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mercoledì 19 gennaio - Aggiornato alle 20:54

Birmania, Sibillini e viaggi dell’anima in Valnerina: ecco ‘Per fortuna ci siamo persi’

Avventura, fatica e senso del limite: presentato a Terni il romanzo di Serafini, musicista organizzatore del Motelago Celtic festival

di M.S.G. e M.G.P.

Viaggi, sogni, vita al limite e una sorta di ‘sfida all’impossibile’ sono questi i temi del romanzo di Maurizio Serafini presentato venerdì pomeriggio al Lilliput, in via Lanzi a Terni nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’associazione Vagabondi della Valnerina. «Siamo veramente amici io e Maurizio – ha introdotto la presentazione l’assessore alla Cultura, Maurizio Cecconelli -. Lo conosco come Mortimer. La prima volta che l’ho visto suonare era tanto tempo fa al Chico Mendez, lui è un personaggio assolutamente interessante e credo il libro lo sia altrettanto. Questo volume parla di una seria di viaggi che raccontano percorsi fatti senza supporto della tecnologia mettendo al centro la persona». Insomma, l’arte del viaggio imprevedibile in un libro.

Per fortuna ci siamo persi «Le nuove tecnologie ti danno l’impressione di conoscere tutto, ma in verità non lo hai vissuto davvero”. Così Gian Luca Diamanti ha introdotto la presentazione del romanzo. L’autore del libro prende spunto dai suoi sogni, “sembra che Maurizio – ha detto Diamanti – sogni qualcosa di notte e decida quindi di partire per un viaggio». Un libro che rappresenta la memoria, che mette in scena «quell’uomo antico – così l’autore- che non si lascia vincere ed è sempre pronto al viaggio».

Il romanzo Durante la conferenza stampa di venerdì pomeriggio al Lilliput il giornalista Gian Luca Diamanti dialoga con l’autore, botta e risposta tra i due per raccontare le avvenute contenute nel libro e cosa ha spinto Maurizio a scriverlo. Un romanzo fatto di Imprevedibilità e sogni: «Se segui il mistero – continua – si aprono altri mondi straordinari. Quando vuoi conoscere il mistero ti puoi trovare in qualsiasi parte del mondo ed è quello che cerco di raccontare in questo libro». Il romanzo dell’autore parte da un sogno: «Nel sonno mi figuro un avvocato che si perde in luogo senza nome e durante tutto il sogno cerco di capire dove mi trovo. Senza sogno non ci sarebbe stato il viaggio, ci sono situazioni che è come se ti chiamino, devono essere i luoghi a cercare te». Non solo viaggi d’avventura ma anche viaggi dell’anima come quello del terremoto del ‘97 o quello in Valnerina.

La morte Un altro tema del libro è giocare con la morte, giocare con il limite, infatti Maurizio circa cinque anni fa era stato soggetto della cronaca locale perché si trovava in Nepal e non dava più sue notizie. L’avventura del tempo: «Ci siamo trovati a percorrere queste montagne senza trovare un punto di discesa. Mi ero perso e poi sono svenuto per la fatica perché avevo contratto una bronchite con febbre e continuavamo a camminare. Mi hanno portato via gli sherpa». Un’altra parte della vita dell’autore è la musica che nel libro «è stata sfiorata ma non toccata – confessa – perché sarà il tema del prossimo libro». Il romanzo si conclude con un omaggio a Branduardi che però è anche una lettera alla madre dell’autore. «In realtà la parte finale del libro spiega tutto. Per il mio primo viaggio a 17 anni mia madre ha pianto per una settimana prima e una settimana dopo e la sua faccia triste mi è rimasta impressa. Io non gli raccontavo nulla. Alla fine l’ho fatto in un libro ed è stata molto meno sconvolta. Alla fine, dopo averla portata in viaggio con me ha iniziato ad amare anche lei l’avventura».

L’avventura Partire con una carovana di saltimbanchi attraverso il Sahara, affrontare pirati malesi e isole salgariane, realizzare un fotoromanzo satirico in Himalaya, scavare una buca di dieci metri in Valnerina alla ricerca di un drago, oppure incontrare uno spettro sui Sibillini. Questo e molto altro ancora in Per fortuna ci siamo persi, il nuovo libro di Maurizio Serafini (Edizioni Terre di Mezzo). Maurizio Serafini è un musicista marchigiano, noto anche per essere l’organizzatore del Montelago Celtic Festival, nonché il leader dei Mortimer McGrave, ma soprattutto un giramondo senza rete, un viaggiatore estremo, che ha – finalmente – trovato il tempo per fermarsi un attimo a raccontare le sue avventure. Per fortuna ci siamo persi è composto da 17 capitoli. I tre più lunghi sono ulteriormente divisi in tre paragrafi e raccontano del proibitivo viaggio del 1991 nella Birmania della guerra civile, dei tre viaggi in Mongolia, Africa e India con gli autobus surreali di Fausto, un anziano fricchettone umbro, e del rapporto simbiotico con tre auto, tre kangoo Renault in giro per il mondo: la bianca, la verde cipro e la grigia. E poi altri racconti brevi ambientati tra le montagne dei Sibillini, tra quelle albanesi, tra quelle himalayane o quelle dell’Atlante. A piedi verso Santiago di Compostela, nel Molise o in Valnerina. In tenda nelle isole deserte o nelle foreste pluviali. Sono racconti tragici, tragicomici e onirici, volutamente sospesi nel tempo, senza il rispetto di una cronologia.

La testimonianza dell’autore Comun denominatore è la spasmodica ricerca di spazi e luoghi sconosciuti anche alle mappe, lontani dalle rotte turistiche. Scrive l’autore: «Quante volte ho voluto fidarmi di un istinto anziché di un ragionamento. Quante volte in montagna ho camminato fuori sentiero, senza mappe e senza itinerari, come se cercassi l’ispirazione per un atto creativo. Quanti errori, quanti momenti difficili e quante piacevoli scoperte. Solo in queste situazioni si acuiscono i sensi, si accendono i radar della percezione e si è pronti, come gatti, a saltare alla reazione. È l’unico modo per non andare a cercare i luoghi, ma attendere che siano loro a trovarti. In un mondo in cui ormai essere esploratori è molto difficile, mi sono così concesso un modo tutto personale di farlo: viaggiare in attesa di perdersi».

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