martedì 21 novembre - Aggiornato alle 03:45

Musei statali a gonfie vele, ma non nelle regioni terremotate. Umbria fanalino di coda

Primo semestre 2017 in crescita quasi ovunque in Italia. Negli undici spazi del Cuore verde calo del 18,3 per cento

Dario Franceschini

Un anno record per i musei statali italiani, ma non nelle zone terremotate e in special modo in Umbria. La rilevazione dei visitatori e degli introiti nei musei, monumenti e aree archeologiche statali tra gennaio e giugno del 2017 da parte dell’ufficio statistica del ministero dei Beni culturali dice che sono stati 23.213.288 gli ingressi per 88.708.038 euro di incassi, con un aumento rispettivamente del 7,3% e del 17,2% rispetto al medesimo periodo del 2016.

Male le regioni terremotate Mentre chiudono il semestre in attivo le altre regioni, quelle colpite dal sisma mostrano la difficoltà dal punto di vista turistico. Fanalino di coda l’Umbria (-18,3%), dove i musei statali sono undici, preceduta da Marche (-16,6%) e Abruzzo (-15,6%). Caso particolare il Lazio, dove il terremoto ha inciso in maniera minima: è al primo posto con 10.131.268 visitatori (+2,23%) e 36.220.370 euro di incassi (+14,7%). La Campania consolida la seconda posizione conquistata nel 2015 con 4.375.734 ingressi (+15,4%) e introiti per 19.689.195 euro (+17,6%), mentre terza è la Toscana con 3.443.800 biglietti (+11,7%) e 16.520.112 euro di incassi (+17,1%). Tra le regioni più dinamiche per aumento di visitatori si segnalano invece la Liguria (+33,5%), il Veneto (+26,8%) e il Friuli Venezia Giulia (+23,35).

Franceschini soddisfatto dei numeri «Nel primo semestre del 2017 i visitatori dei musei statali crescono del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Con oltre 23 milioni di ingressi, quasi 2 milioni in più rispetto all’anno scorso e 4 milioni in più rispetto al 2014 pre riforma, i luoghi della cultura statali si apprestano a registrare un’altra annata da record. La rivoluzione museale continua a produrre i suoi frutti e dimostra quanto fosse corretto dare autonomia ai musei, dotandoli di una direzione, un bilancio, un consiglio di amministrazione e un consiglio scientifico. Tutto questo – conclude – ha permesso una decisa innovazione della gestione con risultati immediati, a partire da una maggiore presenza digitale».

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