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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 11:56

‘L’asino che vola’: a Terni il leader politico africano che lotta contro la schiavitù

Il 15 settembre all’anfiteatro il docufilm di Marco Piantoni: la vera storia di Biram Dah Abeid, ‘il Mandela della Mauritania’

di Maria Sole Giardini

Esiste in Africa occidentale un leader e attivista politico definito ‘il Mandela della Mauritania’ che sta lottando contro la piaga ancora presente della schiavitù. Lui è Biram Dah Abeid e a raccontare la sua storia in un film documentario dal titolo ‘L’asino che vola’ è stato il ternano Marco Piantoni. La proiezione avverrà domani 15 settembre all’anfiteatro romano di Terni alle 20:30, costo del biglietto 5 euro. Prevendita presso il circuito Vivaticket. Alla fine della proiezione Biram salirà sul palco per un breve intervento.

L’asino che vola ‘L’asino che vola’ è il titolo del documentario girato da Marco Piantoni che racconta, attraverso la storia del candidato polito mauritano Biram Dah Abeid, le elezioni presidenziali svolte in mauritania nel giugno 2019.«Ho deciso questo titolo perché è la risposta che si dà a qualcosa che sembra impossibile- ha raccontato Piantoni a Umbria24 –. Così come sembrava impossibile la missione di Biram. Abolire in Africa qualcosa di così radicato come la schiavitù? Vincere le elezioni? Tutte cose impensabili. Ma d’altronde se una cosa prima non la immagini nemmeno puoi realizzarla. Poi ho scelto l’asino anche perché in Mauritania ci sono tantissimi di questi animali che portano acqua potabile ai villaggi lontani e di fatto sono importanti per quel paese».

Biram Dah Abeid «Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri». Così recitava il politico e attivista Nelson Mandela. A raccogliere il testimone di questo leader carismatico c’è ora Biram Dah Abeid. Nel 2008 ha fondato la rinascita del movimento abolizionista (Ira-Mauritania), che si definisce ‘organizzazione di lotta popolare’, di cui è presidente. La sua missione è rendere gli schiavi che ad oggi sono isolati da analfabetismo, povertà e mancanza di assistenza, consapevoli della possibilità di una vita libera. Biram ritiene che gli schiavi sono legati ai loro padroni, non solo dalla tradizione e dalle necessità economiche, ma anche da ‘una errata interpretazione dell’Islam’, che insegna che la schiavitù non è illegale, ma un diritto religioso. L’11 novembre 2014  è stato arrestato dalla polizia governativa insieme ad altri attivisti del gruppo, senza un’accusa specifica e per giorni di loro non si sono avute notizie certe. Prima di allora fù arrestato nel 2010 quando circa 80 dei suoi attivisti irruppero nella casa di un proprietario di due schiave, chiedendo che il proprietario fosse incarcerato. Abeid disse alla polizia: «non ce ne andremo fino a che non saranno liberate le ragazze e messi questi criminali in prigione». La sua attuale condizione di prigioniero di coscienza è stata denunciata anche da Amnesty International. In Italia è stato soprannominato “il Mandela della Mauritania”. Biram Dah Abeid è un discendente di uno schiavo. Suo padre è stato liberato dal maestro di sua nonna e lui è nato libero. Nel dicembre 2013 ha ricevuto il Premio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Federazione Italiana diritti umani Marco Piantoni, classe 1987,una laurea magistrale in economia, attivista per i diritti umani e socio fondatore del comitato Fidu di Terni, ha deciso di girare il documentario dopo essersi unito alla Fidu nazionale (Federazione Italiana diritti umani). Federazione di cui è ad oggi presidente Antonio Stango, anche lui presente mercoledì sera all’anfiteatro, dove terrà un breve dibattito introduttivo prima della proiezione. «Ho conosciuto Biram in un congresso e mi ha colpito tantissimo – Racconta Marco -. In una situazione dove tutti parlavano di politica ed elezioni lui era una voce fori dal coro che lottava per i più deboli. Era stato in prigione, aveva bruciato pagine del corano e per questo condannato a morte e poi salvato dall’Onu. Tutte queste lotte mi hanno fatto capire che era una persona a cui dare voce e spinto a seguirlo durante la sua campagna elettorale. L’ho seguito durante i suoi viaggi, rischiando il di essere espulso dal paese, o di non uscirne più, una esperienza forte a livello umano ed emotivo per me. Sono arrivato a fargli l’intervista che vedrete nel documentario a pochi giorni dal risultato delle elezioni nel 2019. Una intervista che non lascia indifferenti ma per sapere il perché dovete venirla a vedere». Il documentario è stato già presentato alla camera dei deputati e vinto anche importanti riconoscimenti come il ‘Public award come best documentary short al river film festival di Padova’.

I diritti umani a Terni Il docufilm è destinato a riscuotere grande interesse per i diritti umani che hanno già manifestato i ternani che lo hanno creato e sono: Lorenzo Bernardini, Alessandro Deflorio, Simone Piantoni, Marco Testa e Claudio Gabriele. L’appuntamento è per mercoledì 15 settembre alle 20.30 all’anfiteatro. Oltre a Biram, la serata prevede l’intervento di altri ospiti tra i quali il politologo italiano e presidente della Fidu Antonio Stango, il presidente della sezione Italia di Ira Mauritania Yacoub Diarra ed il presidente del comitato romano della Fidu Alessandro Gioia. Il dibattito, al termine della proiezione, sarà coordinato dal rappresentante del collettivo ‘Catena’, Matteo Paloni.

 

 

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