venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 00:48

La maestra fascista e l’operaia anarchica, Terni si rivede a teatro nella storia di due donne

Silvia Imperi racconta ‘Di Seta e di Juta’ messo in scena al Caos: «La città può rinascere stando insieme e con la cultura»

Silvia Imperi autrice Di seta e di juta

di Sebastiano Pasero

Terni alla ricerca della fiducia perduta. E c’è chi l’ha trovata raccontando le storie di due donne dei primi del ‘900: Alma Gorreta e Carlotta Orientale. La prima fa la maestra, la seconda l’operaia allo jutificio Centurini; una, alla vigilia della 1° Guerra mondiale, interventista, l’altra neutralista; una che aderisce al Fascismo, la seconda anarchica da sempre. «Entrambe mosse da ideali, seppure molto diversi tra di loro, entrambe, soprattutto, mosse dalla fiducia. Fiducia che Terni, la loro vita, il Mondo, potessero cambiare, che pure in un presente di pochi diritti, tantissime difficoltà, il domani sarebbe stato migliore. Fiducia che la loro condizione di donne comunque subalterne potesse essere presto diversa. Il contrario di oggi: molte conquiste acquisite, pochissima fiducia in noi stessi, nella nostra città, nel Paese». A parlare è una giovane drammaturga ternana. E le storie di donne diventano tre: Alma Gorreta (classe 1880), Carlotta Orientale (1893), Silvia Imperi (1985).

Grazie a Terni Silvia Imperi la fiducia l’ha trovata raccontando le storie di due donne così lontane nel tempo: «Volevo mettere in scena queste vite parallele e ci sono riuscita, in questo periodo di feste, abbiamo dato, al Caos, la prima. Di Seta e di Juta è uno spettacolo che è stato possibile grazie a quello che Terni mi ha saputo dare: l’aiuto che ho trovato nella professoressa Carla Arconte, che su Carlotta Orientale aveva scritto molto e che pure si è messa a lavorare gomito a gomito con me, con una ragazza; l’aiuto della Compagnia Artò fatta da attori professionisti, Cecilia di Giuli, Maria Scorza, Simone Càstano, che lavorano in tutta Italia; l’aiuto dei tanti che hanno creduto in questo progetto. Terni è una città ricca di persone che hanno da dire e voglia di dare, magari vanno messe insieme. Terni è la città che mi dà da vivere seguendo le mie inclinazioni: qui sono entrata nella scuola di Gastone Moschin, qui insegno pedagogia teatrale ai bambini e sono grata alla scuola che me ne ha dato la possibilità”.

Storie di donne Le storie di Alma Gorreta e Carlotta Orientale, le tavole del palco le reggono alla grande. Storie intense, ricche, possibili, forse, solo in epoche storiche di grandi cambiamenti: «Un altro elemento che unisce queste donne è la loro ricerca di indipendenza, di libertà, di non sentirsi seconde a nessun uomo, anzi di avere consapevolezza della loro energia e che questa possa andare ad incidere sulla città, sugli uomini che le sono vicine. La loro forza è tale che hanno la capacità comunque di mantenere sempre e comunque una loro rotta». Alma Gorreta pensa che il Fascismo possa fare l’Italia, si lega sentimentalmente ad Elia Rossi Passavanti, il podestà eretico, che entrerà addirittura nella Resistenza, ma che ancora prima si scontrerà con il potere, oggi come allora, immenso della Società Terni, fino a dimettersi da potestà nel 1927. Lei viene trasferita nel Nord Italia. La via dell’esilio è già stata conosciuta dalla operaia e sindacalista Carlotta Orientale, protagonista della Settimana Rossa che precede l’avvento del Fascismo. In Francia diventerà la compagna dell’anarchico internazionale Ennio Mattias.

Serve una nuova identità Terni con un secolo di più sulle spalle: «Non possiamo certo paragonare i cambiamenti, anzi gli stravolgimenti di quel periodo, ma anche ora Terni è alla ricerca di una nuova identità. La città totalmente identificata con la Fabbrica si sta esaurendo, forse già non esiste più, occorre costruire una nuova identità, ecco questa è un’opportunità che la mia generazione dovrebbe cogliere, costruire una nuova Terni è possibile, bisognerebbe essere meno spaventati, soprattutto nei confronti della burocrazia, bisognerebbe avere voglia di stare insieme, trovare la fiducia che Alma e Carlotta avevano, perché credevano in qualcosa ma credevano soprattutto in se stesse».

Rinascere con la cultura Ma come potrebbe essere il vestito e la sostanza della nuova Terni: «La creatività culturale è già una risorsa per questa città così piena di associazioni, progetti, intelligenze. Il Verdi chiuso, i teatri del Cmm inutilizzati, gli studios di Papigno bloccati, non aiutano, perché se è pur vero che ogni luogo è occasione di Teatro, i contenitori servono, attraggono, uniscono. La Valnerina è un’area piena di bellezza, ambientale e architettonica, un’area che può dare molto, così come un elemento innovativo è l’artigianato diffuso, puntando sulla qualità». Terni la città della fascista allontanata dallo stesso Regime, della sindacalista esiliata dalla fabbrica, della drammaturga senza teatro. Terni la città delle contraddizioni, che quantomeno ha forza e voglia di conoscere il suo passato e di provare a progettare un futuro.

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