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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 17:43

Lavorare nella cultura: da qui al 2026 servono 100 mila occupati. «C’è carenza»

©Fabrizio Troccoli

A fare due conti da qui al 2026, in Italia, dovrebbero essere assunti circa 100 mila lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo. Per la precisione 97.700. E’ quanto anticipato da Unioncamere-Anpal, attraverso il sistema informativo Excelsior che mette insieme le figure richieste sia nel settore pubblico che in quello delle imprese private. Ad esempio nel mondo della cultura e dei beni culturali, se si guarda il comparto pubblico, 4 dipendenti su 5 hanno più di 50 anni al ministero della Cultura. Si richiederà quindi un ricambio generazionale. Sorprende ai più anche la quota di quelli che vengono definiti lavori con importanti percentuali di irreperibilità.

Profili più richiesti Partiamo dai profili più ricercati che sono architetti, urbanisti ed esperti del recupero e della conservazione del territorio: fino al 2026 sono previsti 18.600 nuove assunzioni. Quanto a specialisti in discipline artistico espressive, in Italia se ne prevedono 17.700 nello stesso arco temporale, mentre per quanto riguarda artigiani e operai dell’artigianato artistico e dello spettacolo, se ne attendono 7.600, in fine professioni qualificate nei settori ricreativi e culturali 3.700.

Gli introvabili Passiamo ora agli ‘introvabili’ ovvero alle alte percentuali di irreperibilità. Manca il 46,8% di tecnici del marketing del settore storico museale, il 30% di grafici pubblicitari che occorrono, stessa percentuale per gli allestitori di scena , il 20% di archivisti, bibliotecari, conservatori di musei. Sull’intrattenimento invece mancano il 71,3% degli intrattenitori che servono, come il 48,9% dei tecnici del marketing di questo settore e il 45,8% dei compositori, musicisti e cantanti che il mercato del lavoro richiederà.

Formazione e lavoro Questi numeri devono fare i conti con quelli di significato diametralmente opposto, che cioè dicono come in Italia nelle discipline ‘humanitas’ arrivino, a un titolo di studio, 80mila giovani ma, ne vengono assunti solo 30 mila. Parte della sriduzione del gap, passerebbe dall’incontro tra mondo della formazione e quello delle opportunità di lavoro. Ma anche spingere sulla leva dell’innovazione. Le figure richieste infatti, necessitano di essere aggiornate professionalmente, molto abili dal punto di vista tecnologico e dotate di certificazioni che ne attestino le competenze acquisite.

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