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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 03:56

Orvieto, scavi a ‘Campo della Fiera’: spuntano ceramiche e nuovi mosaici

Ripresi i lavori dopo lo stop dovuto al maltempo, fondamentale il contributo della Fondazione cassa di risparmio di Orvieto

Continuano a sorprendere le ricerche archeologiche che si stanno portando avanti ad Orvieto, nell’area sacra di ‘Campo della Fiera’; infatti, dopo lo stop seguito alla violenta bomba d’acqua che ha colpito la città lo scorso 8 agosto – evento che allagò l’intero scavo – le indagini sono riprese e, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Simonetta Stopponi, sono stati rinvenuti altri mosaici pavimentali e ceramiche cinque e seicentesche.

L’importanza storica del luogo L’area, dal sesto secolo a.C., fu sede del santuario federale etrusco, chiamato dagli Etruschi ‘Il luogo celeste e dai Romani ‘Fanum Voltumnae’. Il sito venne, poi, ristrutturato in età romana e continuò a vivere in epoca cristiana e medievale, fino al XV secolo. Il tutto è emerso grazie a ricerche condotte a partire dal 2000; quest’ultime, in particolare, hanno permesso di individuare un’imponente ‘Via Sacra’, di quasi 10 metri di larghezza, funzionale a processioni di carattere religioso e celebrativo, attorno alla quale si sviluppano le principali strutture. Al momento ci si sta concentrando sulla struttura segnalata dalle prospezioni geomagnetiche condotte nel 2020: «La costruzione prospetta la Via Sacra del luogo di culto affiancandosi al tempio C e all’edificio E, composto da tre stanze. A quest’ultimo è assolutamente identico il nuovo fabbricato, denominato edificio F, analogo nelle misure, nella tecnica costruttiva e nell’articolazione dei tre ambienti».

Le scoperte e le ipotesi degli archeologi «L’idea è che si tratti di edifici destinati a contenere i doni preziosi che le città etrusche facevano al santuario federale (non a caso nei pressi dell’edificio E sono state trovate gambe e mano di una statua greca subito esposta al Museo Archeologico Nazionale)». Conducendo un’indagine più in profondità, si potrà poi verificare l’eventuale presenza di un terzo edificio al di sotto del collettore di servizio alle terme romane, raggiungendo in tal modo il numero complessivo di 9 stanze. Di particolare rilievo, al momento, è il «rinvenimento dei mosaici pavimentali della prestigiosa residenza di età augustea e la scoperta di un pozzo, pertinente al convento della chiesa di San Pietro in vetera, che sta restituendo bellissime ceramiche cinque e seicentesche».

Studenti da tutto il mondo Stanno prendendo parte alle ricerche studenti di atenei statunitensi, europei (Madrid, Bonn, Parigi) e italiani (Firenze, Venezia, Napoli, Perugia, Foggia, Pavia, Padova, Milano). I lavori sono resi possibili, come da molti anni, dal contributo della Fondazione cassa di risparmio di Orvieto, da sempre sensibile al locale patrimonio dei beni culturali.

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