mercoledì 20 marzo - Aggiornato alle 08:22

L’anno d’oro del Polo museale dell’Umbria: i Musei di Perugia, Orvieto e Spoleto fanno il pieno

Significativo incremento del numero dei visitatori nei principali siti del Polo. Più che raddoppiati quelli a Palazzo Ducale di Gubbio

Una delle sale del museo Archeologico dell'Umbria

di Danilo Nardoni

Gli ultimi dati in Umbria in merito al turismo e al valore aggiunto generato dalla cultura in generale in questo ultimo periodo di bilanci avevano già fatto tirare un sospiro di sollievo. Ora arrivano buone notizie, nel dettaglio delle presenze per il 2018, anche dal fronte del Polo museale dell’Umbria. In particolare nei Musei archeologici nazionali dell’Umbria e di Orvieto c’è stato un significativo incremento del numero dei visitatori. Il 2018 è stato un anno d’oro in particolare per Palazzo Ducale di Gubbio. Più che raddoppiati – si legge in una nota del Polo museale – i visitatori rispetto al 2017. In particolare poi sono stati finora oltre duemila i visitatori al Manu solo per l’ultima iniziativa ‘Wunderkammer’: domenica 13 gennaio la mostra si chiuderà con la performance finale ‘Dall’altra parte del mondo’. Anche per i tre siti museali spoletini dati incoraggianti.

Cultura e turismo Il 2018 a quanto pare rappresenta, a detta delle istituzioni che ne devono certificare i numeri, il miglior risultato degli ultimi anni per presenze turistiche in Umbria. Nei primi undici mesi è stata superata la soglia di 6 milioni di presenze. Una cifra che crescerà ulteriormente viste le rilevazioni del mese di dicembre che già testimoniano un andamento positivo. È stato dunque un 2018 da record quello che la regione può registrare in termini di flussi turistici “ed il positivo riscontro delle presenze turistiche durante le ultime festività ci dimostrano – commenta l’assessore al turismo della Regione Umbria Fabio Paparelli – che siamo tornati ad essere tra le mete più apprezzate d’Italia, consegnando ormai al passato le criticità dovute al sisma”. Dati che confermano quindi che con la cultura si “mangia” eccome. Un miliardo di valore aggiunto e 22 mila occupati con un ritorno di 309 milioni dai turisti, stando alle ultime cifre umbre. Oltre mezzo milione di euro nelle casse dei musei, oltre 11 milioni per gli spettacoli dal vivo (tra teatro, musica e danza), altrettanto per il cinema. È il volume di affari che genera in Umbria la cultura in un anno secondo l’ultimo report dell’Istat, che rivela un settore vivo e in crescita.

Musei archeologici In questo quadro quindi arrivano ora anche belle notizie da parte del Polo museale dell’Umbria. Rispetto al 2017 il Museo archeologico nazionale dell’Umbria a Perugia ha incrementato il numero dei visitatori del 12,3% mentre quello di Orvieto del 7,5%. Rispetto a due anni fa il Museo archeologico nazionale dell’Umbria ha avuto un aumento del 29% mentre quello di Orvieto del 44%. I dati ufficiali parlano chiaro. Nel 2017 i visitatori al MANU erano stati 21.621 mentre nel 2018 sono stati 24.011. Al museo archeologico che ha sede ad Orvieto nel 2017 erano stati 21.015 mentre nel 2018 sono stati 22.621. Merito del successo – spiegano dal Polo – va attribuito senz’altro alla collaborazione del personale e soprattutto agli sforzi compiuti dalla direttrice Luana Cenciaioli per riuscire ad assicurare, nonostante il budget limitato a disposizione, iniziative di sicuro pregio e attrazione che hanno incontrato il favore del pubblico.

