lunedì 20 maggio - Aggiornato alle 22:47

Quelle spoglie a San Francesco al Prato sono del marchese Ascanio della Corgna: lo certifica l’università

Compiuti accertamenti medico-legali. Governò il marchesato di Castiglione del Lago dal 1563 al 1571

E’ stata effettuata una nuova ricognizione sui resti del Marchese Ascanio della Corgna (1516 – 1561): lo studio ha condotto a un’attendibile identificazione delle spoglie appartenute al grande condottiero, esponente dell’antica e famosa casata. Ad operare è stato un gruppo di medici-legali, composto da Marta Bianchi, Sara Gioia, Laura Panata, coordinati dal professore Mauro Bacci, Direttore della sezione di Medicina legale dell’Università degli Studi di Perugia. «La ricognizione – scrive l’Università di Perugia – ha portato a significativi riscontri che, prossimamente, verranno illustrati nel dettaglio. L’iniziativa dell’indagine, che ha coinvolto il Comune e l’Università degli Studi di Perugia, è stata promossa da Gianfranco Cialini, fondatore e attuale presidente del Lions Club di Corciano intitolato per l’appunto ad Ascanio della Corgna. Cialini, infatti, già curatore del Fondo Antico librario/documentario dell’Università di Perugia, nel 2013, a seguito ricerche bibliografiche e archivistiche, individuava le spoglie mortali dei membri della famiglia della Corgna, contenute in nove cassette metalliche, abbandonate in un angolo nella sacrestia della Chiesa di San Francesco al Prato, in Perugia».

Storia «Nacque dal nobile perugino Francesco (detto Francia) di Berardo della Corgna e madonna Giacoma Ciocchi del Monte – è quanto riporta Wikipedia -, sorella del cardinale Giovanni Maria, futuro papa Giulio III. Governò il marchesato di Castiglione del Lago, di Castel della Pieve e del Chiugi dal 19 novembre 1563 al 3 dicembre 1571, dopo aver amministrato il territorio, come vicario, dal 1550. È considerato uno dei più illustri personaggi della sua epoca, distintosi in molti campi. Capitano di ventura, maestro d’armi, ingegnere militare, fu spadaccino imbattuto (famoso il duello, a Pitigliano, con il nobile fiorentino Giovanni Taddei – 26 maggio 1546 -, immortalato nel 1574 dal Pomarancio negli affreschi del palazzo di Castiglione del Lago) e il più forte torneista della sua epoca. Le sue temerarie imprese gli costarono la perdita dell’occhio destro: l’incidente si verificò nel 1536 durante la battaglia di Casale Monferrato. Fu governatore perpetuo di Castel della Pieve, generale della Chiesa, nominato marchese (Ascanio I) dal papa Pio IV il 19 novembre 1563, fu poi da lui imprigionato a Castel Sant’Angelo, con accuse di delitti, stupri e altri reati. Fu liberato per l’intervento di principi europei perché, come esperto d’armi, il suo aiuto era necessario per liberare Malta dai turchi. Lo zio Giovanni Maria Ciocchi del Monte fu eletto papa nel 1550 col nome di Giulio III e, per sdebitarsi con la sorella Giacoma che aveva prestato alla Santa Sede una rilevante somma di denaro, le aveva concesso per nove anni il possedimento di Castiglione del Lago e del Chiugi che lei fece gestire dai figli Ascanio e Fulvio. Morto, però, il pontefice cinque anni dopo, Ascanio ebbe forti contrasti col successore Paolo IV che gli sequestrò il patrimonio. Pio IV, come detto, lo reintegrò nei suoi domini con il rango marchesale. Lo stemma di Ascanio era quello dei della Corgna, caratterizzato dalla presenza dell’arbusto di corniolo con i rametti verdi e i frutti rosso scarlatto: nei dintorni del castello di Bastia Corgna, presso Passignano sul Trasimeno, sede gentilizia della famiglia, crescevano infatti questi alberelli da cui prese il nome (nell’antico edificio si possono vedere esempi non sviluppati in pietra del suddetto blasone)».

Approfondimento Dopo il ritrovamento delle cassette – è quanto spiega l’Università -, nel 2014 fu effettuata una prima ricognizione delle spoglie, che risultò tuttavia molto sommaria e che non portò, nell’ambito dei diversi resti, neppure ad ipotizzare quali potessero appartenere al Nobile Ascanio della Corgna. Il Lions club di Corciano, volendo dare un’adeguata sepoltura ai membri della famiglia della Corgna, attraverso il presidente Cialini, ha preso contatti con il Comune di Perugia, in particolare con il sindaco Andrea Romizi e l’assessore Maria Teresa Severini che hanno autorizzato e incoraggiato (con la collaborazione dell’Unità operativa Acquisti e Patrimonio del Comune) la nuova ricognizione dei resti.

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