giovedì 19 aprile - Aggiornato alle 11:46

La dentista giramondo col cuore a Terni: «La mia è una città aperta, può tornare grande»

Laura Filabbi ha speso l’esistenza tra Amburgo, Brasilia e Milano: «Torno sempre, basta poco perché riacquistiamo una dimensione europea»

Laura Filabbi con la figlia Caterina

di Sebastiano Pasero

Bere il Viparo a Brasilia, mangiare il pampepato ad Amburgo, alzare la testa e pensare che Terni non è solo la città del cuore, ma anche una città che ha una dimensione e un ruolo. Una città europea, che sa reggere il confronto. «Da piccola giocavo nel praticello all’ombra del duomo di Orvieto, da grande ho girato il Mondo, ma Terni per me è stata sempre la Città. Sicuramente una città se paragonata ai borghi dell’Umbria, ma anche una città con una dimensione europea. Questo è stata Terni per tanti anni e questo può tornare ad esserlo, basta che torni ad avere consapevolezza del suo ruolo. In Brasile o in Germania con un prodotto tipico italiano, perché no ternano, non solo ti senti un po’ a casa ma ti fai anche tante belle amicizie».

Laura Filabbi, 59 anni dentista, nella sua vita ha avuto modo di confrontare Terni. La sua vita è ricca di luoghi distanti e diversi tra di loro: Amburgo, Brasilia, Milano. «Ho passato tanti anni fuori Terni, e ogni volta che sono tornata sono tornata in un luogo comodo, vivo, ricco di servizi, di persone che hanno voglia di rimboccarsi le maniche. Negli ultimi anni le cose sono cambiate, ma continuo ad essere fiduciosa, perché Terni è tante cose, ha un ruolo e una posizione uniche in Umbria. E non posso credere che la sua splendida storia del ‘900, la sua indubbia capacità attrattiva possano finire così».

La mia Terni La storia della dottoressa Filabbi è articolata, la sua narrazione ha sempre come confronto Terni: «Fino a 10 anni, con la mia famiglia di origine abbiamo abitato ad Orvieto, un paese bellissimo. Quando sono arrivata a Terni, prima in via Tiacci, poi in via Aleardi, mi sono sentita in una dimensione nuova, che comunque mi piaceva. Avevo lasciato il paese per una realtà più grande e complessa, con tante opportunità. Terni negli anni ’70 era soprattutto periferie e zone semiperiferiche, zone ben realizzate, che in particolare dal grattacielo dove abitavo io apparivano molto ordinate, ben disegnate, con il fiume che tagliava in due la città. In centro erano ancora visibili i segni dei bombardamenti, al quartiere Duomo ci andavamo molto di rado».

Città aperta «Ho fatto le magistrali e Terni l’ho vissuta come una città aperta. La sua assenza di mura mi ha fatto sempre pensare che non ci fossero recinti. Di Terni mi è sempre piaciuto il suo essere interclassista, le divisioni della provincia in questa città incentrata sul lavoro, in particolare sul lavoro della fabbrica, sono state sempre tenui. Una città aperta ai tantissimi che da tutta Italia qui sono venuti a lavorare. Io Terni me la ricorda aperta soprattutto con Roma, una città che cambiava sotto il lavoro dei grandi urbanisti e architetti che venivano dalla Capitale. E poi l’esperienza di mia madre che lavorava al Centro di Igiene mentale, dove in quegli anni ci fu una sorta di rivoluzione, proprio sotto la spinta del cambiamento romano».

Gli anni dell’università «Medicina l’ho fatta a Roma e Perugia, tornavo a Terni il sabato e la domenica, nella mia città, che offriva tante cose, dal cinema, al teatro, ai luoghi di ritrovo, tutto facile e vicino da raggiungere. No, Terni non mi è stata mai stretta. Degli anni ’80 mi ricordo la riscoperta del centro, che inizia ad essere interamente recuperato».

In giro per il mondo Nel ’95 ad Amburgo: «La mia vita è cambiata ancora quando mi sono sposata con un diplomatico brasiliano, la Germania del post muro era piena di vitalità, luogo di grande trasformazioni urbanistiche». Nel ’98 a Brasilia: «Una città costruita dal nulla, iperpianificata, a forma di aeroplano, nelle ali i quartieri residenziali, nel corpo centrale, una città piena di verde, dove gli alberi sono dei monumenti, una bella città, quella della classe dirigente brasiliana. Qui è nata mia figlia Caterina, qui essere italiani è un elemento di grande positività, il bello e il buono dell’Italia piacciono tantissimo, a Brasilia i nostri amici andavamo matti per l’amaro di Terni». «In quegli anni per me Terni è stata le porte dell’Italia, è di quegli anni ricordo di Terni che, dopo essersi riappropriata del centro storico, si riprendeva il Nera, con la Passerella di via del Cassero».

Il ritorno Nel 2017 il ritorno definitivo, dopo qualche anno a Milano: «Non è stato semplice il rientro, la terra tremava per il terremoto dell’Italia Centrale, ho trovato una città in sofferenza, poco dedita alla cura di se stessa. Un aspetto per me del tutto inedito. Ho ripreso a fare la dentista a Guardea, tutti i giorni attraverso cittadine bellissime come Amelia, ma continuo a pensare che Terni sia qualcosa di speciale, sia una città che può dare ancora tantissimo. L’Umbria è bella da visitare, ma a Terni è comodo pernottare, perché non utilizzare in questo senso tutto il patrimonio immobiliare invenduto? E poi come si fa a non creare mobilità alternativa in una città tutta in piano? Perché tante macchine quando qui le due ruote sono a casa loro?».

Fiducia Ancora tanta fiducia su Terni: «Negli anni 70 Terni me la ricordo come la città del dialogo: la politica, la fabbrica, la scuola, le associazioni di categoria tra di loro si parlavano, oggi molti soggetti sono isolati, ognuno chiuso in una autosufficienza che non porta a una nuova proposta collettiva. Sogno sempre che si possa voltare pagina, riprendere ad essere protagonisti, basterebbe un po’ di fiducia, occhi diversi: vedere l’eleganza di Terni, il suo verde esteso, le sue mura basse, l’eccellenze del suo ospedale, le tante presenze di gente che viene da fuori, perché la prima funzione di una città è quella di attrarre, di richiamare persone in quanto luogo di benessere, di servizi, di lavoro. Amburgo, Brasilia, Milano sono città soprattutto per questo. Chi vuole alzare le mura vuole solo fare di Terni un paesetto».

2 risposte a “La dentista giramondo col cuore a Terni: «La mia è una città aperta, può tornare grande»”

  1. claudio brunelli ha detto:

    Carissima dottoresss Laura,mi hai veramente commosso. Grazie

  2. Marina ha detto:

    Brava…mi piace la tua lettura positiva

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