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martedì 16 agosto - Aggiornato alle 06:17

Isuc, da venerdì stop alle attività e serrature cambiate. Duemila firme contro la chiusura

Il 31 scadono i contratti dei cinque precari. Cgil incontra Tesei e Squarta: «La decisione è politica»

La biblioteca dell'Isuc

di D.B.

Fine di 2021 amaro per i cinque lavoratori dell’Isuc, l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea che, dal 31 dicembre, «non sarà più in grado di fornire i servizi sino a ora assicurati nonostante le recenti disposizioni dell’Assemblea legislativa». I contratti dei ricercatori precari infatti scadono venerdì e, come emerso nelle scorse settimane, non saranno rinnovati. «Nessun collaboratore – spiega la segreteria dell’Isuc – sarà presente per accogliere ricercatori; leggere e rispondere alla posta elettronica; organizzare presentazioni di libri; iniziative convegnistiche e seminariali; intrattenere relazioni con i soci istituzionali e ordinari; realizzare attività editoriali e tantomeno percorsi didattici per le scuole. Anche da ciò deriva la totale impossibilità di organizzare qualsiasi attività di ricerca storica che ha caratterizzato l’Isuc nei suoi lunghi anni di vita».

Serrature cambiate Nessuno poi potrà entrare nella sede dell’Istituto di piazza IV Novembre (per la quale viene pagato un affitto alla Diocesi di Perugia) dato che sono state sostituite le serrature delle porte di accesso. Nel frattempo sono aumentate le firme in calce all’appello diffuso giorni fa da una trentina di docenti universitari. Al momento i firmatari sono oltre duemila e fra di essi ci sono intellettuali e storici come Tomaso Montanari, Luciano Canfora e Maurizio Viroli. Giovedì intanto i vertici della Cgil hanno incontrato la presidente della giunta Donatella Tesei e quello del consiglio regionale (istituzione dalla quale dipende direttamente l’Isuc) Marco Squarta. «La vicenda della chiusura dell’Isuc – hanno detto Vincenzo Sgalla e Vanda Scarpelli – è una questione politica e non può essere ridotta ad aspetti meramente tecnici. Non si può dire a parole che non è intenzione del Consiglio regionale chiudere l’istituto e poi cambiare le serrature e interrompere i rapporti di lavoro dei 5 collaboratori. Perché quei 5 lavoratori, con la loro esperienza e professionalità, sono l’Isuc».

L’incontro La Cgil ha sottolineato come la mancata riconferma dei contratti di collaborazione rappresenti una «via indiretta per chiudere l’istituto» e che laddove, come riferito nel corso dell’incontro, dovessero emergere aspetti di irregolarità amministrativa, questi non potranno ricadere in ogni caso sulle spalle di lavoratrici e lavoratori, pagati peraltro poche migliaia di euro all’anno. «Per la Cgil il nocciolo della questione è politico – hanno concluso Sgalla e Scarpelli – Di certo si possono individuare soluzioni utili a mantenere e, ancora meglio, stabilizzare, i rapporti di lavoro in essere e quindi portare avanti il prezioso lavoro di ricerca e studio che l’istituto ha svolto nel corso degli ultimi 50 anni. Aspettiamo insomma un’iniziativa concreta perché l’Isuc non chiuda».

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