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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 16:14

Perugino, in Galleria dopo 50 anni tornerà a splendere anche il Gonfalone del Farneto

Presentato mercoledì il restauro finanziato da Coop Centro Italia. Ecco gli interventi che saranno realizzati in tempo per la grande mostra che partirà il 4 marzo

L'opera nel laboratorio di restauro della Galleria (foto Giugliarelli)

di Daniele Bovi

Anche l’unica opera del Perugino non restaurata della collezione della Galleria nazionale dell’Umbria tornerà a splendere in tempo per il 4 marzo, giorno in cui sarà inaugurata la grande mostra su Pietro Vannucci. Mercoledì infatti nella sede della Galleria è stato presentato il restauro, finanziato da Coop Centro Italia, del Gonfalone del Farneto; un appuntamento al quale hanno partecipato il direttore della Galleria Marco Pierini, la conservatrice del museo Veruska Picchiarelli, il presidente di Coop centro Italia Antonio Bomarsi e Irene Mangani, presidente della Fondazione Noi Legacoop Toscana che parteciperà alla promozione della mostra.

VIDEO – ECCO COME SARÀ RESTAURATO IL GONFALONE

Il Gonfalone L’opera fu dipinta intorno al 1472 da un Perugino, all’epoca ventenne, appena uscito dalla bottega del Verrocchio; un periodo di formazione trascorso accanto a “compagni di studi” come Leonardo, Botticelli e Ghirlandaio. A commissionarla furono i frati del piccolo convento francescano della Santissima Trinità del Farneto. Il dipinto mostra un Compianto sul corpo di Cristo, adagiato in grembo alla Madre e venerato da San Girolamo e dalla Maddalena. Un’opera giudicata dagli esperti crepuscolare, intima, ascetica, che doveva ricordare ai frati l’esempio degli antichi eremiti. «È una dei quadri più verrocchieschi di Perugino – ha detto Picchiarelli – e ciò lo si nota dal gusto per le anatomie, da in segno grafico molto inciso e dalle luci».

GALLERY – LE FOTO DELLA PRESENTAZIONE

LA MOSTRA CHE SARÀ INAUGURATA A MARZO

Il restauro Il Gonfalone, come spiegato da Picchiarelli e dai restauratori, era usato per scopi devozionali, come ad esempio le processioni, e questo ne ha condizionato la realizzazione. La tela, grossolana, ha una cucitura centrale e il colore, per garantire più versatilità, leggerezza ed elasticità, non è steso sulla “classica” preparazione delle tele, fatta di gesso e colla. L’opera, come testimoniano i moltissimi ritocchi visibili in particolare grazie alla luce ultravioletta, ha subito molti ritocchi e ha «sofferto fortemente nel corso dei secoli». In una prima fase e in collaborazione con il Cnr saranno fatte delle indagini diagnostiche per capire che tipo di colore e di leganti sono stati usati nonché il livello di degrado; poi sarà svolto un lavoro sul supporto per garantire più tensione e infine delle «pulizie delicate» e la sistemazione di alcune lacune. In generale quindi un intervento non invasivo.

MOSTRA PERUGINO, DONAZIONI PER SOSTENERE LA PROMOZIONE

Il ruolo del museo «Gli obiettivi che vogliamo raggiungere – ha aggiunto Picchiarelli – sono tre: garantire alla collezione un’opera in perfetto stato di salute, esporre una “primizia” il giorno dell’inaugurazione e approfondire la nostra conoscenza sul Gonfalone». «Questa – ha detto poi Pierini – era l’unica “nostra” opera di Perugino che in 50 anni non era stata restaurata». Più in generale il direttore, arrivato all’ultimo anno di mandato, ha parlato di accessibilità, sia fisica che cognitiva ma anche economica, come «di un valore a cui teniamo molto». «Quello che ci interessa – ha aggiunto – è far capire il ruolo del museo in Umbria, che è sociale. In futuro lavoreremo più anche sul concetto di accoglienza e le partnership presentate oggi, dal restauro alla promozione, vanno in questa direzione».

Cibo e cultura Bomarsi ha ricordato che Coop sostiene anche il festival musicale l’Umbria che spacca, ormai “adottato” dalla Galleria, e ha sottolineato che si tratta del primo restauro finanziato da Coop Centro Italia: «Ne siamo orgogliosi. Le persone – ha detto – devono alimentarsi non solo con il cibo ma anche con la cultura». La collaborazione con la Galleria proseguirà perché «avvicinare le persone alla cultura – ha aggiunto il presidente – è un compito della nostra cooperativa e un piacere». «Da parte nostra – ha detto Manfani – ci occupiamo di facilitare l’accesso alla cultura promuovendo i valori cooperativi. Questo è il nostro primo progetto insieme ed è un progetto per la comunità, per la quale i musei dovrebbero essere un punto di riferimento».

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