mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 19:02

Perugia, cardinale Bassetti: «Nella carne sanguinante dei migranti c’è Cristo»

Inaugurata la mostra ‘Migranti. La sfida dell’incontro’. Il racconto commovente di Farhad Bitani

L'inaugurazione

«Parlare di migrazioni oggi non significa più far riferimento solamente a dei fatti cronaca, ma, all’opposto, significa parlare addirittura di storia della salvezza. Ad una storia, cioè, in cui la presenza di Cristo è rintracciabile nella carne sanguinante dei rifugiati e dei migranti». A dirlo è il cardinale Gualtiero Bassetti nel corso dell’inaugurazione della mostra “Migranti. La sfida dell’incontro”, organizzata dall’Archidiocesi perugino-pievese e dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali con il patrocinio del Comune di Perugia, dell’Università degli Studi e dell’Università per Stranieri di Perugia. Presenti diversi richiedenti asilo provenienti da Paesi asiatici e africani, soggiornanti nel capoluogo umbro in strutture di accoglienza della Caritas e di organizzazioni laiche, e una rappresentanza della Comunità di Sant’Egidio.

La mostra Suddivisa in cinque sezioni con immagini, testi e brevi video, la mostra è fruibile gratuitamente presso la “Sala della Cannoniera” della Rocca Paolina di Perugia fino al prossimo 1° maggio (con orario 11-20), aperta anche a scuole e gruppi grazie a volontari, membri di diverse aggregazioni laicali, che curano un servizio di visite guidate (per info e prenotazioni consultare il sito: mostre.diocesi.perugia.it).

Il racconto di Farhad Bitani All’inaugurazione sono intervenuti, oltre a Bassetti, il sindaco di Perugia Andrea Romizi, il rettore dell’Università per Stranieri Giovanni Paciullo, e Farhad Bitani, educatore, ex ufficiale dell’esercito afghano, autore del libro L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan. La sua “forte testimonianza di vita” ha molto toccato i presenti: un’adolescenza da fondamentalista trascorsa nella più atroce violenza dei talebani che in Afghanistan hanno causato la morte di tre milioni di esseri umani. Poi la “rinascita” nella “scoperta” di un unico Dio dovuta anche all’incontro-contatto di Farhad con la cultura occidentale del dialogo, della conoscenza reciproca, del rispetto delle diversità, dell’integrazione, iniziando da Perugia, la prima città in cui ha soggiornato giungendo in Europa.

Papa Francesco e le migrazioni I vari interventi hanno toccato diversi aspetti del fenomeno immigrazione, richiamandosi un po’ tutti all’azione esemplare di papa Francesco avviata sin dall’inizio del suo pontificato. Bassetti ha ricordato che «papa Francesco, a partire dal suo primo storico viaggio a Lampedusa, è riuscito ad influenzare notevolmente il dibattito mondiale sulle migrazioni, contribuendo a portare in “prima pagina” una serie di notizie che prima erano un po’ occultate o marginalizzate nelle pagine di cronaca dei quotidiani. In definitiva, anche al di là delle singole fedi religiose o delle diverse idee politiche – ha commentato il cardinale –, papa Francesco è riuscito a fornire un angolo visuale diverso rispetto ad un recente passato e a dare una luce nuova con cui guardare il fenomeno delle migrazioni. Non penso di dire una cosa lontana dalla realtà, infatti, se affermo che questa mostra sui migranti è anche il prodotto di questa forma di evangelizzazione della carità che è, al tempo stesso, nuova e antichissima».

Sfida difficile che va affrontata Il cardinale Bassetti, nel suo intervento di saluto, ha evidenziato che la mostra «ha già nel titolo uno sguardo rivolto, non solo al presente, ma soprattutto al futuro: “Migranti. La sfida dell’incontro”. Quella dei migranti, infatti, è veramente una sfida importante su cui si gioca una parte decisiva del futuro della nostra civiltà. Si tratta senza dubbio di una sfida difficile, molto difficile, che non si può pensare di risolvere solamente con l’utilizzo di slogan che agitano paure e angosce collettive o, all’opposto, con delle parole ingenue che accarezzano il cuore. Stabilito ciò, questa dei migranti è una sfida che bisogna assolutamente affrontare. E che va affrontata con una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità. Consapevolezza, coraggio e carità sono tre dimensioni fortemente correlate che non bisogna mai disgiungere dalla dimensione della responsabilità. Responsabilità verso chi soffre e chi fugge; responsabilità verso chi accoglie e porge la mano. Questa mostra – ha sottolineato il porporato – si colloca con grande intelligenza e originalità nella prima dimensione che ho evocato: quella della consapevolezza. Che rappresenta il punto di partenza cruciale per ogni tipo di riflessione e di azione. Tutti quanti, infatti, abbiamo bisogno, prima di tutto, di conoscere e capire uno dei fenomeni sociali più vasti degli ultimi decenni. Un fenomeno che non può essere banalizzato con l’uso purtroppo sempre più diffuso e fallace di stereotipi e pregiudizi negativi verso chiunque sia “altro” da noi».

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