Collaborazioni Ma non solo. Il Polo considera anche il fattivo rapporto instauratosi con altre istituzioni nazionali e internazionali. A questo proposito, vanno ricordate la partecipazione all’esposizione di rilevanza europea ‘Il luogo celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto’ allestita in Lussemburgo al Musée national d’histoire et d’art con ben 1300 pezzi provenienti dagli scavi orvietani di Campo della Fiera (con circa 20mila presenze, si è consentita una maggiore conoscenza dell’antico ‘Fanum Voltumnae’), a quella dedicata agli Etruschi e agli antichi popoli italici al museo di Karlruhe, in Germania, a ‘Il viaggio della chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo’ allestita al Civico museo archeologico di Milano, ad ‘Animal-Shaped Vessels from the Ancient World: Feasting with Gods, Heroes, and Kings’ svoltasi all’Harvard Art Museum statunitense.

Mostre e ‘seduzioni’ Non si può poi tralasciare la mostra ‘Alla ricerca dell’arte perduta’ realizzata al MANU con materiali archeologici recuperati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Perugia, che ha ricevuto anche l’attenzione, con un bel servizio, della nota rivista di settore Archeo. E, ancora, bisogna menzionare la mostra ‘Seduzioni d’Egitto’ con preziosi reperti egizi appartenenti alle collezioni Guardabassi e Bellucci, l’inaugurazione del lapidario con più di quaranta iscrizioni latine diverse delle quali esposte per la prima volta, la realizzazione di ‘Mi Rasna, Io sono etrusco’, videogioco ideato per avvicinare i più giovani alla storia del popolo etrusco, nonché la nuova sistemazione della collezione Bellucci. Per quanto riguarda Orvieto meritano particolare attenzione la mostra ‘Magnifica Graeca, capolavori greci dai magazzini dei musei dell’Umbria’, il progetto di valorizzazione degli affreschi (ricostruiti al Museo archeologico nazionale) delle tombe Golini nonché la predisposizione di una apposita sala con reperti, in terracotta e bronzi, provenienti dagli scavi di Campo della Fiera. A questo proposito, è stata annunciata per la primavera 2019 ad Orvieto una mostra di risonanza internazionale organizzata da Polo museale dell’Umbria, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e Comune di Orvieto.

Stanza delle meraviglie Domenica 13 gennaio, con ‘Dall’altra parte del mondo’, performance di Emanuela Filippelli adattata dall’omonimo spettacolo di Artniveau tratto dal libro delle Grimm Twins, in programma alle ore 18 al Museo archeologico nazionale dell’Umbria (p.zza Giordano Bruno, Perugia), si concluderà ‘Wunderkammer. Viaggio intorno alla stanza delle meraviglie’, mostra che, in poco più di un mese, ha avuto oltre duemila visitatori. Organizzata da Barbara Lachi e Ayumi Makita (Grimm Twins) con il patrocinio del Polo museale dell’Umbria, del Comune, del MANU, del Museo del Capitolo e il contributo del Goethe Institut e dell’Istituto tedesco, prendendo spunto dalle figure di Mariano Guardabassi, Wolfgang Helbig, Wilhelm Henzen, l’esposizione ha voluto raccontare emozioni scaturite dalla Collezione Guardabassi ospitata al Museo archeologico nazionale dell’Umbria.

Palazzo Ducale Gubbio Passione, professionalità, competenza, scelte attenta e oculata delle esposizioni, capacità di sviluppare sinergie con altre istituzionali. Sono questi gli elementi che il Polo museale dell’Umbria ci tiene ad evidenziare e a mettere alla base dell’aumento straordinario di visitatori (100,7% in più rispetto al 2017) registrato lo scorso anno a Palazzo Ducale di Gubbio. Si è passati, per l’esattezza, da un totale di 19.552 nel 2017 ad uno di 39.177 nel 2018. “Un successo che premia l’intenso lavoro svolto dalla direttrice Paola Mercurelli Salari e da tutto il personale che l’ha affiancata” spiegano dal Polo.

