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mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 08:43

Riapre lo scrigno dell’organo Hermans del 1678: la collegiata di Santa Maria Maggiore

Sabato sera a Collescipoli la cerimonia per celebrare l’evento, a quattro anni dalla chiusura per i danni provocati dal terremoto

Pronta ad accogliere di nuovo i fedeli la chiesa di Santa Maria Maggiore a Collescipoli. Chiusa da quattro anni, la Collegiata è famosa soprattutto come scrigno dell’organo a sette registri, rarissima opera del fiammingo gesuita Willem Hermans del 1678.

Collescipoli Si terrà ale 18 di sabato la cerimonia per la riapertura della chiesa di Santa Maria Maggiore in Collescipoli, chiusa a seguito dei danni a causa del terremoto del 2016. Interverranno: Mons. Giuseppe Piemontese Vescovo di Temi-Narni-Amelia, Don Albin Kouhon Parroco di Santa Maria Maggiore, Prof. Luigi Carlini Presidente Fondazione Carit, Avv. Leonardo Latini Sindaco di Terni, Arch. Paolo Leonelli Direttore dei lavori. La cerimonia si concluderà con il concerto d’organo. Domenica 27 settembre alle ore 10.30 ci sarà la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Giuseppe Piemontese

I lavori La collegiata di Santa Maria Maggiore si trova nel punto più elevato del colle e risale al XII secolo, anche se la sua attuale fisionomia pare essere conseguente ad un insieme di opere che vanno dal XIV al XIX secolo. Depositaria di numerose opere pittoriche e scultoree d’artisti famosi, la Collegiata di Santa Maria Maggiore si sfregia anche di un organo a sette registri, rarissima opera del fiammingo gesuita Willem Hermans del 1678. A seguito del terremoto la chiesa è stata danneggiata nella parte della facciata con segni profondi di distacco murario che ne ha determinato l’inagibilità. Il progetto di restauro dell’architetto Leonelli Paolo è stato accolto dalla CEI che ha preso in carico 75% del costo. La Fondazione Carit ha provveduto al restante 25%, oltre agli extra sorti nel corso dei lavori. I lavori di consolidamento della facciata sono stati eseguiti dall’impresa Edile Artigiana s.n.c. di Pancrazi Roberto e Mauro e quelli di ripristino degli affreschi dal restauratore Giovanni Castelletta.

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