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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:14

Maestro elementare come esperto al ministero: «Dad è non scuola, questi bambini vanno risarciti»

Intervista a Lorenzoni, della terna di esperti del ministro Bianchi per il recupero. «Didattica ed edifici da ripensare»

di Maurizio Troccoli

Le idee si mettono in moto. E, probabilmente, quel bagaglio di intuizioni, esperienze, racconti che ti raggiungono per lungo tempo, all’improvviso, diventano opportunità di trasformarsi in progetto. Starà accadendo qualcosa di simile a Franco Lorenzoni, maestro di scuola elementare, a Giove. Nato a Roma nel 1953, nel 1980 ha fondato, ad Amelia, la Casa-laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa. Il suo ultimo libro è ‘I bambini pensano grande (Sellerio)’. Una delle ultime telefonate importanti che ha ricevuto invece, è giunta direttamente dal ministero guidato da Patrizio Bianchi, da cui è arrivato l’incarico di fare parte di un comitato tecnico di che dovrà trovare la formula del recupero dell’apprendimento perso con la dad (didattica a distanza ndr). Insieme a lui ci sono Domenico Di Fatta, preside a Palermo con una lunga esperienza nel quartiere Zen, Andrea Morniroli che, come Lorenzoni, fa parte del Forum delle disuguaglianze ed è presidente della cooperativa Dedalus, a Napoli, Maria Grazia Riva dell’università Bicocca di Milano, Maria Amodeo, dirigente scolastica a Bergamo, a cui si aggiungono Annamaria Ajello, presidente Invalsi, Giovanni Biondi, presidente Indire. Il comitato tecnico lavorerà in collaborazione con dirigenti del Ministero.

Distanze gravi Lorenzoni parla di «conseguenze gravi», dopo un anno di ‘distanze’. Non solo per la didattica. «C’è una mancanza di prime volte», nella crescita. «Il corpo dei nostri giovani è vilipeso nel momento importantissimo della scoperta dell’altro e dei propri desideri». E’, forse, ormai ripetitivo affermare come si registrino «crisi depressive» negli adolescenti e anche «disturbi dovuti all’isolamento», se non persino «crisi di panico», dice. Vale lo stesso – è il suo ragionamento – anche «per i bambini. Il corpo a corpo, giocare toccandosi è uno dei principali strumenti di conoscenza». Ma accade qualcosa di straordinario e forse di inaspettato: «I bambini – dice – reagiscono con una compostezza e una capacità di rispetto delle regole che, noi adulti, non abbiamo».

Dad, non scuola «La Dad, è carente, è una forma di non scuola. Certo – aggiunge Lorenzoni – ci sono state altre forme di apprendimento. A me, piacerebbe dare occasioni ai ragazzi per riflettere su quanto accaduto. Molti insegnanti l’hanno fatto. Come chi ha fatto redigere, a Roma, una sorta di ‘Decamerone’, con racconti giornalieri realizzati dai ragazzi, su suggerimento di un proprio compagno. Oppure l’invenzione di parole libere da cui sono emersi contenuti profondi. Ecco questa può essere una occasione per fare rimbalzare, l’intensità di quello che stanno vivendo, verso oggetti culturali, artistici, interrogando la scienza e la musica».

Ristoro ai giovani Lorenzoni chiede un ristoro per i nostri giovani, un vero risarcimento: «Sui figli e nipoti stiamo scaricando – dice ancora – un debito pubblico di grosse proporzioni. Non possiamo che risarcirli con la migliore istruzione possibile». Il maestro delle elementari ha una idea di sistematico rifacimento del modello di istruzione. E ricorda che i fondi individuati dall’Europa si chiamano «Next generation, cioè sono per loro». Non quindi a ‘costo loro’.

 

I binari per il recupero La formula che individua per ripensare la scuola ha dei binari precisi. Saranno, è probabile, quelli che offrirà alla terna di esperti per la formula del recupero della didattica perduta. Che Lorenzoni non immagina con un colpo di bacchetta, ma con una operazione coraggiosa di cambiamento radicale della scuola: «Classi con meno alunni, tempo pieno in tutta Italia, costruzioni di asili nido dappertutto, ripensamento degli istituti tecnico professionali, la città e le sue dinamiche che entrino nella scuola, tante opportunità di esperienze scientifiche e culturali per i ragazzi e una nuova idea degli edifici scolastici». Questi ultimi – è quanto si deduce dal suo ragionamento – da non pensare strettamente collegati agli insegnanti. Ma come contenitori in cui fare entrare altre dinamiche e altri soggetti, «associazioni, operatori culturali, tutto il mondo del terzo settore», anche d’estate.

Scuola estate «Alla scuola, per la prossima estate, non chiederei nulla – dice Lorenzoni -. Ma gli edifici scolastici dovrebbero rimanere aperti. All’interno, come anche fuori dalla scuola, dobbiamo pensare a iniziative a forte intensità educativa. Gli insegnanti inizino a programmare affinché il nuovo anno sia pieno di contenuti di qualità. E anche di quantità, nel senso di un tempo prolungato, per tutte le scuole d’Italia, e non soltanto per un terzo di queste come è ora».

Che scuola per il futuro? «Partiamo da subito. Se è vero – suggerisce Lorenzoni – che riusciremo ad aprire i teatri, pensiamo a un giugno pieno di iniziative culturali da offrire alle scuole». Insomma teatri aperti di giorno per i ragazzi. Infine una riflessione di prospettiva: «Il virus ha rivelato delle fragilità che esistevano già. Non dobbiamo ora individuare soluzioni immediate. Molte scuole, anche di recente hanno trovato occasioni di recupero, ad esempio nel mese di settembre. Dobbiamo riflettere invece su che scuola vogliamo costruire dopo il covid. Come superare il gap che abbiamo con l’Europa come paese con meno laureati» Insomma come giocarsi una irripetibile opportunità di cambiamento.

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