Mostre Un considerevole incremento dovuto, oltre che alla bellezza della struttura, sicuramente anche alle mostre di grande risonanza che sono state allestite. Il 2018 si era aperto con due esposizioni: ‘Lightquake, Spoleto-Gubbio Light Art’ un approfondimento sui linguaggi contemporanei e ‘Giuseppe Magni e la maiolica italiana dello Storicismo’, una eccezionale selezione di ceramiche curata da Ettore Sannipoli e realizzata con l’apporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugina e del Maggio Eugubino. In primavera, poi, la presentazione e l’esposizione permanente delle otto tavolette di Taddeo di Bartolo acquistate dallo Stato per il Palazzo, ha favorito l’incremento di pubblico, anche di quello locale desideroso di conoscere parte di complesso polittico smembrato e disperso sul mercato antiquario nel corso del XIX secolo.

Ribalta internazionale Ma è con ‘Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi’, inserita tra gli eventi dell’Anno Europeo della Cultura, che Palazzo Ducale è salito alla ribalta internazionale. La mostra, promossa dal Comune e dalla Diocesi di Gubbio e dal Polo Museale dell’Umbria, ha richiamato oltre 27.000 visitatori, suscitando l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori, con oltre cinquecento passaggi tra stampa e media. L’enorme lavoro è stato premiato con un contributo di 17.991 euro da parte del MiBAC per le iniziative legate all’Anno Europeo del Patrimonio: un riconoscimento che premia prima di tutto il saper lavorare in squadra per il bene comune. Infine l’anno si è chiuso con due mostre, la personale del fotografo Sanio Panfili che ha raccontano gli ultimi dieci anni di spettacoli di danza dal cartellone del Teatro Stabile dell’Umbria, e la decima edizione di ‘Viaggiatori sulla Flaminia’, aperta fino al 7 aprile 2019, con opere di numerosi artisti di fama internazionale (basti citare, tra i tanti, Alighiero Boetti, Joseph Beuys, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Luca Patella, Giulio Paolini), che unisce in un unico itinerario la Rocca Albornoz di Spoleto, il Tempietto sul Clitunno e il Palazzo Ducale di Gubbio. Viva soddisfazione è stata espressa da Paola Mercurelli Salari secondo cui sono stati premiati il lavoro collettivo svolto finora e la volontà di uscire da una concezione statica di museo come luogo chiuso, autoreferenziale e autocontemplativo. “Stiamo lavorando – ha affermato – per far sì che a Palazzo Ducale si realizzi una nuova concezione museale tramite interazioni fra differenti discipline, il dialogo con nuove tecnologie e allestimenti che coinvolgano i visitatori rendendoli fruitori attivi e non più semplici spettatori”.

Calendario da tavolo Anche quest’anno, com’è ormai tradizione, il Polo museale dell’Umbria ha realizzato un calendario da tavolo, a cura di Marco Saioni su progetto grafico dello studio Fabbri di Perugia e con elaborazioni grafiche delle immagini di Valentino Pescari. In copertina c’è una statuetta egizia (shabti del faraone Seti I Menmaatra) conservata al MANU ed esposta lo scorso anno nel corso della mostra ‘Seduzioni d’Egitto’ (la si ritrova anche nel mese di aprile). Il mese di gennaio è introdotto dall’immagine di una statuetta policroma del IV sec. a.C. seguita da: un’installazione luminosa di Carlo Dell’Amico al Tempietto sul Clitunno (febbraio); una testa femminile in terracotta del IV sec. a.C. (marzo); Carsulae di notte (maggio); la Rocca albornoziana di Spoleto; la mostra L’arte umbra tra Medioevo e Rinascimento (luglio) e Le lieu céleste. Les Etrusques et leurs dieux. Le sanctuaire fédéral d’Orvieto (agosto); un particolare del Salone d’onore di Villa del Colle del Cardinale (settembre); un’anfora a figure nere del VI sec. a.C. conservata al Museo archeologico nazionale di Orvieto (ottobre); una testa in bronzo da Campo della Fiera, risalente al 490-480 a.C. sempre custodita ad Orvieto (novembre); una terracotta architettonica del II sec. a. C. all’Antiquarium di Gubbio (dicembre). Molto apprezzato e ricercato non solo da appassionati e cultori d’arte, il calendario costituisce un’occasione in più per divulgare il patrimonio archeologico e artistico della regione.

