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sabato 26 novembre - Aggiornato alle 10:31

Lui noto artista, lei designer di gioielli erotici: fa visita il Financial Times nella villa d’arte in Umbria

Canevari e Betony Vernon nella preziosa residenza tra opere d’arte e oggetti del desiderio

di M.T.
La giornalista Cornelia Lauf, insieme alla fotografa Marina Denisova, del Financial Times, fanno visita a una delle residenze più curiose e preziose dell’Umbria, ma anche meno note. Ci abitano due personaggi famosi, l’artista romano newyorkese Paolo Canevari e la sua compagna, anglo americana, designer di gioielli erotici Betony Vernon. Siamo, ad Amelia, all’interno di una villa circondata dal verde, che fece innamorare il papà di Canevari, lo scultore defunto Angelo Canevari, che la acquistò e la pensò come il dolce rifugio fuori Roma.

L’articolo tratteggia il manufatto come un omaggio alla bellezza, «la religione» di Canevari. «Qui si mette in scena la vita e le persone sono le protagoniste di un contrappunto silenzioso e bellissimo tra oggetti di design e opere d’arte assemblate da Canevari e dai suoi antenati, insieme ai pochi elettrodomestici necessari che sollevano la casa dal set alla casa. “Non sono un collezionista. Sono un artista”, dice dell’ensemble. “Un artista può essere uno stilista, un regista, uno stilista ma non viceversa.”». Nel documento giornalistico viene ricordato il trascorso dell’artista. Gli «anni a New York City e Amsterdam, dove ha vissuto con la performance artist Marina Abramović, sua compagna e moglie per quasi 14 anni». Il viaggio all’interno della residenza è una immersione in una collezione: «…mobili degli anni ’20 del designer francese Louis Majorelle. “Adoro il modo in cui Majorelle passa dall’art nouveau all’art déco”, dice Canevari mentre gira l’angolo per mostrarmi un pezzo precedente, una delicata scrivania intarsiata con foglie di ginkgo». «I picchi della collezione – ancora l’articolo – sono una scrivania e una sedia di Carlo Bugatti, lampade di Tiffany Studios e mobili di Osvaldo Borsani, Gino Maggioni e, naturalmente, Majorelle. “Si trattava sempre di volere cose che conoscevo, e poi cercarle”, dice, indicando una sedia Tongue blu del designer francese Pierre Paulin, regalatagli da alcuni amici. È posizionato di fronte a uno schermo giapponese a motivi floreali». E ancora: «Sebbene crei icone moderne che rimandano a temi religiosi, quando Canevari appende una figura di Cristo all’interno di un pneumatico di un trattore, fa imperniare a terra un carro armato militare di gomma o ricopre d’oro un pannello ogivale, in realtà si tratta di artisti che vanno da Jannis Kounellis a Pino Pascali e Yves Klein a cui sta pensando tanto quanto Benozzo Gozzoli e Caravaggio. Canevari insegna anche arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, e ammette liberamente il suo debito con gli antenati artistici. Kounellis, e in particolare lo storico dell’arte e curatore italiano Germano Celant, sembrano aver cambiato la vita dell’artista».

Di Vernon la giornalista scrive: «…una presenza vulcanica e accattivante. Lei arriva alla fine della nostra visita, scendendo lungo il marciapiede con una toga di seta nera, agitando una sigaretta tra le mani tempestate di gioielli. I capelli rossi e il viso pallido celano un’anima gentile e decisa, la cui determinazione a portare i discorsi sul piacere sessuale di ogni tipo nel mainstream la contraddistingue come una sessuologa di spicco, per non parlare della designer dei gioielli erotici che ha fatto realizzare per di più di 20 anni. I suoi artigiani, rivela, hanno sede nelle vicinanze e apprezza l’interazione. Il giorno in cui ci incontriamo, Vernon indossa un doppio set di sfere del piacere d’oro, il suo “pezzo iconico”».

E’ proprio il legame con la compagna che, secondo il Financial Times, ha fatto emergere un nuovo lato di Canevari: «La visione umbra di un artista romano newyorkese, con un designer di gioielli erotici anglo-americani che rimbalza tra collaborazioni con Valentino, Alexander Wang e simili, sembra azzeccata. In forma caratteristica, una delle prime opere di Canevari dopo l’incontro con Vernon era una grande camera d’aria di gomma, felicemente legata con corde, alla maniera di Christo, Piero Manzoni – e la stessa Vernon, esperta di bondage». «Affreschi e altri elementi decorativi – conclude l’articolo – all’interno della casa alludono alle piante del giardino, intrecciate con raffigurazioni delle conquiste militari degli antichi proprietari, tra cui un affresco della Libia in una stanza che celebra il teatro militare del suo famoso abitante Armando Diaz, uno dei i più grandi generali italiani di tutti i tempi. E così una casa ancora una volta rispecchia il suo proprietario, e nelle mani di Paolo Canevari, Betony Vernon e della famiglia Canevari, questo idillio di campagna è sia tregua che rifugio; una visione cosmopolita e profondamente appresa del vivere informata dalla creatività».

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