martedì 31 marzo - Aggiornato alle 09:21

Pescatori greci si trasferirono a Magione centinaia di anni fa: «Ecco perché si venera san Spiridione»

Lo studioso Gianfranco Cialini ne ha parlato durante una conferenza che si è tenuta giorni fa. L’enclave si formò dopo la caduta di Costantinopoli

Un'icona raffigurante san Spiridione

Dopo la caduta di Costantinopoli e dell’Impero d’Oriente nel 1453, alcuni greci in fuga si stabilirono sulle sponde del lago Trasimeno, a San Feliciano, dove è venerato san Spiridione. A questa conclusione è arrivato lo studioso Gianfranco Cialini presentando nei giorni scorsi le proprie scoperte durante una conferenza, organizzata dall’Accademia masoliniana di Panicale, dalla pro loco e dal Comune di Magione, dal titolo «I nomi greci dei pescatori di San Feliciano e il loro patrono san Spiridione». Cialini, già curatore del Fondo antico dell’Università di Perugia, non è nuovo a scoperte che hanno aperto nuovi percorsi di studio come il ritrovamento del primo documento della musica italiana, di 48 documenti ebraici del 1200 e di quello delle spoglie di Ascanio della Corgna.

Dalla Grecia al Trasimeno Cialini è arrivato alle proprie conclusioni grazie ad alcuni documenti d’archivio inediti, smentendo che la venerazione fosse collegata al famoso corridoio bizantino che un tempo univa Bisanzio, Ravenna e Roma passando per il Trasimeno. «La presenza di pescatori di origine greca a San Feliciano – ha spiegato Cialini – è da collegarsi alla caduta di Costantinopoli e dell’impero d’Oriente del 1453, per mano dei turchi e quindi alla loro fuga verso l’Italia, in particolare dalle isole dell’Egeo». Per rafforzare la propria tesi Cialini ha sottolineato la comparsa, tra Seicento e Settecento, di nomi greci come Salomone, Aristotele, Licurgo, Aratea e, contemporaneamente, di cognomi di alcuni abitanti ancora presenti a San Feliciano come Baldassarri, Gaspari, Marinelli, Ferri.

La festa L’enclave greca, dedita solo alla pesca, viveva dentro le mura e la venerazione è confermata dalla presenza di un altare dedicato a san Spiridione risalente alla metà del Settecento, nonché da un olio su tela di scuola veneta che rappresenta il santo mentre guarisce da una malattia Costante II, figlio dell’imperatore Costantino. «Nell’Ottocento inoltre – ha aggiunto Cialini – viene istituita una priorata denominata san Spiridione, che raccoglie fondi per la festa del santo che si celebra il 14 dicembre, in occasione della quale veniva offerta una ciambella con la sua effige e fuochi d’artificio. Tradizione che gli abitanti di San Feliciano ancora mantengono». Alla conferenza hanno partecipato anche il sindaco Giacomo Chiodini, la presidente dell’Accademia masoliniana Maria Lucia Roma Perego e Matteo Agabitini, presidente della pro loco.

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