quella del contatto diretto con il regista. La possibilità di fare domande e quella di poter sentire a tu per tu come nasce il prodotto cinematografico sono i punti di forza di eventi come questi. Anche se il mondo del cinema sta dando segnali di risveglio, le abitudini consolidate dopo due anni di pandemia e le restrizioni ancora presenti per l’accesso ai cinema, rappresentano le sfide più grandi per questo genere di attività. Come testimonia Fioravanti, però, «Perugia è una città fortunata, ha tanti cinema e persone che si occupano di curare il mondo dello spettacolo, forse mancano gli spettatori».

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