mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 22:57

Lettera-appello di oltre 100 cinema indipendenti: «Va difesa la pluralità delle sale»

Tra i promotori il PostModernissimo al quale si sono uniti tanti altri: «Dare giusto valore a realtà bella e diversificata»

L'ingresso del PostModernissimo

«Dare il giusto valore a una realtà bella e diversificata, fatta di molti soggetti liberi e desiderosi di far proseguire più viva che mai l’esperienza del cinema al cinema». È questo lo scopo di una lettera scritta da un gruppo di esercenti cinematografici indipendenti, 107 in tutta Italia tra i quali molti umbri, con l’obiettivo di dare voce a quel tessuto capillare, «fatto di moltissime sale cinematografiche che stanno affrontando una crisi senza precedenti e che domani potrebbero non riaprire»; fare ciò significa «sensibilizzare il settore, gli appassionati di cinema e ingenerale l’opinione pubblica rispetto alla necessità di preservare questa ricchezza». Per l’Umbria sono queste le realtà che hanno aderito: Cinema Teatro Cesare Caporali e Arena della Rocca Medievale di Castiglione del Lago, Cinema Concordia di Marsciano, PostModernissimo, Cinematografo Sant’Angelo, Cinema Méliés e Arena Estiva Giardini del Frontone di Perugia, Cinema Teatro Astra di San Giustino, Cinéma Sala Pegasus e Sala Frau di Spoleto, Cinema Nido dell’Aquila di Todi, Cinema Metropolis di Umbertide.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

I firmatari Oltre agli esercenti a firmare il testo (al momento sono oltre 200 i sottoscrittori) sono anche distributori, produttori, festival e a protagonisti del cinema tra cui Luca Bigazzi, Daniele Ciprì, Daniele Gaglianone, Fabio Grassadonia, Antonio Piazza, Monica Guerritore, Mario Martone, Susanna Nicchiarelli, Elisabetta Sgarbi, Silvio Soldini, Andrea Segre, Michelangelo Frammartino, Costanza Quatriglio, Maurizio Braucci, Daniele Vicari, Pietro Marcello, Agostino Ferrente, Franco Maresco, Flavia Mastrella, Antonio Rezza e tanti altri. Tra i promotori dell’iniziativa c’è il PostModernissimo che in queste settimane di lockdown ha dato vita a una serie di dirette molto seguite («Di/stanza») che hanno rappresentato «il nostro modo di reagire al momento di crisi. Ora è iniziata la “fase 2” e anche il cinema si sta interrogando su quale debba essere il suo futuro». Da una serie di discussioni con altre realtà indipendenti è nata la lettera in cui si sottolinea che i cinema «sono tra le realtà più colpite di tutta la filiera e molti si chiedono se l’attenzione verso forme di fruizione privata non metta in discussione l’identità e la relazione profonda delle sale con il territorio e il pubblico».

IL PROGETTO DI ANEC PER I CINEMA ALL’APERTO

La lettera Per queste realtà si tratta di una crisi senza precedenti, tale da metterne in discussione la sopravvivenza stessa e l’invito ora è quello di ragionare sul dopo, così da individuare insieme «azioni che tutelino e valorizzino la piena libertà e pluralità della cultura cinematografica, per garantire alle sale, a tutte le sale, una ripresa sostenibile e progettare un futuro del cinema plurale, sostenibile, equo». «Siamo disponibili ad adattarci e a collaborare – si legge nella lettera – alle decisioni che verranno adottate a tutela della salute di tutti,che siano compatibili con il nostro lavoro. Non vediamo l’ora – dicono gli esercenti – di poterci confrontare con indicazioni chiare, efficaci, operative e assumerci le nostre responsabilità così come lo faranno molti altri esercenti in altri campi. Chiediamo che si tenga conto, nel redigere nuove regole di socialità comune, dell’estrema varietà delle strutture architettoniche e delle tante modalità organizzative e societarie, per fare in modo di trovare linee guida comuni che non vadano a creare discriminazioni, verificando l’effettiva sostenibilità delle normative tese a tutelare la salute pubblica».

LE IDEE PER L’ESTATE DELLA «SAGRA DEL CINEMA»

Le richieste Per i firmatari bisogna quindi allontanare «un’informazione parziale e sbilanciata sui grandi numeri e sui grandi gruppi» e invece «avviare una riflessione più condivisa e maggiormente approfondita, che tenga conto delle nostre realtà diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale». «Ci sembra importante – evidenziano ancora – che tutte le proposte e i provvedimenti tesi a traghettare il settore verso un futuro di vera ripresa tengano conto dell’importanza della sala e in particolare di quella miriade di sale di quartiere e di paese, in particolare quelle indipendenti, che hanno un ruolo chiave nella pluralità e varietà della proposta e nel legame col territorio, svolgendo un prezioso lavoro culturale e sociale». Il comparto delle sale cinematografiche «deve garantire una sufficiente pluralità di offerta e di sguardi» e chiede anche che il cosiddetto «diritto theatrical» sia protetto permettendo così ai cinema di poter programmare anche film più vecchi all’interno di omaggi, retrospettive, cineforum. Chiedono, inoltre, che i film prodotti per le piattaforme streaming o la televisione che sono stati distribuiti anche nei cinema rimangano proiettabili in sala nel tempo. Rivendicano, infine, un mutamento di rotta rispetto al passato, chiedendo «di liberare finalmente le potenzialità di una fetta di mercato che risente di condizioni inique incancrenitesi negli anni». La lettera è pubblicata integralmente all’indirizzo web www.lasci.cloud, dove chi vorrà potrà anche sottoscriverla.

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