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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 16:43

‘La pace al tramonto’ dell’occidente: lo spettacolo teatrale ci fa tornare in marcia con Aldo Capitini

In epoca di guerre le istanze ‘compresenti’ e ancora attuali di Capitini tornano a parlare grazie al testo di Mariuccini e alla regia di Bolo Rossini. Tra i protagonisti il ‘sofista’ Nanni Moretti

La pace al tramonto

di Danilo Nardoni

Italia, tornerai a marciare? Si conclude con un interrogativo che Aldo Capitini, interpretato dal regista-attore Francesco Bolo Rossini, rivolge alla giornalista-conduttrice, con un nome quindi inequivocabile, del talk show televisivo che porta in onda una sorta di processo al pacifismo. Quel pacifismo che è un tratto irrinunciabile del pensiero, filosofico e non solo, e che in Umbria ha da sempre la sua casa. E in Capitini il suo alfiere. Per questo è importante non far morire il suo pensiero, quello della non violenza, soprattutto oggi in un contesto in cui la violenza sembra l’unica risposta ad altra violenza. Poco più di un’ora di spettacolo intenso e ricco di colpi di scena, che soprattutto va dritto nell’intento di far riflettere. La nuova produzione teatrale “La pace al tramonto” ha debuttato, con due giorni di repliche per una preview riservata alle autorità e alla stampa (17 e 18 gennaio) a Perugia nella Sala dell’Orologio, all’interno della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Tramonto dell’occidente Scelta del luogo non casuale e suggestiva, visto che lo spazio oggi inserito all’interno del percorso museale un tempo fu residenza giovanile di Aldo Capitini, luogo di incontro e riflessione tra intellettuali e pacifisti, da cui vedeva Assisi e da cui immaginò proprio il tracciato della Marcia della Pace. Uno spettacolo quindi per rendere omaggio al grande filosofo, figura di spicco nella storia della libertà individuale e di uguaglianza, della non violenza, di spazi aperti alla libera partecipazione dei cittadini e promotore della Marcia. ‘La Pace al tramonto’, scritto con maestria da Nicola Mariuccini, vede la presenza di protagonisti in studio e in collegamento video che mandano in scena un rinnovato “Tramonto dell’occidente”, in cui si vedono incrinati i principi narrativi della supremazia atlantica, ormai incapace di coniugare prosperità e libertà a partire anche dal proprio campo e di contrastare l’ascesa di un oriente degli ultimi di tutto il mondo. La regia di Bolo Rossini guida lo spettatore attraverso le suggestioni dell’intellettuale perugino, cercando di immaginare cosa potrebbe accadere se, in questa epoca di conflitti e guerre, le istanze più visionarie e perciò più mature di Capitini tornassero a parlare attraverso le fattezze e l’animo di un uomo semplice.

La storia Durante una seduta di pulizie nei locali della Galleria Nazionale di Perugia, Aldo, un addetto, ritrova nella sala dell’orologio gli occhiali che furono del grande filosofo della nonviolenza Capitini. Aldo è nato il giorno della morte di Capitini e per uno strano fenomeno, indossati gli occhiali, si ritrova a
partecipare ad un talk show sulla guerra, in qualità di rappresentante del disagio dei salariati, in una
dimensione temporale distopica. Per motivi incomprensibili anche alla conduttrice e agli stessi ospiti del talk show “Time insider” Aldo parla insieme al compresente Capitini. Non una reincarnazione, né tantomeno una possessione ma una “compresenza dei morti e dei viventi”. Il testo cerca di riportare il pensiero nonviolento di Capitini nella sua dimensione propria, quella del contraddittorio, espressa nei numerosi dialoghi con i grandi pensatori del suo tempo. Certamente filosofica e alta ma accesa e appassionata. Molto politica.

Compresenza Bravi pure tutti gli altri protagonisti: Caterina Fiocchetti, Maurizio Modesti, Olga Rossi, con la partecipazione anche di Carlos Molina, Claudia Guarino, Cecilia Rossi. Ed anche la regia video a cura di Dromo Studio, con una parte non trascurabile. A colpire, sul finale, è un inaspettato collegamento “in diretta”, quello con il ‘sofista’ ospite del talk show interpretato da un magistrale Nanni Moretti. “Non è la prima volta che cerco di trasporre Aldo Capitini sulla scena teatrale – spiega nelle note di regia Bolo Rossini – e, salvo l’originale tentativo di qualche anno fa di realizzare un’opera musicale scritta dal Mº Bruno de Franceschi su libretto del poeta Francesco Trecci, opera che purtroppo non ha ancora visto alzare il sipario, mi sono quasi sempre ritrovato a declamare i versi del Colloquio Corale o a leggere qualche stralcio riguardante la nonviolenza e la marcia della Pace. E questo perché è difficilissimo, se non impossibile, inscenare la vita di Capitini secondo modalità strettamente biografiche, dal momento che è soprattutto il suo pensiero e la sua densa parola, scritta, ma anche detta, citata, e riferita, a testimoniare l’impegno della sua irriducibile vita. Stavolta quindi, in sintonia con l’autore Nicola Mariuccini, abbiamo deciso di evitare sia l’approccio documentale che quello agiografico, lasciandoci invece guidare dalle suggestioni fornite dal reale vertice poetico-filosofico di tutta la produzione capitiniana: la compresenza. Con queste premesse abbiamo cercato quindi, di immaginare cosa potrebbe accadere se, in questa epoca di conflitti e guerre, le istanze più visionarie e perciò più mature di Capitini, tornassero a parlarci attraverso le fattezze e l’animo di un uomo semplice, uno dei colpiti dal mondo a lui tanto cari, un vero persuaso che dovesse trovarsi improvvisamente a confutare la narrazione ufficiale della nostra esistenza, fatta da un sistema che ci chiede di sostenere posizioni che non ci rappresentano più. Ci siamo chiesti se, attraverso questa magia della trasformazione della realtà, si potesse davvero arrivare toccare la vertiginosa e misterica compresenza”.

Atto di teatro È nato così, pertanto, “La Pace al Tramonto”, come uno spettacolo da camera abitato da interpreti in carne e ossa o in collegamento video, che impiega differenti prospettive temporali – quasi sempre in contraddizione tra loro – e almeno tre o quattro tipi di linguaggio (compreso quello dei segni) e che, nonostante la veste da talk show e l’ambientazione da studio televisivo, resta innanzitutto atto di teatro ed è perciò rivolto all’unico destinatario possibile: il pubblico compresente. Lo spettacolo – una produzione de La MaMa Umbria International di Spoleto e reso possibile grazie al sostegno della Regione Umbria tramite i fondi “POR FESR Umbria 2014-2020 – Az. 3.2.1 – Piano di Sviluppo e Coesione FSC dl. N. 34 2019” – ora verrà riproposto, in replica, in diverse città dell’Umbria a partire dal 30 gennaio (ore 21 presso il CERP – Centro espositivo della Rocca Paolina della Provincia di Perugia) e successivamente a Spoleto in data ancora da definire.

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