giovedì 28 maggio - Aggiornato alle 18:18

«Nelle reti che hanno facilitato il contagio la forza per uscirne»: l’instant book di Fora

Nei giorni del lockdown il consigliere regionale scrive un saggio breve e prova a guardare avanti: «Un nuovo modello di cooperazione per ripartire»

Andrea Fora

Una possibile chiave per uscire dalla crisi Coronavirus, attraverso un nuovo modo di interpretare lo sviluppo economico e sociale. Nei giorni del lockdown, il consigliere regionale Andrea Fora, capogruppo del Patto Civico per l’Umbria, prende spunto dal suo trascorso professionale nel Terzo Settore per scrivere un breve saggio di attualità dal titolo “Il Vaccino e il Virus – Riflessioni domestiche ai tempi del Coronavirus”.

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Forza delle reti Fora propone attraverso l’attivissima pagina facebook, una riflessione per alcuni versi provocatoria ma che cerca di guardare oltre per individuare una via di uscita. Il consigliere regionale individua, tra le diverse cause dell’alto contagio italiano, la forza attiva delle reti, formali e informali, sussidiarie e primarie, del nostro welfare (riprendendo una citazione di Marco Dotti professore universitario,che si occupa di etica delle nuove professioni e del digitale, oltre che editorialista di Vita no profit). In sostanza stiamo più vicini, ci abbracciamo di più, viviamo in maniera più intensa i legami sociali. E «il virus rileva un paradosso che è allo stesso tempo la sfida più grande per le nostre comunità: dove è più forte il legame sociale, dove c’è maggior fertilità di vita sociale e associativa, dove c’è una maggior abitudine allo stare insieme e allo stringere legami, il contagio è stato più alto e il rischio esponenziale». Afferma Fora. Ma «paradossalmente ciò che potrebbe essere stata una delle cause dell’alto contagio italiano potrebbe essere anche il vaccino più efficace per guarirci: esattamente la società civile, facendo comunità, riscoprendo le pratiche fondamentali di mutualismo, inclusione, cooperazione e cura».

Ripartire Da qui una traccia per ripartire: valorizzare e rilanciare la centralità dei servizi pubblici, quali la sanità, il welfare, la cultura, attraverso un nuovo modello di sviluppo che metta al centro i beni comuni, la salute, l’informazione, la cultura, l’educazione e l’economia nella sua declinazione civile. «La concezione dei beni comuni implica un coinvolgimento diretto, immediato e consapevole delle comunità nella preservazione e gestione dei beni, una responsabilità diffusa e una rete solidale». Soffermandosi sulle solitudini dell’isolamento che stiamo vivendo in questo tempo, Fora sostiene che abbiamo scoperto di non aver bisogno dell’uomo solo al comando, di autoritarismo, di chiusure identitarie e neanche di chi respinge dai porti i cittadini del mondo che fuggono da guerre e carestie in cerca di miglior fortuna, anche alludendo alla possibilità che possano diffondere chissà quali malattie, mentre invece questa volta il virus probabilmente viaggiava comodo in prima classe in aereo.

Nuovo modello di cooperazione «Forse come cittadini – afferma Fora – ora abbiamo capito che non ci sono barriere, barconi da fermare o frontiere che tengano: se arriva il virus siamo tutti più deboli e contemporaneamente abbiamo tutti la stessa necessità di essere più forti attraverso un nuovo modello di cooperazione non solo tra gli Stati, ma nella comunità». Una chiave diversa dalle valutazioni sanitarie o economiche che siamo abituati a leggere in questo periodo sul tema Coronavirus, ma non meno interessante da approfondire, anche per quando si dovrà rimettere mano, superata l’emergenza, all’economia e alla ripresa umbra, a cui certamente servono visioni e ricette non scontate.

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