mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 08:29

Le classi dirigenti in Umbria, la loro storia racchiusa in un 800 pagine

A.Stramaccioni e C.Marini

di M.Alessia Manti

Una ventina di storie che ne raccontano una, dalle Università ai partiti politici, dalla cultura ai mass-media e al ruolo della Massoneria. Si può sintetizzare così «Storia delle classi dirigenti in Italia. L’Umbria dal 1861 al 1992» il nuovo libro di Alberto Stramaccioni, uscito per Edimond e che è stato presentato alla stampa a Palazzo Gallenga. La storia della classe dirigente in Umbria dall’Unità d’Italia alla fine della Prima Repubblica raccontata in 800 pagine, con 300 schede bibliografiche e chiamando all’appello 4000 nomi. Un lavoro dettagliato e completo che contribuisce a definire l’identità della regione e delle classi dirigenti che hanno operato in Umbria. Alla conferenza hanno preso parte oltre all’autore, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, il pro rettore vicario Giovanni Paciullo e Mario Tosti, preside dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea.

Il libro si compone di tre parti in fasce temporali, 1861-1922, 1922-1948 e 1948-1992, anni che coincidono con le varie fasi della storia politica regionale e nazionale e con quella della classe dirigente umbra. Un’analisi storiografica di una regione, l’Umbria, e che attraverso lo studio delle sue classi dirigenti, ai mutamenti economici e sociali, ha cambiato volto nel corso dei decenni. Un testo che è il coronamento di un lavoro che dura da anni e che riporta una sequela di fatti supportati da una biografia specifica che ne fa un testo monumentale. «Il tema delle classi dirigenti – ha detto Stramaccioni – va approfondito. Capita spesso che le stesse non abbiano consapevolezza del loro ruolo, dimenticando che hanno contribuito e contribuiscono ancora oggi alla crescita della comunità e della nostra regione».

Non solo politici «E’ un lavoro che ci offre un’idea chiara della classe dirigente nella società complessa – ha detto Catiuscia Marini – che è fatta di figure importanti, non solo politici ma anche manager e imprenditori che hanno dato vita al processo di industrializzazione della regione».

Puntare sulla formazione Il libro che si chiude nel 92 racconta inoltre come in Umbria – come in altre regioni d’Italia – la sfera del l’istruzione non sia stata capace di formare una classe dirigente di cui fa parte anche la società civile. Ne viene fuori una realtà regionale policentrica composta da molte realtà territoriali che resistono, a volte ,alla possibilità di costruire un’idea unitaria anche in relazione alla sua collocazione nazionale.

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