domenica 22 settembre - Aggiornato alle 15:04

Premio Ue per la letteratura al libro di Giovanni Dozzini: «Lo dedico a chi salva migranti nel Mediterraneo»

‘E Baboucar guidava la fila’ dello scrittore perugino si aggiudica il concorso ‘European Prize for Literature’: «Significativo che il premio vada a un romanzo come il mio»

Libro di Giovanni Dozzini vince premio Ue

di Danilo Nardoni

«L’Europa può essere più solidale di quel che ci vogliono far credere». Queste le prima parole, a caldo, subito dopo aver saputo dell’importante riconoscimento. Giovanni Dozzini è un po’ tutto qui. “Scomodo”, ma intellettualmente onesto. Continua a pensare prima di tutto a chi soffre e a chi è relegato ai margini anche in un momento personale di grande felicità come questo. Lo scrittore perugino, autore del libro ‘E Baboucar guidava la fila’, è il vincitore per l’Italia della decima edizione del Premio Ue per la letteratura. Ad annunciarlo, il commissario europeo Tibor Navracsics e il ministro della Cultura Rumeno Valer-Daniel Breaz in rappresentanza della presidenza di turno dell’Unione.

Dedicato a chi salva vite «Il mio romanzo – ha affermato Dozzini – non vuole fornire risposte, ma porre interrogativi. Come secondo me dovrebbe ambire a fare sempre la buona letteratura. Dedico questo premio a tutte le ONG impegnate nel duro e fondamentale lavoro di soccorso e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. A loro dovremmo essere tutti infinitamente grati». Il romanzo, edito da Minimum Fax, affronta infatti il tema della migrazione raccontando la storia di quattro richiedenti asilo arrivati in Italia dopo aver attraversato l’Africa e il Mediterraneo, sospesi tra la speranza che la loro richiesta venga accolta e l’ansia di essere respinti. «Come autore di ‘E Baboucar guidava la fila’ sono orgoglioso e felice. Come cittadino italiano e europeo, invece, sono confortato. Mi pare significativo – ha detto Dozzini – che il premio per la letteratura dell’Unione Europea vada a un romanzo come il mio». «Ho raccontato – ha sottolineato ancora l’autore – la storia di Baboucar e degli altri sperando di proporre un punto di vista inedito su una realtà complessa – quella dei migranti che ai giorni nostri si ritrovano a trascorrere una parte della loro esistenza nel nostro Paese».

Premio Soddisfazione per il contributo del Premio «alla circolazione delle idee attraverso i confini nazionali e di promuovere la traduzione degli autori italiani all’estero» è stata espressa da Barbara Hoepli, presidente della giura italiana. Il concorso “European Prize for Literature” è finanziato dal Programma Europa Creativa (2014-2020) dell’Unione Europea, che ha stanziato 1,46 miliardi di euro con l’obiettivo di promuovere la mobilità oltre i confini per coloro che operano nel settore culturale, incoraggiare la circolazione internazionale di opere artistiche, favorire la traduzione di 4.500 opere letterarie. Dozzini – giornalista, traduttore, scrittore perugino, i suoi articoli sono stati pubblicati su Europa, Huffington Post, Italia, Pagina99 e OndaRock, dal 2014 è nel comitato organizzativo del progetto culturale Encuentro – ha quindi avuto la meglio rispetto ad altri autori di tutto rispetto. Insieme al libro di Dozzini gli altri autori e titoli in lizza per la vittoria finale erano: Desy Icardi, ‘L’annusatrice di libri’ (Fazi Editore); Raffaele Riba, ‘La custodia dei cieli profondi’ (66thand2nd); Stefano Zangrando, ‘Fratello Minore’ (Arkadia Editore).

Il romanzo ‘E Baboucar guidava la fila’ è una favola senza morale, che affronta il tema delle migrazioni scegliendo di raccontare quello che viene dopo le traversate, la normalità inafferrabile di una vita dignitosa che segue ogni approdo e tutto quello che questa normalità contiene: le paure, i desideri, la rabbia, le nostalgie, riuscendo a ottenere alla fine quella particolare risonanza poetica che hanno soltanto le cose vere. Si tratta di una storia di migranti: quattro richiedenti asilo africani che vivono a Perugia, e un giorno di luglio del 2016 decidono di andare al mare. Ne seguiranno piccole vicissitudini raccontate senza retorica, drammatizzazioni e intenti moraleggianti. Un romanzo in presa diretta, sulla quotidianità di Baboucar, Ousman, Yaya e Robert. La piccola rivoluzione del libro, rispetto alla narrazione imperante, risiede proprio in questo. Baboucar, Ousman, Yaya e Robert sono quattro richiedenti asilo arrivati in Italia dopo avere attraversato mezza Africa e il Mediterraneo. C’è chi aspetta la prima udienza di fronte alla Commissione territoriale, chi il ricorso in primo grado al tribunale, chi invece ha ottenuto una protezione sussudiaria e per un po’ può andare avanti senza troppe ansie. Un fine settimana decidono di prendere un treno che da Perugia li porterà verso l’Adriatico. La meta è la spiaggia di Falconara Marittima e il viaggio è scandito dagli incontri, dalle ossessioni di ognuno e dall’altalenante rapporto con la lingua italiana. Sono quarantott’ore di piccoli avvenimenti: multe, bivacchi, visioni, la finale degli Europei di calcio, qualche litigio. Due giorni in cui i quattro amici si ritroveranno sempre a camminare, in fila indiana, lungo le strade della provincia del Centro Italia.

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