martedì 20 agosto - Aggiornato alle 01:55

Perugia riabbraccia dopo 30 anni il Pinturicchio rubato: «È il risarcimento per una ferita inferta»

La Madonna col Bambino rimarrà esposta fino al 26 gennaio. La città recupera un pezzo di una grande e gloriosa stagione artistica

L'opera del Pinturicchio (foto Giugliarelli-U24)

di Daniele Bovi

Ferita e risarcimento. Ha voluto usare questi due concetti il direttore della Galleria nazionale dell’Umbria, Marco Pierini, accogliendo venerdì nelle sale del museo il Pinturicchio rubato nella casa di una famiglia perugina nel novembre del 1990. Il dipinto rimarrà esposto fino al 26 gennaio e poi tornerà dai proprietari. Assente il ministro Alberto Bonisoli, bloccato a Roma causa crisi di governo, all’appuntamento hanno partecipato il comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, il generale Fabrizio Parrulli, Marco Ricci («ministro plenipotenziario» intervenuto su delega di Bonisoli e membro del cda della Galleria), oltre a diversi rappresentanti di Regione e Comune di Perugia.

VIDEO: L’OPERA IN GALLERIA E LE INDAGINI

Il ritorno «Sono contento – ha detto Bonisoli in un videomessaggio – che un nuovo pezzettino del nostro patrimonio culturale sia tornato nel nostro paese e che sia possibile renderlo visibile a tutti i cittadini di Perugia e ai turisti. Visibile in questa fantastica Galleria dove prometto che appena avrò un minimo di tempo passerò per vederla di persona. È importante che il nostro paese porti avanti nel modo più efficacie, costante e determinato possibile queste iniziative di diplomazia culturale». I carabinieri recentemente sono riusciti a rintracciare il quadro a Londra, nelle stanze della nota casa d’aste Christie’s, riuscendo tramite una rogatoria internazionale a bloccare la vendita e a sequestrare il Pinturicchio. Nel luglio del 2018 infatti la Madonna era stata presentata per l’esportazione con un’attribuzione, falsa ma plausibile, a Bartolomeo Caporali.

FOTOGALLERY: IL RITORNO A CASA

Le indagini In questo modo aveva ricevuto l’«attestato di libera circolazione» a favore di un privato, residente in provincia di Perugia (a suo carico ci sono le accuse di ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali), che aveva cercato di piazzarlo all’asta. Monitorando il mercato online i carabinieri sono arrivati al quadro, sottoposto a tutela con tanto di «dichiarazione d’interesse» da parte del Ministero già nel 1987 e presente fin dal 1992, visto il suo «straordinario valore storico-artistico», nel bollettino delle ricerche e nella banca dati dell’Interpol. Nonostante la falsa attribuzione, dunque, il dipinto era troppo importante per non essere notato dagli occhi degli investigatori. Fino al 26 gennaio il Pinturicchio rimarrà nella stanza 24 della Galleria, insieme ad altre opere dello stesso periodo come la pala di Santa Maria de’ Fossi e il gonfalone di sant’Agostino, e qui potrà essere visto e studiato.

GALLERIA, PIERINI CONFERMATO ALLA DIREZIONE

Valore scientifico «Il confronto tra gli studiosi – ha detto Pierini – permetterà di fare ricerca su questo quadro e magari, tra qualche mese, potremmo raccogliere i risultati in un convegno». Accogliendo il dipinto il direttore, confermato per altri 4 anni alla guida della Galleria proprio nei giorni scorsi, ha voluto sottolineare che «il museo nasce come risarcimento per le ferite impresse al territorio, dalle confische ai furti fino alle spoliazioni che si sono succedute nel corso dei secoli». Il direttore ha palato della tavola come di «un’opera molto particolare, con una storia critica modesta nel ‘900 perché è stata vista da pochissime persone», il che aumenta anche il valore scientifico dell’operazione visto il lavoro di ricerca che potrà essere fatto.

La storia Il quadro venne reso noto da Raimond van Marle nel 1933 con un’attribuzione a Fiorenzo di Lorenzo, assegnata poi a Pinturicchio nel 1981 da Carlo Volpe il quale, nell’expertise, non si dice convinto della precedente opinione del collega: «Non ho alcun dubbio – scriveva – che quella personalità è, per chiari segni, quella del Pinturicchio». «Si ricupera – diceva ancora – un tratto di storia artistica perugina, e dei più importanti, perché a fondamento di quella che fu, negli anni ‘80 e ‘90, la sua grande e gloriosa stagione». Il dipinto infatti viene collocato a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 del Quattrocento: «L’epoca – ha detto Pierini – del giovane Perugino e del giovane Pinturicchio, figure che aleggiano intorno alla tavola. Non si può uscire da questo ambito culturale e da questa cronologia».

L’amore per i dettagli Pierini ha voluto sottolineare il grande amore per i dettagli, mutuato dalla pittura fiamminga, quello «scoscendimento montuoso che fa pensare alla Verna e quel paesaggio, sulla sinistra, mi azzarderei a dire lacustre; potrebbe essere il Trasimeno». A terra si possono vedere una gru e pure un airone cinerino, molto diffusi in queste zone dell’Umbria. «E poi – ha detto il direttore – c’è il volto bellissimo della Madonna, molto molto disegnato; una sorta di algida durezza che è una chiave anche per l’accostamento del quadro ad altre opere coeve».

Diplomazia culturale Sulla «diplomazia culturale» ha invece messo l’accento Ricci, osservando che in questo modo «si restituiscono alle culture di appartenenza opere d’arte illecitamente sottratte e, allo stesso tempo, si contribuisce a promuovere un mercato dell’arte internazionale più etico e trasparente, nel quale oggi in molti casi le opere vengono immesse senza scrupoli». «Da 50 anni – ha ricordato poi il generale Parrulli – svolgiamo questa attività e ancora oggi i reati in questo settore sono tanti. Per questo motivo, oltre a investigare, facciamo anche molta attività di sensibilizzazione pubblica. I carabinieri sono appagati quando possono restituire alle comunità opere che gli appartengono».

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.