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giovedì 18 agosto - Aggiornato alle 01:02

Pozzo di San Patrizio accessibile a persone con disabilità: progetto sul tavolo del Ministero

Orvieto partecipa al bando MiC per promuovere e rilanciare il patrimonio artistico: «Acqua, sostenibilità e innovazione»

Un viaggio immersivo per rendere il pozzo di San Patrizio di Orvieto accessibile anche alle persone con disabilità e far scoprire la città attraverso luoghi meno noti o non più visibili che tornano in vita grazie alla realtà virtuale e aumentata. Questi obiettivi del progetto ‘Segui la goccia dell’acqua… e scoprirai un Pozzo di bellezza!’ con il quale il Comune di Orvieto ha partecipato al bando del ministero della Cultura per la promozione e il rilancio del patrimonio artistico nel post Covid.
Realtà virtuale per il pozzo di San Patrizio È proprio l’acqua il filo conduttore di tre percorsi ad anello percorribili a piedi o in bici lungo cui si incontrano le principali testimonianze del patrimonio artistico di Orvieto collegate all’acqua e al sistema di approvvigionamento idrico della città. Il pozzo di San Patrizio è il punto di arrivo e partenza di tutti e tre gli itinerari. Qui, attraverso smart glasses e la realtà virtuale, l’opera ingegneristica di Antonio da Sangallo il Giovane potrà essere accessibile da persone con disabilità o affetti da patologie per i quali la visita ‘reale’ risulti  difficoltosa o sconsigliata (ad esempio cardiopatici o chi soffre di vertigini) mentre grazie alla realtà aumentata si potranno scoprire ulteriori curiosità tra le quali anche la particolare struttura architettonica del pozzo.
I contenuti del progetto sono stati illustrati sabato 25 giugno a Piediluco nel corso del primo ‘Forum delle Acque’ organizzato in collaborazione con la Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua dell’Unesco Wamu-Net nella quale, recentemente, il pozzo di San Patrizio è entrato a far parte.
Acqua filo conduttore I tre percorsi si snodano lungo luoghi noti e meno noti della città, dalla Funicolare alle cisterne di San Domenico e via della Pace passando per la Fontana del Leone e di San Zero, dal laghetto di Sugano all’ex centrale Netti per arrivare al Sasso Tagliato e alla cascata del Montacchione, ma anche antiche testimonianze nascoste e non più visibili come la chiesa rupestre della Madonna della Rosa o la fontana del Foro Boario ma di nuovo fruibili in realtà aumentata con una apposita app.  Legato agli itinerari è previsto inoltre un percorso gaming attraverso il quale il turista/visitatore potrà avere accesso a contenuti extra multimediali e tridimensionali al fine di avvicinare anche i più giovani con una proposta di fruizione divertente e ‘di scoperta’. «Lo scopo del progetto è duplice – spiega la responsabile dell’ufficio Cultura e Turismo, Carla Lodi, che ha illustrato l’iniziativa nel corso del panel ‘Patrimoni acquatici, digitalizzazione e turismo sostenibile: esperienze degli ecomusei a confronto’ – da una parte rendere maggiormente fruibile e accessibile attraverso strumenti tecnologici innovativi, ma alla portata di tutti, uno dei monumenti più conosciuti del Mondo. Dall’altra, partendo dai reali motivi per i quali il Pozzo venne realizzato, ovvero garantire acqua per la comunità che risiedeva sull’acrocoro, raccontare la città e riscoprire luoghi noti o nascosti con una insolita chiave di lettura, quella dell’acqua e del sistema di  approvvigionamento della comunità orvietana nel corso dei secoli, che sono i fili conduttori per seguire lo sviluppo urbano: dall’antica configurazione del masso tufaceo, passando per il periodo etrusco con i suoi cunicoli, il Medioevo con le sue cisterne e l’acquedotto pubblico, il Rinascimento con il pozzo e le fontane, fino ai giorni nostri. Il tutto attraverso l’aiuto fondamentale della tecnologia da un lato e, dall’altro, la proposta turistica di tre percorsi, a piedi o in bici: uno specifico dentro il cuore antico della città, uno alle pendici della rupe e l’ultimo che si allarga sul territorio fino a giungere alle sorgenti del Tione».
Accessibilità, sostenibilità e innovazione Al Forum delle Acque anche il vicesindaco con delega al Patrimonio, Mario Angelo Mazzi che ha partecipato alla tavola rotonda conclusiva. «Dopo 500 anni – ha detto– il pozzo di San Patrizio rappresenta ancora un affascinante mistero per la tecnica ingegneristica utilizzata che ne ha fatto un capolavoro unico al Mondo. Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile ulteriormente approfondire e raccontare in maniera immersiva il lavoro fatto all’epoca per costruire l’opera. Questo progetto dunque ha un valore educativo anche e soprattutto dal punto di vista della tutela di un bene prezioso come l’acqua, tema quanto mai attuale e tra i motivi per i quali siamo entrati a far parte della Rete mondiale dei musei dell’Acqua dell’Unesco». Accessibilità, sostenibilità e innovazione le parole chiave di questo progetto secondo il sindaco di Orvieto e assessore al Turismo, Roberta Tardani: «Sono anche le linee guida della nostra politica turistica che sfruttando le nuove tecnologie vuole costruire un’offerta turistica e culturale originale in grado di coinvolgere direttamente il visitatore e farlo interagire in maniera nuova con le bellezze e la storia della nostra città. Un progetto inclusivo che potrà contribuire ad aumentare le presenze ampliando la platea delle persone che oggi non possono accedere al pozzo di San Patrizio e che attraverso questi itinerari storici, artistici e naturalistici, in linea con il filone sulla gamification esperienziale del nostro piano di marketing territoriale, punta anche ad aumentare la permanenza media in città».

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