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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 18:06

Paleografo dell’Università di Perugia scopre il più antico verso della letteratura italiana

Antonio Ciaralli lo ha individuato insieme allo storico della lingua italiana Vittorio Formentin. Il manoscritto è conservato a Würzburg, in Germania.

Monaco al lavoro su un manoscritto

«Fui eo, madre, in civitate, vidi onesti iovene»: è la traccia del più antico testo poetico della tradizione letteraria italiana, annotato probabilmente a memoria da un monaco tra la fine del IX secolo e l’inizio del X a margine di un manoscritto del secolo VIII oggi conservato a Würzburg, in Germania. A scoprirlo e studiarlo sono stati lo storico della lingua italiana Vittorio Formentin, del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine, e dal paleografo Antonio Ciaralli, dell’Università di Perugia. Lo ha riferito venerdì l’ateneo friulano attraverso una nota.

La scoperta «La traccia poetica – spiegano gli studiosi – consiste nel verso iniziale di una chanson de femme, una forma lirica nella quale il canto è intonato da una giovane voce femminile». Si tratta dunque di un prezioso contributo alla ricostruzione di quello che dev’essere stato il prototipo altomedievale (secoli VI-IX) della lirica romanza. «La discussione dei filologi sulle origini della lirica romanza – spiegano Formentin e Ciaralli – è stata molto accesa, ma c’è sempre stato un sostanziale accordo nel riconoscere la centralità della chanson de femme».

Un comune serbatoio lirico L’identificazione del verso di Würzburg pare confermare l’esattezza di questa ipotesi e la datazione della ‘traccia’ dimostra l’esistenza, nell’Alto Medioevo, di un comune serbatoio lirico protoromanzo di carattere popolare. «È poi importante l’aspetto linguistico – evidenziano Formentin e Ciaralli -, l’uso del plurale asigmatico “onesti iovene” in funzione di oggetto diretto dimostra che il verso è stato scritto in una varietà italoromanza, e questo lo rende al momento la più antica testimonianza poetica della nostra tradizione letteraria». Il ritrovamento del verso e il suo studio rientrano nel Progetto di rilevante interesse nazionale «Chartae Vulgares Antiquiores», coordinato da Vittorio Formentin. In uscita a fine mese un saggio di approfondimento sulla rivista «Lingua e Stile».

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