Musei spoletini del Polo Significativo aumento di visitatori anche per i tre siti museali spoletini che fanno parte del Polo museale dell’Umbria (Museo archeologico nazionale e Teatro romano, Museo nazionale del Ducato – Rocca Albornoz e Tempietto sul Clitunno). Nel 2018 il Museo archeologico nazionale e Teatro romano, diretto da Fabio Pagano, è passato da un totale di 32.092 nel 2017 a 37.750 nel 2018, 5.658 visitatori in più con una percentuale di +17,63%. Boom di presenze al Museo nazionale del Ducato di Spoleto-Rocca Albornoz, diretto da Paola Mercurelli Salari: da 36.674 nel 2017 a 48.079 nel 2018, ben 11.405 in più con una percentuale di +31,10%. Al Tempietto sul Clitunno, diretto sempre da Paola Mercurelli Salari, i visitatori sono infine cresciuti da 6952 nel 2017 a 8313 nel 2018, registrando un aumento di 1361 unità e una percentuale di +19,58. La ricetta del successo – sottolineano dal Polo – va ricercata nei criteri che hanno ispirato e ispirano la conduzione dei musei, nella capacità di ascoltare e interpretare le esigenze della gente anche con la creazione di adeguati servizi, nell’impegno a calare sempre di più le istituzioni nel cuore della città. Il neodirettore Pagano del Museo archeologico nazionale si è subito premurato di realizzare una nursery per facilitare la permanenza delle giovani famiglie ed ha avviato laboratori per non vedenti e disabili e promosso conferenze e visite guidate per rendere più accattivante e stimolante l’incontro con il remoto passato. Il Museo archeologico nazionale e Teatro romano di Spoleto si presenta oggi come un cantiere aperto. Fervono le attività per ripristinare la normale funzione degli spazi sanando le ferite inferte dal terremoto. Si avviano lavori per il miglioramento della struttura con la creazione di nuovi servizi. Si progettano iniziative ed eventi per rendere sempre di più il museo luogo d’incontro e occasione di crescita della comunità locale e strumento di promozione del territorio spoletino. La direttrice Mercurelli Salari del Museo nazionale del Ducato-Rocca Albornoz, dal canto suo, è stata nondimeno particolarmente attenta a valorizzare scambi e condivisioni con analoghe realtà nazionali e a mettere in relazione il patrimonio artistico della Rocca con le ultime tendenze. Al successo di pubblico del Museo nazionale del Ducato hanno contribuito il progetto “Lightquake, Spoleto-Gubbio” un itinerario di black e light art articolato tra la Rocca Albornoz, il Tempietto sul Clitunno e il Palazzo Ducale di Gubbio, la mostra “Capolavori del Trecento”, evento clou dell’estate spoletina, e il percorso proposto nella decima edizione di “Viaggiatori sulla Flaminia: Alfabeti”, una riflessione sul segno grafico affidata a importanti maestri contemporanei che lega ancora la Rocca, al Tempietto e al Ducale di Gubbio e sarà fruibile fino al 7 aprile 2019. A Spoleto e Campello il 2018 si è concluso con l’inaugurazione di “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” (aperta fino al 20 luglio prossimo), una piccola mostra inserita nel progetto “Longobardi in vetrina” diffuso sul territorio nazionale nei luoghi del sito seriale Unesco Italia Langobardorum. All’importante incremento hanno contribuito anche le attività ordinarie: conferenze, concerti, spettacoli teatrali, alcuni dei quali realizzati in sinergia con il concessionario Sistema Museo. E i consensi da parte del pubblico non hanno tardato ad arrivare.

 

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