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lunedì 18 ottobre - Aggiornato alle 01:13

Perugia, è a Elce l’ipogeo della famiglia patrizia dei Cacni. Forse il prossimo anno le opere in città

Una delle urne ritrovate dai carabinieri

di Daniele Bovi

Oltre duemila anni fa era in quello che oggi è il quartiere perugino di Elce la tomba, o meglio l’ipogeo della famiglia patrizia dei Cacni. Dentro, il tesoro culturale ritrovato grazie alle indagini dei carabinieri (Comando tutela beni culturali) e della procura di Perugia che ha coordinato, tramite il sostituto procuratore Paolo Abbritti, l’operazione «Ifigenia». Dieci anni fa il ritrovamento, casuale, da parte di una ditta edile che stava scavando per costruire una villa nella zona, poi il trafugamento e il tentativo di piazzare le opere sul mercato nero antiquario fino al ritrovamento annunciato giovedì. La domanda che ora ci si pone riguarda la destinazione finale di queste opere. Secondo quanto si apprende in queste ore, in un primo momento verranno esposte a Roma per poi far ritorno, presumibilmente il prossimo anno, a Perugia e in quel Museo archeologico nazionale dove avrebbero dovuto essere ospitate da anni se non fossero state trafugate.

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Ritrovamento straordinario Il ritrovamento ha un valore archeologico straordinario ed è il più importante per il settore da decenni. La riferibilità delle urne e di un intero corredo a un unico ipogeo è infatti un traguardo scientifico importantissimo. Basti pensare che l’ultimo ipogeo conosciuto, quello dei Cutu, venne scoperto sempre per caso a Perugia nel 1982. Sull’area di Elce ora la Soprintendenza sta conducendo una campagna di scavi per capire se la zona può riservare altre importanti sorprese: l’ipogeo potrebbe infatti avere anche altre stanze finora inesplorate. Intanto però si analizza quello che è stato riconsegnato alla collettività. Sulle urne di travertino bianco umbro, 23, di età ellenistica e datate tra il quarto e il primo secolo avanti Cristo, tutte integre e definite di pregevole fattura, in parte decorate ad altorilievi con scene di battaglie, tauromachie, fregi, alcune con particolare doratura e altre con la raffigurazione del mito di Ifigenia, la figlia di Agamennone e Clitennestra che ha dato il nome all’operazione.

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Una famiglia patrizia La famiglia patrizia dei Cacni era fra le tante che, come ha spiegato giovedì il direttore generale per le antichità del ministero dei Beni culturali, Luigi Mannati, in quel periodo si erano alleate coi romani. Un periodo complesso quello in cui gli esperti hanno datato le urne, caratterizzato dalle guerre tra romani e italici, sanniti e celti. Molto ricco il corredo funerario dell’ipogeo: tra gli oggetti ritrovati spiccano un elmo frigio, uno scudo in bronzo, uno schiniere (la parte di un’armatura che protegge la gamba), uno strigile (un oggetto metallico nell’antichità usato per detergere il corpo dopo i bagni), oltre a un rarissimo cottabo in bronzo, comunemente utilizzato dagli etruschi come attività ludica durante banchetti e simposi. Un gioco che consisteva nel cercare di centrare un bersaglio con il vino rimasto in fondo alla coppa. Come spiega a Umbria24 Luana Cenciaioli, responsabile degli scavi per la Soprintendenza, sono stati ritrovati anche vasetti, coppette, uno scudo frammentario e altri materiali ceramici: «Si trattava – spiega – di una famiglia aristocratica perugina, molto ricca come mostrano i rilievi che stiamo facendo. Guardando le urne, la resa plastica delle decorazioni pare molto elevata, ci sono anche tracce di colore. Artisticamente si tratta di oggetti di livello notevole».

L’OPERAZIONE

Scoppola: complesso più ricco di quello dei Cutu «Si tratta in sostanza – commenta il direttore per i Beni archeologici dell’Umbria Francesco Scoppola – di monumenti sepolcrali scolpiti e dipinti, urne che erano il più delle volte dorate e recanti iscrizioni: insomma un complesso ancora più ricco della tomba dei Cutu, per restare ad un paragone perugino. Veri e propri modelli per la successiva arte funeraria romana. Per non parlare dell’interesse dell’occasione di ampliamento del patrimonio noto di resti della lingua etrusca. Si deve qui sottolineare la rarità e l’interesse delle urne etrusche rinvenute in territorio umbro, che documentano dunque ancora una volta l’estensione della Tuscia sino al corso del Tevere e comunque la colonizzazione delle zone limitrofe ai confini dell’Etruria, insieme con le strette interrelazioni esistenti tra le due culture umbra ed etrusca».

Twitter @DanieleBovi

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